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Archivi per 'africa'

Postado em 04-05-2012

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Promuovere le culture africane e sollecitare il dialogo tra le singole realtà presenti nel continente: tradizioni, difficoltà ed esperienze diverse come ricchezza da condividere, come opportunità di crescita.
Queste le proposte emerse dall’incontro promosso recentemente dal Pontificio Consiglio della Cultura con i diplomatici del continente africano accreditati presso la Santa Sede.
Una tavola rotonda per incoraggiare il dialogo interreligioso, per promuovere l’incontro tra storie ed identità differenti, come ha sottolineato il Presidente del Dicastero, il cardinale Gianfranco Ravasi.

Card. GIANFRANCO RAVASI-Pres. Pontificio Consiglio della Cultura.
Innanzi tutto, la parola che anche in questo caso diventa fondamentale è la parola “dialogo”: il dialogo suppone, infatti, due “logoi”, cioè due discorsi che tra di loro – “dia” – si incrociano.
Ecco, i popoli africani sono molto frammentati pur appartenendo ad un’unica terra e ad un unico cielo.
(…) Il nostro compito è far sì che i vari popoli dell’Africa abbiano da un lato a ritrovarsi nella globalizzazione ormai dominante, ma al tempo stesso abbiano a conservare le loro identità, che sono molteplici sia a livello spirituale sia a livello sociale sia a livello strettamente culturale.

Uno sforzo che il Dicastero intende affrontare con l’aiuto delle singole ambasciate, impegnandosi su più fronti: dal dialogo interreligioso all’economia, dalla formazione giovanile alla ricerca scientifica. l’Arcivescovo Adoukonou, segretario del Pontificio Consiglio della Cultura.

Arciv. BARTHELEMY ADOUKONOU-Segr. Pontificio Consiglio della Cultura.
La Chiesa (…) ha vissuto della cultura europea. (…)Abbiamo visto che altre culture vengono anche in seno alla Chiesa, anzi, la Chiesa è più numerosa in Africa, in America, ed anche più vivente rispetto all’Europa.
Il problema oggi è di interculturalità. La Chiesa deve fare posto a tutte le culture (…) di modo che la nostra collaborazione sul piano della cultura possa intensificarsi.

Allo scopo di sviluppare e incrementare nuove forme di cooperazione culturale, al termine dell’incontro, il cardinal Ravasi ha annunciato la preparazione di un dossier con tutte le riflessioni degli ambasciatori.
Il rappresentante dell’Angola presso la Santa Sede, Armindo Do Espirito Santo Vieira.

ARMINDO DO ESPIRITO SANTO VIEIRA_Ambasciatore dell’Angola presso la Santa Sede
In Africa,come in altre parti del mondo, abbiamo un deficit molto forte, in termini di educazione, di formazione generica dei giovani e della popolazione in generale.
Il Dicastero, con questa conferenza, vuole anche passare all’identificazione di queste comuni situazioni, che possano servire da spunti di riflessione. Con questo sostegno vedremo in che misura poter stabilire, da dove partire per uno sviluppo corretto e sostenibile per il futuro.

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Postado em 02-03-2012

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I rappresentanti delle Chiese d’Europa e dell’Africa si sono riuniti a Roma per riflettere sulla necessità di una più stretta collaborazione nella missione evangelizzatrice tra le Chiese dei due continenti. Secolarizzazione, materialismo, migrazioni, formazione dei religiosi rappresentano alcune tra le sfide comuni che i cristiani d’Africa e d’Europa devono affrontare. Il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (CCEE) e il Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar (SCEAM), insieme, insieme intendono rivolgere agli uomini di buona volontà un progetto comune per la nuova evangelizzazione. Sull’importanza dell’incontro sentiamo il Cardinale Péter Erdo, arcivescovo di Esztergom-Budapest

Card. PÉTER ERDO – Presidente CCEE
Adesso abbiamo compiti comuni per quanto riguarda la nuova evangelizzazione, perché la gente di oggi ha dei problemi antropologici, ha dei problemi fondamentali che riguardano – un po’ e a modo loro – tutti i continenti; ma in Africa vediamo una specie di polmone, come ha detto il Santo Padre, una risorsa di sensibilità umana speciale e di superamento di quell’alienazione che tante volte in Europa caratterizza le strutture della società, a volte anche della Chiesa stessa. Quindi, lo spirito nuovo una vitalità nuova che rappresentano anche i cristiani provenienti dall’Africa, che vivono qui in Europa e che cercano di inserirsi nella nostre comunità parrocchiali. Aspettiamo sinceramente una nuova giovinezza, che ci proviene dall’Africa e, forse, non sarà la prima volta nella storia del nostro continente.

