| Al Sinodo dei vescovi per l’Africa, i temi della pace, della, giustizia e della riconciliazione sono stati affrontati con grande concretezza. Il continente africano ha bisogno di tempo e di fatica per chiudere molti dei dolorosi capitoli che hanno caratterizzato il suo passato storico. Ed i vescovi si sono impegnati a trovare gli strumenti affinché questo cammino avvenga nel migliore dei modi. |
mons. GABRIEL MBILINGI – arcivescovo di Lubango, Angola
Innanzitutto l’impegno per una vera pace, una vera giustizia e anche programmi concreti per una riconciliazione, basati anche – ogni tanto – sulla pratiche tradizionali, perché la nostra comunità tradizionale conosce tanti modi, tanti rituali diciamo, di riconciliazione. Qualche rituale non è accettabile per la Chiesa, perché non pone mai da parte la vendetta per esempio e questo è anticristiano.
Quello della riconciliazione è un tema chiave per poter rilanciare l’intero continente. Molte aree dell’Africa tuttavia sono ancora percorse da sanguinosi venti di guerra. Tra questi il Sud Sudan
mons. HIIBORO KUSSALA – vescovo di Tombura Yambio, Sudan
Come Chiesa noi predichiamo il Signore, predichiamo l’amore di Dio. Grazie alla fede e alla pace che viene da Dio possiamo parlare di riconciliazione, perché altrimenti non è una cosa facile. Se guardiamo la nostra storia, alle persone che hanno perso tutto, è difficile dir loro che devono perdonare e iniziare una vita nuova. Io penso che per un processo di riconciliazione come quello nostro dobbiamo riunirci insieme, cristiani e musulmani per discutere e per parlare, perché la riconciliazione deve avere uno spazio di sicurezza, deve avere un luogo di partenza. E soprattutto deve partire dalla verità e quindi trovare un luogo in cui io possa dire quello che è successo senza avere paura che dopo mi accadrà qualcosa. L’autorità deve essere lì per poter applicare la giustizia nei confronti di colui che ha sofferto.
Ed è proprio alla società e al suo bisogno di sviluppo spirituale ed umano che guarda questo Sinodo per l’Africa, un evento che coinvolge l’intera Chiesa universale.
GENEVIÈVE SANZE – Movimento dei Focolari
Penso che i tre problemi che il Sinodo sta discutendo sono molto importanti: la pace, la riconciliazione e la giustizia. Sono veramente cruciali per noi ora in Africa. E’ importante che oggi la Chiesa veda tutto questo e la Chiesa non solo africana; è molto bello lo sguardo della Chiesa perché anche se si tratta di un Sinodo per l’Africa non ci sono solo vescovi africani, ma anche rappresentanti dei paesi dell’Europa, dell’America del Sud, dell’America del Nord, dell’Asia. Tutto questo dà veramente l’idea della Chiesa che porta il suo sguardo su questi problemi in Africa. Quindi, tutti noi – e anche i nostri popoli – ci aspettiamo tanto da questo Sinodo, perché sono problemi che ci toccano veramente e che viviamo ogni giorno. Quindi le risposte sui perché e le soluzioni possibili sono questioni molto importanti che discutiamo e cerchiamo di capire. Tra l’altro è emersa con forza anche la questione del ruolo della donna in Africa, che è stato a lungo discusso. Fa tutto parte di questo processo per cercare di vedere veramente l’Africa con un occhio nuovo.
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La sofferenza più grande che il popolo congolese ha provato negli ultimi tempi, è stata causata dalla violenza sessuale, gli abusi sessuali, che in queste condizioni d’insicurezza hanno una frequenza altissima, colpiscono donne anche giovanissime. Le ragazzine hanno spesso dai 12 ai 17 anni. (Prodotto da Caritas Internationalis)
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L’Africa è una coacervo di realtà molto diversificate tra loro, anche dal punto di vista religioso. Per questo, afferma il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, il continente africano è un importante laboratorio di dialogo con i musulmani. Di un dialogo, però, fondato sul vivere insieme.
