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lunedì, 20 settembre 2010 | 12:28 am

Un mercoledi’ mattina, quello dell’8 settembre a Gerusalemme, con negozi e mercati piu’ affollati del solito. E’ l’ultimo giorno di preparazione prima dell’inizio, al tramonto, dell’anno ebraico 5771. Il mese ebraico di Tishri, che segna l’avvio delle principali feste ebraiche, inizia con il Rosh HaShana, che tradotto significa la “testa dell’anno”. In Israele la festa dura due giorni e anticipa di 10 lo Yom Kippur, il giorno della redenzione. Quest’anno Rosh HaShana coincide anche con la fine del mese sacro musulmano di Ramadan. Per gli ebrei religiosi l’anno deve cominciare con un pranzo o una cena, a seconda che la ricorrenza cada di pomeriggio o sera. E il mercato di Mahane Yehuda, a pochi passi dal quartiere ultra ortodosso di Meah Shearim e’ uno dei piu’ gettonati per imbandire la tavola familiare.

DEBORAH WEISSMANN – Presidente del Consiglio Internazionale di cristiani ed ebrei
Certamente non è una giornata di tristezza, e credo ciò derivi dall’idea che quando veniamo giudicati il giorno di Rosh HaShanah (che è il giorno del giudizio) confidiamo nel fatto che saremo giudicati dal giudice divino, che è anche nostro padre. E non saremo solo giudicati come servitori di Dio, ma anche come figli di Dio, e sappiamo che Dio è un Dio di compassione e carità. Entriamo con un sentimento positivo – di certo non ci pentiamo, e abbiamo molti testi che sono piu seri, piu solenni – ma credo che l’atmosfera generale di questo periodo dell’anno sia la felicità e guardare veramente verso un nuovo inizio.

Nella seconda notte del nuovo anno un frutto di stagione viene mangiato in contemporanea all’accensione delle candele sacre. Un frutto che tradizionalmente e’ una mela, accompagnata da miele e chalah, un tipico pane ebraico di Shabbat fatto con uova. Questa pasta dolce viene mangiata nell’auspicio che anche quello a venire sara’ un dolce anno. Passati questi dieci giorni di capodanno ebraico, arriva la solenne cerimonia dello Yom Kippur, il giorno della redenzione. In questo giorno di digiuno, che dura 25 ore, dal tramonto del venerdi’ a quello del sabato, l’aspetto piu’ importante e’ il perdono, che gli ebrei credenti chiedono attraverso una chiave spirituale.

DEBORAH WEISSMANN – Presidente del Consiglio Internazionale di cristiani ed ebrei
Non possiamo entrare e chiedere perdono a Dio per i peccati che abbiamo commesso tra noi stessi e Dio fino a quando non abbiano chiesto perdono per altri esseri umani contro i quali abbiamo commesso peccati, e quindi si tratta soprattutto di un periodo (e il periodo tra Rosh HaShana e Yom Kippur viene chiamato “I dieci giorni di espiazione/penitenza”) e’ il periodo in cui le persone si ritrovano e intrattengono conversazioni profonde, prendono atto dell’anno passato, e mi verrebbe da dire che è un periodo in cui dobbiamo essere aperti e non solo chiedere perdono, ma anche garantire il perdono.

E anche se tutti hanno comprato un calendario dell’anno 5771, in Israele – come in quasi tutto il resto del mondo – si segue pur sempre il calendario gregoriano. Ma e’ la sera dell’8 settembre che gli ebrei si sono detti Shana tova! Buon anno!

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