Ricevendo in Vaticano i vescovi africani ed europei Benedetto XVI ha sottolineato l’aiuto che ai cristiani europei può venire dalla vitalità delle fede dei giovani africani.

BENEDETTO XVI
L’Europa e l’Africa hanno bisogno di giovani generosi, che sappiano farsi carico responsabilmente del loro futuro, e tutte le Istituzioni devono avere ben presente che in questi giovani è racchiuso l’avvenire e che è importante fare tutto il possibile perché il loro cammino non sia segnato dall’incertezza e dal buio. Cari fratelli, seguite con speciale premura la loro crescita umana e spirituale, incoraggiando anche le iniziative di volontariato che possono avere valore educativo.

La ricchezza delle vocazioni nel continente africano e i forti flussi migratori verso l’Europa rendono particolarmente importante una riflessione sulla formazione dei religiosi e lo scambio di esperienze di apostolato. Come di spiega il cardinale Theodore Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar

Card. THEODORE ADRIEN SARR – Vicepresidente SCEAM
Noi riteniamo che le Chiese d’Europa possano aiutarci nell’ambito della formazione, aiutandoci ad esempio a creare dei seminari e dei centri di formazione, a farli funzionare nella maniera più corretta, ma anche fornendo assistenza nel formare i formatori per i seminari, per i centri di formazione religiosi e anche – perché no – ad inviare dei formatori europei affinché condividano con noi l’esperienza della formazione dei futuri preti e religiosi e religiose africane.

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Postado em 01-12-2011

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Cotonou, 18 novembre, (cerimonia di) benvenuto

PAPA
Il Benin è una terra di antiche e nobili tradizioni. La sua storia è prestigiosa. Vorrei approfittare di questa occasione per salutare i Capi tradizionali. Il loro contributo è importante per costruire il futuro di questo Paese. Desidero incoraggiarli a contribuire, con la loro saggezza e la loro conoscenza dei costumi, al delicato passaggio che attualmente si va operando tra la tradizione e la modernità.

Don EDOUARD ADE’-Resp. Centro “Notre Dame de l’Inculturation”, Cotonou
Stamani ho visto qualcosa che mi ha particolarmente colpito: lungo la strada vi erano membri di altre religioni che si trovavano lì per salutare il Papa, vestivano con i loro abiti tradizionali, che mostravano chiaramente  la loro appartenenza. E’ in questo modo che viviamo il dialogo interreligioso, ma la Chiesa è consapevole che, in questo dialogo, dobbiamo mantenere l’orizzonte della verità.

Cotonou, 19 novembre, (incontro al) palazzo presidenziale

PAPA
Da questa tribuna, lancio un appello a tutti i responsabili politici ed economici dei Paesi africani e del resto del mondo. Non private i vostri popoli della speranza! Non amputate il loro futuro mutilando il loro presente! Abbiate un approccio etico con il coraggio delle vostre responsabilità e, se siete credenti, pregate Dio di concedervi la sapienza.

ALBERT TEVOEDJRE’ -Economista, Mediatore della Repubblica, Benin
Gli uomini politici devono essere seminatori di speranza per il loro popolo. Esistono affinché possano offrire il loro servizio ad una popolazione che soffre, che ha fame, che necessita di servizi sanitari, educativi, ha bisogno di lavoro. (…) Il servizio allo Stato è un servizio che richiede che ciascuno faccia la sua parte nella società, che ognuno si guadagni il pane con il sudore della propria fronte, che si lavori per lo sviluppo del bene comune, che non vi siano privatizzazioni dei benefici e che non si possano chiedere sacrifici soltanto ad un popolo.
PAPA
La buona intesa tra le culture, la considerazione non accondiscendente delle une per le altre e il rispetto dei diritti di ciascuno sono un dovere vitale. Occorre insegnarlo a tutti i fedeli delle diverse religioni. L’odio è una sconfitta, l’indifferenza un vicolo cieco, e il dialogo un’apertura!

Don EDOUARD ADE’-Resp. Centro “Notre Dame de l’Inculturation”, Cotonou
Nessuna cultura, di fatto, può rimanere chiusa su se stessa, ogni cultura è già capacità di dialogo, è un modo per articolare l’alterità, la cultura è sempre incontro con le altre culture. Non bisogna perdere di vista questa apertura delle culture le une nei confronti delle altre, soprattutto nella nostra epoca.

Cotonou, 19 novembre, tomba cardinal Gantin

PAPA AEREO GANTIN
Ne ho sempre ammirato la sua intelligenza pratica e profonda; il suo senso di discernimento. (…) E soprattutto era un uomo di profonda fede e di preghiera. Tutto questo ha fatto del cardinal Gantin non solo un amico, ma anche un esempio da seguire, un grande Vescovo africano, cattolico.