“C’è una grande varietà ed è chiaro che l’islam è vissuto in maniera differente a seconda dei paesi. Ma nell’insieme, per quanto riguarda l’islam in Africa, si può dire che malgrado tutto il dialogo di vita è una realtà . Nell’insieme, l’islam è tollerante, tranne alcune eccezioni, come per esempio la Nigeriaâ€.
Per quanto riguarda la fede cattolica, il Sinodo ha messo in rilievo, sin dal primo giorno, la forte crescita delle comunità cristiane. Il cardinal Tauran ha rintracciato nella religiosità naturale degli africani una delle ragioni di questa vitalità .
“Gli africani sono dotati di una religiosità tutta naturale. Non si deve dimenticare che quando arrivarono qui i cristiani e più tardi i musulmani trovarono delle popolazioni che credevano in un essere supremo, in base alla religione tradizionale africana. Dunque vi era già un terreno favorevole…i missionari non hanno portato qui Dio, ma Gesù Cristoâ€.
La fede si sta quindi progressivamente diffondendo in tutta l’Africa, fino a penetrare nelle culture locali. Una inculturazione, spiega il cardinale francese, che prosegue in maniera spontanea.
“Credo che siano ancora molti i passi in avanti da compiere. Ma quando si guarda alle liturgie in Africa, non sono pochi i progressi compiuti. In particolare se si guarda alle processioni, ai canti…a poco a poco si è arrivati ad avere un cristianesimo africano, aperto alla Chiesa universale, del tutto rispettabileâ€.
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“Africa, alzati e cammina!”. È questa la forte esortazione lanciata dal Messaggio finale del Sinodo Africano. Un lungo applauso dei 244 vescovi ha accolto la lettura del testo alla presenza di Benedetto XVI. Il documento in quattro lingue, inglese, portoghese, francese e italiano, afferma che “non c’è tempo da perdere: l’Africa deve cambiare e non si deve abbandonare alla disperazione”.
Suddiviso in sette parti, più un’introduzione ed una conclusione, il messaggio del Sinodo contiene numerosi appelli: ai sacerdoti, perché siano fedeli nel celibato, nella castità e nel distacco dai beni materiali. Ai fedeli laici, “ambasciatori di Dio”, perché permettano alla fede cristiana di impregnare tutte le dimensioni della loro vita. In particolare il messaggio raccomanda la formazione permanente dei laici e l’istituzione di Università Cattoliche.
Nel suo messaggio finale il Sinodo Africano rivolge un forte appello al mondo politico: “l’Africa ha bisogno di politici santi che combattano la corruzione e lavorino al bene comune, si legge nel testo. Coloro che non sono formati alla fede, si convertano o abbandonino la scena pubblica per non danneggiare la popolazione e la credibilità della Chiesa cattolica”. Il Messaggio chiama poi in causa le famiglie cattoliche, mettendole in guardia dalle ideologie così dette “moderne†e chiedendo ai governi di sostenerle nella lotta alla povertà , perché una nazione che distrugge la famiglia agisce contro i propri interessi.
Quindi, i Padri Sinodali guardano alle donne e agli uomini cattolici: le prime vengono definite “la spina dorsale†delle Chiese locali; per loro si auspica una promozione maggiore a livello sociale e vengono invitate a non divenire ostaggio di ideologie straniere “tossiche†sul genere e la sessualità . Al contempo, il Messaggio chiama gli uomini cattolici ad essere mariti e padri responsabili, a difendere la vita sin dal concepimento e ad educare i figli. Poi, l’appello ai giovani e ai bambini, presente e futuro dell’Africa, in cui il 60% della popolazione ha meno di 25 anni. Per entrambi, si raccomanda un apostolato attento, che li tenga lontani dalle sètte e dalle violenze.
E ancora, il Messaggio si rivolge alla comunità internazionale, perché tratti l’Africa con rispetto e dignità , cambi le regole del gioco economico e del debito estero africano, fermi lo sfruttamento delle multinazionali, che distrugge le tante ricorse naturali dell’Africa, non nasconda, dietro gli aiuti, altre intenzioni svantaggiose per gli africani.
