giovedì, 7 giugno 2012 | 10:37 am
Grazie a politiche ed azioni di prevenzione e cura, negli ultimi anni si è registrata una sensibile riduzione dei casi di ipovisione e cecità nel mondo, soprattutto in alcuni Paesi in via di Sviluppo. Si è infatti passati dai 314 milioni di persone non vedenti o ipovedenti stimati nel 2004 ai 285 milioni del 2010. Sono i dati emersi al Convegno internazionale di studio “La persona non vedente: Rabbunì, che io riabbia la vista”, organizzato a Roma dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari e dalla Fondazione ‘Il Buon Samaritano’, presieduti dall’arcivescovo Zygmunt Zimowski, in collaborazione con varie realtà di settore. Particolare la situazione in Vietnam, dove diverse comunità cattoliche operano al fianco dei non vedenti. A visitarle, nel febbraio scorso, mons. Jean-Marie Mupendawatu, segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari:
Mons. JEAN-MARIE MUPENDAWATU-Segretario Pont. Cons. Operatori Sanitari
Ho conosciuto una Chiesa molto umile, ma di grande fede, molto viva nella pratica e anche nella carità. Quindi in particolare verso coloro che sono nel bisogno, i malati. È un settore in cui, come il convegno ha ben illustrato, soprattutto i poveri, quelli che non hanno possibilità, le persone non vedenti e le loro famiglie – in un Paese che ancora deve raggiungere un certo livello di cure e che è veramente nel bisogno – sono tra gli ultimi, ai margini. E la Chiesa, che non ha strutture, ma in modo molto semplice – nelle parrocchie, nelle famiglie – assicura l’impegno del volontariato, delle congregazioni religiose, che vengono incontro a tutte queste necessità, questi bisogni a cui purtroppo ancora oggi il governo non riesce a dare sempre una risposta.
A Hồ Chí Minh City, opera una comunità di suore che assistono, curano, educano e preparano al futuro bambini e giovani non vedenti. A dirigere il centro, suor Anna Le Thi van Nga, della Congregazione Amanti della Croce:
Suor ANNA LE THI VAN NGA-Congregazione Amanti della Croce
In Vietnam ci sono molti bambini ciechi che non ricevono né formazione, né cure. Pertanto, noi cerchiamo di fornir loro assistenza e servizi educativi, in modo che possano acquisire le necessarie qualità e conoscenze per conseguire un lavoro e poter condurre in futuro una vita indipendente. Per quanto riguarda l’educazione, vi sono vari tipi di progetti. Abbiamo un programma educativo speciale per bambini che sono ciechi e hanno ulteriori difficoltà. Abbiamo anche un programma di educazione completa per piccoli non vedenti che dispongono di una preparazione scolastica sufficiente per frequentare la scuola e studiare insieme ai bambini normodotati.
La Chiesa, spiega suor Anna, opera per queste persone annunciando che proprio la cecità è il loro modo specifico di vivere nel mondo, per portare l’amore di Dio a chi le circonda. È anche il caso di un sacerdote italiano non vedente, don Gerardo Balbi, pianista e parroco di San Bartolomeo a Camporeggiano di Gubbio:
Don GERARDO BALBI-Parroco di Camporeggiano, Italia
Non ho mai chiesto al Signore che mi ridia la vista, perché non la ritengo una cosa fondamentale, ma non perché non mi interessi, ma perché Dio ha supplito questo dono con altre cose, davvero tante. Lo dico non con orgoglio, ma come ringraziamento perché la vista che conta, quella che è più importante, è quella del cuore, quella dell’anima, quella dello spirito.
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