Cotonou, 19 novembre, preti, seminaristi e laici

PAPA
L’amore per il Dio rivelato e per la sua Parola, l’amore per i Sacramenti e per la Chiesa, sono un antidoto efficace contro i sincretismi che sviano. Questo amore favorisce una giusta integrazione dei valori autentici delle culture nella fede cristiana. Esso libera dall’occultismo e vince gli spiriti malefici, perché è mosso dalla potenza stessa della Santa Trinità.

Don EDOUARD ADE’-Resp. Centro “Notre Dame de l’Inculturation”, Cotonou
C’è da fare un lavoro di discernimento per isolare il male e definirlo tale, purificando l’immaginario, affinché i cristiani, radicati nella loro fede e liberati da esso, si sbarazzino completamente da quello schema mentale tradizionale che provoca conseguentemente l’imputridire del cristianesimo.

Cotonou, 19 novembre, vescovi del Benin

PAPA
A tutti i missionari, vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, laici, provenienti da altre terre o originari di questo Paese, che si sono succeduti da quel tempo fino ad oggi, la Chiesa è particolarmente riconoscente. Essi hanno generosamente fatto dono della loro vita, talvolta in modo eroico, affinché l’amore di Dio sia annunciato a tutti.

padre LEOPOLDO MOLENA-Società delle Missioni Africane, Benin
Molti missionari hanno lavorato con coraggio e hanno speso la loro vita. A partire da padre Borghero, di Ronco Scrivia di Genova, a tutto uno stuolo di missionari, che partivano senza neppure sapere se sarebbero ritornati.
Credo che la fede e il coraggio li hanno animati dall’inizio fino alla fine, ed è stato quello che ha permesso alla Chiesa del Benin di crescere e di diventare autonoma.

PAPA
Vi incoraggio a proseguire i vostri sforzi in vista di una condivisione del personale missionario con le diocesi più sprovviste, sia che ciò avvenga nel vostro Paese, o in altri Paesi dell’Africa o in continenti più lontani.

Mons. RENE’-MARIE EHOUZOU-Vescovo di Porto Novo, Organizzat. Viaggio
Dobbiamo essere pronti ad inviare missionari ovunque e noi li formiamo per questo. Infatti, proprio in questo senso, uno dei miei sacerdoti parte stasera in missione per il Senegal: ecco la dimensione missionaria che comincia subito.

Cotonou, 20 novembre, Santa Messa

PAPA
Dopo 150 anni, molti sono coloro che non hanno ancora udito il messaggio della salvezza di Cristo! (…) Molti sono coloro la cui fede è debole, e la cui mentalità, le abitudini, il modo di vivere ignorano la realtà del Vangelo, pensando che la ricerca di un benessere egoista, del guadagno facile o del potere sia lo scopo ultimo della vita umana. Con entusiasmo siate testimoni ardenti della fede che avete ricevuto!

Mons. RENE’-MARIE EHOUZOU-Vescovo di Porto Novo, Organizzat. Viaggio
Dobbiamo prendere a cuore questo spirito missionario, ci auguriamo che i nostri giovani lo sappiano cogliere: se oggi siamo come siamo è perché abbiamo scoperto Cristo e per annunciare Cristo è necessario che anche loro siano pronti a portarne il messaggio ad annunciarlo a quanti non conoscono ancora Cristo.

Cotonou, 20 novermbre, (cerimonia di) congedo

PAPA
Vivere insieme da fratelli, nonostante le legittime differenze, non è un’utopia. Perché un paese africano non potrebbe indicare al resto del mondo la strada da prendere per vivere una fraternità autentica nella giustizia fondandosi sulla grandezza della famiglia e del lavoro? Possano gli Africani vivere riconciliati nella pace e nella giustizia!

Arciv. ANTOINE GANYE’-Arcivescovo di Cotonou (Benin)
Per vivere la fraternità e amicizia, bisogna essere già pronti o aver già raggiunto la riconciliazione con gli altri fratelli e sorelle. Si diventa così persone di giustizia e di pace e la fraternità interviene a collaborare a quest’opera di riconciliazione, di giustizia e di pace.

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Postado em 23-11-2011

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“Ho riconosciuto ancora una volta segni consolatori di speranza per il grande Continente africano”- così il papa Benedetto XVI nella odierna catechesi di questo mercoledì 23 in cui si è soffermato sul suo recente Viaggio Apostolico in Benin, dove si è recato in occasione del 150° anniversario dell’inizio dell’evangelizzazione del Paese e per la firma e la pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Post-sinodale Africae munus, che raccoglie i frutti della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi.”Desidero oggi ripetere il mio più vivo ringraziamento a coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo mio pellegrinaggio”.