Quindi, il Messaggio finale si sofferma sul problema dell’Aids: la Chiesa non è seconda a nessuno nella lotta contro il virus Hiv e nella cura dei malati, si legge. In accordo con Benedetto XVI, definito “amico autentico dell’Africa e degli africaniâ€, i Padri sinodali ribadiscono che la questione non sarà risolta con la distribuzione di profilattici, e sottolineano il successo ottenuto invece dalla castità e dalla fedeltà .
Poi, il documento ribadisce l’importanza del dialogo con le religioni tradizionali, in ambito ecumenico ed interreligioso, in particolare con i musulmani: il dialogo è possibile, si legge nel Messaggio, ma è importante dire no al fanatismo, assicurare il rispetto reciproco e sottolineare che la libertà religiosa è un diritto umano fondamentale e include la libertà di condividere e proporre, non di imporre, la propria fede.
Tra gli altri temi trattati dal Messaggio, l’importanza del Sacramento della Riconciliazione e di programmi diocesani sulla pace, lo stop alla pratica della vendetta, il rafforzamento dei legami con le antiche Chiese di Etiopia e di Egitto e tra l’Africa e gli altri continenti, il ringraziamento ai missionari, la necessità di sostenere i migranti e i rifugiati nel mondo perché l’accoglienza è un dovere.
Fonte: Radio Vaticana
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In questo momento le discussioni al Sinodo si dividono tra le Congregazioni generali e i circoli minori suddivisi per lingua. Questi incontri in piccoli gruppi formati da una ventina di persone hanno permesso, in un primo tempo, di riprendere i diversi interventi generali e di stilare delle proposizioni poi discusse dai padri generali durante la congregazione generale.
“Nella prima parte del Sinodo abbiamo discusso sui rapporti che abbiamo prima ascoltato e raccolto, e poi diviso in maniera che gli orientamenti in essi contenuti potessero corrispondere alle situazioni particolari dei diversi paesi dell’Africa, e in maniera da mettere in evidenza quegli aspetti che a nostro avviso non erano stati sufficientemente sottolineatiâ€.
Gli ultimi giorni, i 12 circoli minori si sono incontrati nuovamente per emendare le proposizioni contenenti indicazioni per i diversi problemi concreti.
“Al di là delle considerazioni teoriche o teologico-filosofiche noi siamo dei pastori e condividiamo le realtà quotidiane della nostra genteâ€.
“Il problema della giustizia, o il problema della manipolazione dei giovani, dei diritti delle donne, nella società così come nella Chiesa, o del ruolo dei leader politici che devono essere sostenuti, evangelizzati per divenire efficaci, per porsi al servizio del bene comune, non sono questioni teoriche. Qui si tratta di cose concrete che preoccupano i Padri sinodali e che noi abbiamo affrontato in modo molto preciso nei nostri gruppi di lavoroâ€.
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La R.D.C. è uno dei paesi più ricchi di risorse naturali, tuttavia la popolazione vive in estrema povertà …La vita in Congo è difficile ed è per questo che è necessario che intervengono dei cambiamenti…adesso…
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Il Congo è uno dei paesi più ricchi del continente africano. L’esportazione mineraria è cresciuta notevolmente, ma l’economia del Paese rimane disastrosa. (Prodotto da Caritas Internationalis)
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La Chiesa ha un ruolo preminente da svolgere in un Sudan pluralista, nell’ambito di una visione che vede il Sudan unito. Lo ha notato Rudolf ADADA ex rappresentante della missione di pace congiunta nel Darfur, che è intervenuto al Sinodo dei Vescovi in qualità di invitato speciale per riferire sulla situazione in una regione dove c’è un conflitto che dura da anni e causa grandi sofferenze alla popolazione civile. Adada ha sottolineato quanto è stato fatto dalla comunità internazionale per riportare una certa stabilità nella regione, anche se – ha detto – il conflitto continua e milioni di persone si trovano ancora nei campi profughi o sono rifugiati. Per uscire dal conflitto, Rudolf Adada ha sottolineato che la comunità internazionale deve impegnarsi in modo efficace per la giustizia e la riconciliazione per riparare alle gravi ingiustizie ed ai crimini commessi, ma nel quadro di una visione unitaria del Sudan.