.: Nell’integra il testo della catechesi del Santo Padre

Il viaggio in Benin, “un grande appello all’Africa, perché orienti ogni sforzo ad annunciare il Vangelo a coloro che ancora non lo conoscono”, è stato anche un’esortazione, per le comunità cristiane, alla giustizia, alla pace e alla riconciliazione: “Questo spirito di riconciliazione è indispensabile – ha affermato il pontificie – naturalmente, anche sul piano civile e necessita un’apertura alla speranza che deve animare anche la vita sociopolitica ed economica del Continente, come ho avuto modo di rilevare nell’incontro con le Istituzioni politiche, il Corpo Diplomatico e i Rappresentanti delle Religioni”.

In quell’occasione il Santo Padre aveva posto l’accento proprio “sulla speranza che deve animare il cammino del Continente, rilevando l’ardente desiderio di libertà e di giustizia che, specialmente in questi ultimi mesi, anima i cuori di numerosi popoli africani”:

“Ho sottolineato poi la necessità di costruire una società in cui i rapporti tra etnie e religioni diverse siano caratterizzati dal dialogo e dall’armonia”, ha proseguito. “Ho invitato tutti ad essere veri seminatori di speranza in ogni realtà e in ogni ambiente”.

“I cristiani – ha aggiunto il Papa – sono uomini di speranza, che non si possono disinteressare dei propri fratelli e sorelle”. Parole che hanno scandito anche la celebrazione eucaristica domenicale nello stadio dell’Amicizia di Cotonou”.

A tutti il Pontefice ha rivolto l’appello ad essere costruttori instancabili di comunione, pace e solidarietà: “Gli africani hanno risposto con il loro entusiasmo all’invito del Papa, e sui loro volti, nella loro fede ardente, nella loro adesione convinta al Vangelo della vita ho riconosciuto ancora una volta segni consolatori di speranza per il grande Continente africano”.

Il Santo Padre ha poi ricordato di aver toccato con mano “questi segni anche nell’incontro con i bambini e con il mondo della sofferenza”:

“Nella chiesa parrocchiale di Santa Rita, ho veramente gustato la gioia di vivere, l’allegria e l’entusiasmo delle nuove generazioni che costituiscono il futuro dell’Africa. Alla schiera festosa dei Bambini, una delle tante risorse e ricchezze del Continente, ho additato la figura di san Kizito, un ragazzo ugandese, ucciso perché voleva vivere secondo il Vangelo, ed ho esortato ciascuno a testimoniare Gesù ai propri coetanei”.

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Postado em 23-11-2011

Cari Fratelli e Sorelle,

sono ancora vive in me le impressioni suscitate dal recente Viaggio Apostolico nel Benin, sul quale desidero quest’oggi soffermarmi. Sgorga spontaneo dal mio animo il rendimento di grazie al Signore: nella sua provvidenza, Egli ha voluto che ritornassi in Africa per la seconda volta come successore di Pietro, in occasione del 150° anniversario dell’inizio dell’evangelizzazione del Benin e per firmare e consegnare ufficialmente alle comunità ecclesiali africane l’Esortazione apostolica postsinodale Africae munus. In questo importante documento, dopo aver riflettuto sulle analisi e sulle proposte scaturite dalla Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, svoltasi in Vaticano nell’ottobre del 2009, ho voluto offrire alcune linee per l’azione pastorale nel grande Continente africano. In pari tempo, ho voluto rendere omaggio e pregare sulla tomba di un illustre figlio del Benin e dell’Africa, e grande uomo di Chiesa, l’indimenticabile Cardinale Bernardin Gantin, la cui venerata memoria è più che mai viva nel suo Paese, che lo considera un Padre della patria, e nell’intero Continente.

Desidero oggi ripetere il mio più vivo ringraziamento a coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo mio pellegrinaggio. Anzitutto sono molto grato al Signor Presidente della Repubblica, che con grande cortesia mi ha offerto il cordiale saluto suo e di tutto il Paese; all’Arcivescovo di Cotonou e agli altri venerati Fratelli nell’episcopato, che mi hanno accolto con affetto. Ringrazio, inoltre, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i diaconi, i catechisti e gli innumerevoli fratelli e sorelle, che con tanta fede e calore mi hanno accompagnato durante quei giorni di grazia. Abbiamo vissuto insieme una toccante esperienza di fede e di rinnovato incontro con Gesù Cristo vivo, nel contesto del 150° anniversario della evangelizzazione del Benin.

Ho deposto i frutti della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi ai piedi della Vergine Santa, venerata in Benin specialmente nella Basilica dell’Immacolata Concezione di Ouidah. Sul modello di Maria, la Chiesa in Africa ha accolto la Buona Novella del Vangelo, generando molti popoli alla fede. Ora le comunità cristiane dell’Africa – come sottolineato sia dal tema del Sinodo, sia dal motto del mio Viaggio Apostolico – sono chiamate a rinnovarsi nella fede per essere sempre più al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. Esse sono invitate a riconciliarsi al loro interno per diventare strumenti gioiosi della misericordia divina, ognuna apportando le proprie ricchezze spirituali e materiali all’impegno comune.

Questo spirito di riconciliazione è indispensabile, naturalmente, anche sul piano civile e necessita un’apertura alla speranza che deve animare anche la vita sociopolitica ed economica del Continente, come ho avuto modo di rilevare nell’incontro con le Istituzioni politiche, il Corpo Diplomatico e i Rappresentanti delle Religioni. In questa circostanza ho voluto porre l’accento proprio sulla speranza che deve animare il cammino del Continente, rilevando l’ardente desiderio di libertà e di giustizia che, specialmente in questi ultimi mesi, anima i cuori di numerosi popoli africani. Ho sottolineato poi la necessità di costruire una società in cui i rapporti tra etnie e religioni diverse siano caratterizzati dal dialogo e dall’armonia. Ho invitato tutti ad essere veri seminatori di speranza in ogni realtà e in ogni ambiente.

I cristiani sono di per sé uomini di speranza, che non si possono disinteressare dei propri fratelli e sorelle: ho ricordato questa verità anche all’immensa folla convenuta per la Celebrazione eucaristica domenicale nello stadio dell’Amicizia di Cotonou. E’ stato, questa Messa della domenica, uno straordinario momento di preghiera e di festa alla quale hanno preso parte migliaia di fedeli del Benin e di altri Paesi africani, dai più anziani ai più giovani: una meravigliosa testimonianza di come la fede riesca ad unire le generazioni e sappia rispondere alle sfide di ogni stagione della vita.

Durante questa toccante e solenne celebrazione, ho consegnato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali dell’Africa l’Esortazione apostolica postsinodale Africae munus – che avevo firmato il giorno prima a Ouidah – destinata ai Vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi ed alle religiose, ai catechisti ed ai laici dell’intero Continente africano. Affidando ad essi i frutti della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, ho chiesto loro di meditarli attentamente e di viverli in pienezza, per rispondere efficacemente alla impegnativa missione evangelizzatrice della Chiesa pellegrina nell’Africa del terzo millennio. In questo importante testo ogni fedele troverà le linee fondamentali che guideranno e incoraggeranno il cammino della Chiesa in Africa, chiamata ad essere sempre più il “sale della terra” e la “luce del mondo” (Mt 5,13-14).

A tutti ho rivolto l’appello ad essere costruttori instancabili di comunione, di pace e di solidarietà, per cooperare così alla realizzazione del piano di salvezza di Dio per l’umanità. Gli africani hanno risposto con il loro entusiasmo all’invito del Papa, e sui loro volti, nella loro fede ardente, nella loro adesione convinta al Vangelo della vita ho riconosciuto ancora una volta segni consolatori di speranza per il grande Continente africano.

Ho toccato con mano questi segni anche nell’incontro con i bambini e con il mondo della sofferenza. Nella chiesa parrocchiale di Santa Rita, ho veramente gustato la gioia di vivere, l’allegria e l’entusiasmo delle nuove generazioni che costituiscono il futuro dell’Africa. Alla schiera festosa dei Bambini, una delle tante risorse e ricchezze del Continente, ho additato la figura di san Kizito, un ragazzo ugandese, ucciso perché voleva vivere secondo il Vangelo, ed ho esortato ciascuno a testimoniare Gesù ai propri coetanei. La visita al Foyer “Pace e Gioia”, gestito dalle Missionarie della Carità di Madre Teresa, mi ha fatto vivere un momento di grande commozione incontrando bambini abbandonati e malati e mi ha consentito di vedere concretamente come l’amore e la solidarietà sanno rendere presente nella debolezza la forza e l’affetto di Cristo risorto.

La gioia e l’ardore apostolico che ho riscontrato tra i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i seminaristi e i laici, convenuti in gran numero, costituisce un segno di sicura speranza per il futuro della Chiesa in Benin. Ho esortato tutti ad una fede autentica e viva e ad una vita cristiana caratterizzata dalla pratica delle virtù, e ho incoraggiato ciascuno a vivere la rispettiva missione nella Chiesa con fedeltà agli insegnamenti del Magistero, in comunione fra loro e con i Pastori, indicando specialmente ai sacerdoti la via della santità, nella consapevolezza che il ministero non è una semplice funzione sociale, ma è portare Dio all’uomo e l’uomo a Dio.