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Stamani nella Basilica Vaticana, Benedetto XVI ha presieduto la Celebrazione Eucaristica con i Padri Sinodali, in occasione dell’Apertura della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi sul tema: «La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. “Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14)». Concelebrano con il Papa 239 Padri Sinodali e 55 Presbiteri collaboratori del Sinodo a vario titolo. Il Santo Padre ha sottolineato che il colonialismo in Africa, “finito sul piano politico, non è mai del tutto terminato”, e continua, da un lato, a depredare l’Africa delle sue ricchezze e, dall’altro, ad esportare “tossici rifiuti spirituali”. Ecco la sua omelia che pubblichiamo di seguito:
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, illustri Signori e Signore, cari fratelli e sorelle!
Pax vobis – pace a voi! Con questo saluto liturgico mi rivolgo a voi tutti raccolti nella Basilica Vaticana, dove quindici anni fa, il 10 aprile 1994, il Servo di Dio Giovanni Paolo II aprì la prima Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Il fatto che oggi ci troviamo qui ad inaugurare la seconda, significa che quello è stato un evento certamente storico, ma non isolato. E’ stato il punto di arrivo di un cammino, che in seguito è proseguito, e che ora giunge ad una nuova significativa tappa di verifica e di rilancio. Lodiamo per questo il Signore! Rivolgo il più cordiale benvenuto ai Membri dell’Assemblea sinodale, che concelebrano con me questa santa Eucaristica, agli Esperti e agli Uditori, in particolare a quanti provengono dalla terra africana. Con speciale riconoscenza saluto il Segretario Generale del Sinodo e i suoi collaboratori. Sono molto contento della presenza tra noi di Sua Santità Abuna Paulos, Patriarca della Chiesa Ortodossa Tewahedo di Etiopia, che ringrazio cordialmente, e dei Delegati fraterni delle altre Chiese e delle Comunità ecclesiali. Sono lieto anche di accogliere le Autorità civili e i Signori Ambasciatori che hanno voluto partecipare a questo momento; con affetto saluto i sacerdoti, le religiose e i religiosi, i rappresentanti di organismi, movimenti e associazioni, e il coro congolese che, insieme alla Cappella Sistina, anima questa nostra Celebrazione eucaristica.
Le letture bibliche dell’odierna domenica parlano del matrimonio. Ma, più radicalmente, parlano del disegno della creazione, dell’origine e, dunque, di Dio. Su questo piano converge anche la seconda lettura, tratta dalla Lettera agli Ebrei, là dove dice: “Colui che santifica – cioè Gesù Cristo – e coloro che sono santificati – cioè gli uomini – provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli” (Eb 2,11). Dall’insieme delle letture, risalta dunque in maniera evidente il primato di Dio Creatore, con la perenne validità della sua impronta originaria e la precedenza assoluta della sua signoria, quella signoria che i bambini sanno accogliere meglio degli adulti, ed è per questo che Gesù li indica a modello per entrare nel regno dei cieli (cfr Mc 10,13-15). Ora, il riconoscimento della signoria assoluta di Dio è certamente uno dei tratti salienti e unificanti della cultura africana. Naturalmente in Africa vi sono molteplici e diverse culture, ma sembrano tutte concordare su questo punto: Dio è il Creatore e la fonte della vita. Ora la vita – lo sappiamo bene – si manifesta primariamente nell’unione tra l’uomo e la donna e nella nascita dei figli; la legge divina, scritta nella natura, è pertanto più forte e preminente rispetto a ogni legge umana, secondo l’affermazione netta e concisa di Gesù: “L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto” (Mc 10,9). La prospettiva non è anzitutto morale: essa, prima del dovere, riguarda l’essere, l’ordine inscritto nella creazione.
Cari fratelli sorelle, in questo senso l’odierna liturgia della Parola – al di là della prima impressione – si rivela particolarmente adatta ad accompagnare l’apertura di un’Assemblea sinodale dedicata all’Africa. Vorrei sottolineare in particolare alcuni aspetti che emergono con forza e che interpellano il lavoro che ci attende. Il primo, già accennato: il primato di Dio, Creatore e Signore. Il secondo: il matrimonio. Il terzo: i bambini. Sul primo aspetto l’Africa è depositaria di un tesoro inestimabile per il mondo intero: il suo profondo senso di Dio, che ho avuto modo di percepire direttamente negli incontri con i Vescovi africani in visita ad Limina, ed ancor più nel recente viaggio apostolico in Camerun e Angola, del quale conservo un gradito e commosso ricordo. È proprio a questo pellegrinaggio in terra africana che ora vorrei collegarmi, perché in quei giorni ho aperto idealmente questa Assemblea sinodale, consegnando l’Instrumentum laboris ai Presidenti delle Conferenze Episcopali e ai Capi dei Sinodi dei Vescovi delle Chiese Orientali Cattoliche.
Quando si parla di tesori dell’Africa, il pensiero va subito alle risorse di cui è ricco il suo territorio e che purtroppo sono diventate e talora continuano ad essere motivo di sfruttamento, di conflitti e di corruzione. Invece la Parola di Dio ci fa guardare a un altro patrimonio: quello spirituale e culturale, di cui l’umanità ha bisogno ancor più che delle materie prime. “Infatti – direbbe Gesù – quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita?” (Mc 8,36). Da questo punto di vista, l’Africa rappresenta un immenso “polmone” spirituale, per un’umanità che appare in crisi di fede e di speranza. Ma anche questo “polmone” può ammalarsi. E al momento almeno due pericolose patologie lo stanno intaccando: anzitutto, una malattia già diffusa nel mondo occidentale, cioè il materialismo pratico, combinato con il pensiero relativista e nichilista. Senza entrare nel merito della genesi di tali mali dello spirito, rimane tuttavia indiscutibile che il cosiddetto “primo” mondo talora ha esportato e sta esportando tossici rifiuti spirituali, che contagiano le popolazioni di altri continenti, tra cui in particolare quelle africane. In questo senso il colonialismo, finito sul piano politico, non è mai del tutto terminato. Ma, proprio in questa stessa prospettiva, va segnalato un secondo “virus” che potrebbe colpire anche l’Africa, cioè il fondamentalismo religioso, mischiato con interessi politici ed economici. Gruppi che si rifanno a diverse appartenenze religiose si stanno diffondendo nel continente africano; lo fanno nel nome di Dio, ma secondo una logica opposta a quella divina, cioè insegnando e praticando non l’amore e il rispetto della libertà , ma l’intolleranza e la violenza.
Riguardo al tema del matrimonio, il testo del capitolo 2° del Libro della Genesi ce ne ha richiamato il perenne fondamento, che Gesù stesso ha confermato: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Gen 2,24). Come non ricordare il mirabile ciclo di catechesi che il Servo di Dio Giovanni Paolo II ha dedicato a tale argomento, a partire da un’esegesi quanto mai approfondita di questo testo biblico? Oggi, proponendocelo proprio in apertura del Sinodo, la liturgia ci offre la luce sovrabbondante della verità rivelata e incarnata in Cristo, con la quale si può considerare la complessa tematica del matrimonio nel contesto africano ecclesiale e sociale. Anche su questo punto, però, vorrei cogliere brevemente una suggestione che precede ogni riflessione e indicazione di tipo morale, e che si collega ancora al primato del senso del sacro e di Dio. Il matrimonio, così come la Bibbia ce lo presenta, non esiste al di fuori della relazione con Dio. La vita coniugale tra l’uomo e la donna, e quindi della famiglia che ne deriva, è inscritta nella comunione con Dio e, alla luce del Nuovo Testamento, diventa icona dell’Amore trinitario e sacramento dell’unione di Cristo con la Chiesa. Nella misura in cui custodisce e sviluppa la sua fede, l’Africa potrà trovare risorse immense da donare a vantaggio della famiglia fondata sul matrimonio.