Momento intenso di comunione è stato l’incontro con l’Episcopato del Benin, per riflettere in particolare sull’origine dell’annuncio evangelico nel loro Paese, ad opera di missionari che hanno generosamente donato la loro vita, talvolta in modo eroico, affinché l’amore di Dio fosse annunciato a tutti. Ai Vescovi ho rivolto l’invito a porre in atto opportune iniziative pastorali per suscitare nelle famiglie, nelle parrocchie, nelle comunità e nei movimenti ecclesiali una costante riscoperta della Sacra Scrittura, quale sorgente di rinnovamento spirituale e occasione di approfondimento della la fede. Da tale rinnovato approccio alla Parola di Dio e dalla riscoperta del proprio Battesimo, i fedeli laici troveranno la forza per testimoniare la loro fede in Cristo e nel suo Vangelo nella loro vita quotidiana. In questa fase cruciale per l’intero Continente, la Chiesa in Africa, con il suo impegno al servizio del Vangelo, con la coraggiosa testimonianza di fattiva solidarietà, potrà essere protagonista di una nuova stagione di speranza. In Africa ho visto una freschezza del sì alla vita, una freschezza del senso religioso e della speranza, una percezione della realtà nella sua totalità con Dio e non ridotta ad un positivismo che, alla fine, spegne la speranza. Tutto ciò dice che in quel Continente c’è una riserva di vita e di vitalità per il futuro, sulla quale noi possiamo contare, sulla quale la Chiesa può contare.

Questo mio viaggio ha costituito un grande appello all’Africa, perché orienti ogni sforzo ad annunciare il Vangelo a coloro che ancora non lo conoscono. Si tratta di un rinnovato impegno per l’evangelizzazione, alla quale ogni battezzato è chiamato, promuovendo la riconciliazione, la giustizia e la pace.

A Maria, Madre della Chiesa e Nostra Signora d’Africa, affido coloro che ho avuto modo di incontrare in questo mio indimenticabile Viaggio Apostolico. A Lei raccomando la Chiesa in Africa. La materna intercessione di Maria «il cui cuore è sempre orientato alla volontà di Dio, sostenga ogni impegno di conversione, consolidi ogni iniziativa di riconciliazione e renda efficace ogni sforzo in favore della pace in un mondo che ha fame e sete di giustizia» (Africae munus, 175). Grazie.

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Postado em 21-11-2011

“Possano gli Africani vivere riconciliati nella pace e nella giustizia!”. Questi sono stati gli auspici di Benedetto XVI nella cerimonia di congedo nell’aeroporto di Benin ai popoli africani, in questa domenica 20, dopo tre giorni di viaggio.

Nel suo discorso il Pontefice si è dimostrato fiducioso e sperarono. “Ho l’intima convinzione che è una terra di speranza”.


.: Nell’integra il discorso del Santo Padre

Bento XVI disse que o continente africano tem “valores autênticos capazes de servir de inspiração para o mundo”, e acrescentou que a Exortação Apostólica post-sinodale Africae munus poderá suscitar perspectivas pastorais e interessantes iniciativas. “Confio-a a todos os fiéis africanos, que saberão estudá-la com atenção e concretizá-la na sua vida diária”.

.: L’Esortazione Apostolica post-sinodale Africae munus

Benedetto XVI, ha sottolineato che “nonostante le legittime differenze, vivere insieme da fratelli non è un’utopia”, e chiese: ” Perché un paese africano non potrebbe indicare al resto del mondo la strada da prendere per vivere una fraternità autentica nella giustizia fondandosi sulla grandezza della famiglia e del lavoro?”

Alla fine, il Benedetto XVI ha rinnovato il suo ringraziamento al Presidente Repubblica Thomas Yayi Boni ai Vescovi del Benin e a tutti i fedeli del Paese. “Desidero anche incoraggiare l’intero Continente a essere sempre di più sale della terra e luce del mondo. Per l’intercessione di Nostra Signora d’Africa, Dio vi benedica tutti!”, ha concluso

Quindi, il Pontificie ha concluso il suo 22° viaggio apostolico, essendo la seconda nel continente africano, e il primo viaggio dove ha avuto un incontro esclusivo con i bambini.

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Postado em 21-11-2011

Signor Presidente, Eminenze ed Eccellenze, Autorità presenti e cari amici!

Il mio viaggio apostolico in terra africana volge al termine. Sono riconoscente a Dio per questi giorni trascorsi con voi nella gioia e nella cordialità. La ringrazio, Signor Presidente, per le Sue cordiali parole e per i molteplici sforzi compiuti per rendere gradevole il mio soggiorno. Ringrazio anche le diverse autorità di questo Paese e tutti i volontari che hanno contribuito con generosità alla riuscita di queste giornate. Non dimentico l’intera popolazione del Benin che mi ha ricevuto con calore ed entusiasmo. La mia gratitudine va anche ai membri della Chiesa cattolica, ai diversi Presidenti delle Conferenze Episcopali nazionali e regionali che hanno viaggiato per giungere fino a qui, e naturalmente, in modo del tutto particolare, ai Vescovi del Benin.