Comprendendo nella pericope evangelica anche il testo su Gesù e i bambini (Mc 10,13-15), la liturgia ci invita a tenere presente fin d’ora, nella nostra sollecitudine pastorale, la realtà dell’infanzia, che costituisce una parte grande e purtroppo sofferente della popolazione africana. Nella scena di Gesù che accoglie i bambini, opponendosi con sdegno agli stessi discepoli che volevano allontanarli, vediamo l’immagine della Chiesa che in Africa, e in ogni altra parte della terra, manifesta la propria maternità soprattutto nei confronti dei più piccoli, anche quando non sono ancora nati. Come il Signore Gesù, la Chiesa non vede in essi primariamente dei destinatari di assistenza, meno che mai di pietismo o di strumentalizzazione, ma delle persone a pieno titolo, che con il loro stesso modo di essere mostrano la via maestra per entrare nel regno di Dio, quella cioè di affidarsi senza condizioni al suo amore.
Cari fratelli, queste indicazioni provenienti dalla Parola di Dio si inseriscono nell’ampio orizzonte dell’Assemblea sinodale che oggi inizia, e che si ricollega a quella precedentemente già dedicata al continente africano, i cui frutti sono stati presentati dal Papa Giovanni Paolo II, di venerata memoria, nell’Esortazione apostolica Ecclesia in Africa. Rimane naturalmente valido ed attuale il compito primario dell’evangelizzazione, anzi di una nuova evangelizzazione che tenga conto dei rapidi mutamenti sociali di questa nostra epoca e del fenomeno della globalizzazione mondiale. Altrettanto si deve dire della scelta pastorale di edificare la Chiesa come famiglia di Dio (cfr ivi, 63). In tale grande scia si pone la seconda Assemblea, che ha per tema: “La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. «Voi siete il sale della terra… voi siete la luce del mondo» (Mt 5,13.14)”. Negli ultimi anni la Chiesa Cattolica in Africa ha conosciuto un grande dinamismo, e l’Assise sinodale è l’occasione per ringraziarne il Signore. E poiché la crescita della Comunità ecclesiale in tutti i campi comporta anche sfide ad intra e ad extra, il Sinodo è momento propizio per ripensare l’attività pastorale e rinnovare lo slancio di evangelizzazione. Per diventare luce del mondo e sale della terra occorre puntare sempre più alla “misura alta” della vita cristiana, cioè alla santità . Ad essere santi sono chiamati i Pastori e tutti i membri della comunità ecclesiale; i fedeli laici sono chiamati a diffondere il profumo della santità nella famiglia, nei luoghi di lavoro, nella scuola e in ogni altro ambito sociale e politico. Possa la Chiesa in Africa essere sempre una famiglia di autentici discepoli di Cristo, dove la differenza fra etnie diventi motivo e stimolo per un reciproco arricchimento umano e spirituale.
Con la sua opera di evangelizzazione e promozione umana, la Chiesa può certamente dare in Africa un grande contributo a tutta la società , che purtroppo conosce in vari Paesi povertà , ingiustizie, violenze e guerre. La vocazione della Chiesa, comunità di persone riconciliate con Dio e tra di loro, è quella di essere profezia e fermento di riconciliazione tra i vari gruppi etnici, linguistici ed anche religiosi, all’interno delle singole nazioni e in tutto il continente. La riconciliazione, dono di Dio che gli uomini devono implorare ed accogliere, è fondamento stabile su cui costruire la pace, condizione indispensabile per l’autentico progresso degli uomini e della società , secondo il progetto di giustizia voluto da Dio. Aperta alla grazia redentrice del Signore risorto, l’Africa sarà così illuminata sempre più dalla sua luce e, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo, diventerà una benedizione per la Chiesa universale, apportando un contributo proprio e qualificato all’edificazione di un mondo più giusto e fraterno.