Ho desiderato visitare di nuovo il Continente africano per il quale ho una stima ed un affetto particolari, perché ho l’intima convinzione che è una terra di speranza. Ne ho parlato del resto già parecchie volte. Autentici valori, capaci di ammaestrare il mondo, si trovano qui e non chiedono che di sbocciare con l’aiuto di Dio e la determinazione degli Africani. L’Esortazione apostolica post-sinodale Africae munus può contribuirvi validamente, perché essa apre prospettive pastorali e susciterà interessanti iniziative. La affido a tutti i fedeli africani che sapranno studiarla con attenzione e tradurla in azioni concrete nella loro vita quotidiana. Il Cardinale Gantin, questo eminente figlio del Benin la cui grandezza è stata riconosciuta al punto che questo Aeroporto porta il suo nome, ha partecipato con me a numerosi Sinodi, e ha saputo apportarvi un contributo essenziale e apprezzato. Possa egli accompagnare l’attuazione di questo documento!

Durante questa visita, ho potuto incontrare diverse componenti della società del Benin, e membri della Chiesa. Questi numerosi incontri, così diversi nella loro natura, testimoniano la possibilità di una coesistenza armoniosa in seno alla Nazione, e tra la Chiesa e lo Stato. La buona volontà e il rispetto reciproco aiutano non solamente il dialogo, ma sono essenziali per costruire l’unità tra le persone, le etnie e i popoli. La parola “Fraternità” è del resto la prima delle tre parole del vostro motto nazionale. Vivere insieme da fratelli, nonostante le legittime differenze, non è un’utopia. Perché un paese africano non potrebbe indicare al resto del mondo la strada da prendere per vivere una fraternità autentica nella giustizia fondandosi sulla grandezza della famiglia e del lavoro? Possano gli Africani vivere riconciliati nella pace e nella giustizia! Ecco l’augurio che formulo con fiducia e speranza prima di lasciare il Benin e il Continente africano.

Signor Presidente, Le rinnovo i miei sinceri ringraziamenti che estendo a tutti i Suoi concittadini, ai Vescovi del Benin e a tutti i fedeli del Paese. Desidero anche incoraggiare l’intero Continente a essere sempre di più sale della terra e luce del mondo. Per l’intercessione di Nostra Signora d’Africa, Dio vi benedica tutti!

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Postado em 17-11-2011

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Benedetto XVI torna in Africa, la prossima settimana, e visita il terzo paese del grande continente dopo Camerun e Angola. Il Papa è atteso dal 18 al 20 novembre, in Benin, piccolo paese centrafricano che celebra i 150 anni della sua evangelizzazione, dove consegnerà alla Chiesa che è in Africa l’esortazione apostolica post sinodale, frutto dei lavori del secondo sinodo per il continente, tenuto in Vaticano nell’ottobre del 2009. Abbiamo chiesto a monsignor Barthelemy Adoukonou, segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, e fresco di ordinazione episcopale, di dirci quali indicazioni i cattolici del suo paese e di tutta l’Africa, attendono dal documento del Papa.

Mons. BARTHELEMY ADOUKONOU-Segretario Pont. Cons. della Cultura
Spiegare un po’ di più il contenuto positivo di ciò che voleva dire mentre diceva che l’Africa è il polmone dell’umanità, oggi. E ha segnalato il materialismo e i terrorismi religiosi come dei veri virus. Che cosa potrà dirci per darci l’impulso per vivere realmente questo positivo che siamo. Con tutte le tensioni, con tutte le brutalità che conosciamo, con i nostri peccati, come si fa ad essere Chiesa famiglia di Dio in questo contesto, come Cristo ha fatto, ha ucciso l’odio nel suo cuore e nel suo corpo, e ha fatto di tutto ciò che era diviso, soprattutto giudei e pagani, ha fatto uno, un solo corpo. L’uomo nuovo è lui. Quindi come essere cristiani realmente e come l’essere cristiano è, nel senso più completo, la risposta che diamo a tutti i problemi dell’Africa. La difficoltà per noi è diventare un vero continente. E la riconciliazione è molto importante, è la via per la giustizia e la pace. Quindi essere Chiesa per poter aiutare l’Africa ad essere unita, giusta e pacifica.

Monsignor Adoukonou, teologo, allievo del professor Ratzinger a Ratisbona, a Roma dal febbraio dello scorso anno, ha fondato in Benin il movimento “Sillon Noir”, “Solco Nero”, per l’inculturazione del Vangelo.