Cari Padri Sinodali, grazie per il contributo che ognuno di voi darà ai lavori delle prossime settimane, che saranno per noi una rinnovata esperienza di comunione fraterna ridondante a beneficio di tutta la Chiesa, specialmente nel contesto dell’Anno Sacerdotale. E a voi, cari fratelli e sorelle, domando di accompagnarci con la vostra preghiera. Lo chiedo ai presenti; lo chiedo ai monasteri di clausura e alle comunità religiose diffuse in Africa e in ogni parte del mondo, alle parrocchie e ai movimenti, agli ammalati e ai sofferenti: a tutti domando di pregare perché il Signore renda fruttuosa questa seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Su di essa invochiamo la protezione di san Francesco d’Assisi, che oggi ricordiamo, di tutti i santi e le sante africani e, in modo speciale, della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa e Nostra Signora dell’Africa. Amen!
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| Si avvicina a grandi passi la Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, in Vaticano dal 4 al 25 ottobre prossimi. L’assise, sul tema “La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. Voi siete il sale della terra…Voi siete la luce del mondoâ€, si svolgerà a 15 anni dal primo Sinodo dedicato al vasto continente. |
mons. FIDELE AGBATCHI – Arcivescovo di Parakou (Benin)
“La Chiesa in Africa si è già impegnata nell’ambito della riconciliazione, della giustizia e della pace. Questo tema, dunque, non è una novità , ma un rinnovamento della missione della Chiesa. Ecco perché il tema è stato formulato in questo modo: la Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. E’ già un lavoro iniziato, che desidera solo uno slancio nuovo da parte del Sinodo. (…) L’Africa che viene al Sinodo non è il continente dal punto di vista politico. E’ l’Africa chiamata dal Successore di Pietro, dal Papa. E’, dunque, l’Africa cristiana. Si può, tuttavia, dire che è tutta l’Africa che viene, dato che i cristiani africani hanno missione particolare: promuovere l’avvento del Regno della riconciliazione e della giustizia, come frutto della pace, nel continente africano. In questa prospettiva si può dire che è tutta l’Africa che viene a Romaâ€.
La Chiesa si troverà così nuovamente a vagliare itinerari e iniziative per innescare una sorta di globalizzazione della Parola in Africa. Pagine di speranza per un continente che ha voglia di avere un futuro e lo ha dimostrato con slancio accogliendo a marzo il successore di Pietro. Proprio durante il viaggio apostolico di Benedetto XVI in Camerun e Angola è stato consegnato l’Instrumentum Laboris della seconda Assemblea speciale per l’Africa.
BENEDETTO XVI – 19.03.2009 Yaoundé (Camerun)
“Figli e figlie d’Africa, non abbiate paura di credere, di sperare e di amare, non abbiate paura di dire che Gesù è la Via, la Verità e la Vita, che soltanto da lui possiamo essere salvati. (…) L’Africa è chiamata alla speranza attraverso voi e in voi!â€.
mons. FIDELE AGBATCHI – Arcivescovo di Parakou (Benin)
“La Chiesa in Africa non si aspetta un miracolo, ma uno slancio, una spinta nuova per impegnarsi maggiormente nel promuovere il Regno della giustizia e della pace in Africa. Una presa nuova di responsabilità dinanzi alla vocazione cristiana. (…) I problemi odierni dell’Africa sono i problemi di sempre. Sono tutti quelli di cui parlano i media. Anzitutto, la questione della pace, spezzata dalle guerre, dalle ribellioni. Ci sono alcuni Paesi che sembrano proprio non riuscire a uscirne. Tuttavia, io credo che, al di là di queste situazioni concrete di guerra, di ribellioni, di conflitti, il problema fondamentale è nel cuore dell’africano stesso. Deve rendersi conto della necessità di lavorare per il proprio sviluppo. Lo sviluppo non verrà da fuori: questo è il problema fondamentaleâ€.
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