Ciò che vogliamo è di avere delle famiglie cristiane nucleari che siano anche in missione nei confronti della famiglia larga africana, che ha tanto potere spirituale e religioso su tutti i membri della famiglia allargata. Se non facciamo di tutto per aiutarli loro sono recuperati dalle strutture tradizionali e lì c’è una mescolanza tra fede cristiana e tradizioni che sono culturali ma anche religiose e anche magiche e di stregoneria. (…) Per questo abbiamo da più di 40 anni un movimento di ricerca e di inculturazione della fede che prende proprio questo ambiente per fare le distinzioni necessarie confortare la fede non soltanto dei singoli cristiani, ma della famiglia cristiana nucleare, che non è abbastanza aiutata nel suo impegno. La religione tradizionale africana più strutturata è il Vudù, che è nato in Benin, e il legame tra il Vudù e le strutture tradizionali della famiglia allargata sono cose da distinguere bene, e creano delle difficoltà a questo livello. E ogni tanto abbiamo dei martiri, da parte dei cristiani, perché sono avvelenati. Ma la Chiesa va avanti con coraggio.

Un impegno di evangelizzazione e di dialogo nel quale il Benin ha sempre sentito l’incoraggiamento della Santa Sede, prima con Giovanni Paolo II, che ha visitato il Paese nel febbraio del 1982 e del 1993, e poi con Benedetto XVI, che al termine del sinodo del 2009 ha invitato l’Africa ad alzarsi e mettersi al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace.

Mons. BARTHELEMY ADOUKONOU-Segretario Pont. Cons. della Cultura
Il tema dell’inculturazione realmente gli sta a cuore. E’ un uomo aperto alle missioni e la mia teologia è un po’ all’ombra della sua. (…) E’ realmente aperto a tutte le culture, e io mi sono trovato veramente a mio agio a lavorare con lui, a fare la mia tesi, che era su un’interpretazione cristiana della religione Vudù, cioè tutto ciò che c’è di positivo in questa religione tradizionale nostra, ho cercato di recuperarlo.

Nel corso del suo 22 esimo viaggio apostolico internazionale, Benedetto XVI visiterà la tomba del cardinal Gantin, primo africano a guidare una congregazione vaticana, decano del collegio cardinalizio prima del cardinal Ratzinger, che da pontefice lo ha definito “autentico costruttore di ponti fra le culture e fra i continenti”.

Una grande figura cristiana che ha il senso dell’universale, ma anche prende sul serio le sue particolarità culturali come arricchimento per la Chiesa universale. Sua Santità va adesso anche lì per pregare per lui sulla sua tomba a Saint Gall. Che è il seminario dove Gantin stesso è stato formato e tante generazioni… è il primo seminario maggiore della nostra regione lì.

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Postado em 28-03-2011

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“Potrei dire tante cose, ma quello che mi preme sottolineare è che era un uomo di fede, aveva fiducia nella Provvidenza Divina. Era una persona che non si lamentava mai”. Accogliendoci nel suo appartamento, il cardinale Francis Arinze, prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha tratteggiato con queste parole il suo personale ricordo di Giovanni Paolo II. Nigeriano, 78 anni, è stato presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, dal 1984, e poi ha guidato il dicastero per il Culto Divino. Con grande entusiasmo il cardinale Arinze ha ripercorso gli anni condivisi con Papa Wojtyla: i pranzi di lavoro, la sensibilità e l’attenzione che il Pontefice rivolgeva a tutti e soprattutto i suoi quattordici viaggi in Africa, per i quali il porporato spesso ha contribuito all’organizzazione.

Card. Francis Arinze – Prefetto emerito Congregazione per il Culto Divino
“Nel 1990 lui ha visitato la Costa d’Avorio e ha dedicato una basilica, la seconda più grande al mondo, dopo la Basilica di San Pietro. (…) E poi non dimentichiamo quando il Papa ha condotto il Congresso Eucaristico Internazionale a Nairobi, nel 1985: è stato veramente qualcosa di significativo. E nello stesso viaggio, tornando a Roma, è andato a Casablanca, in Marocco, dove ha incontrato 80 mila giovani musulmani, tutti vestiti di bianco, e alcune persone non tanto giovani. E loro hanno applaudito spontaneamente, non come succedeva con alcuni politici – almeno nella mia Nigeria – che prendevano delle persone per battere le mani anche quando il Papa diceva qualcosa di abbastanza indifferente. Quell’evento, invece, è stato magnifico e il re lo ha ricevuto molto bene. E poi nelle visite Giovanni Paolo II ha anche valorizzato il Sinodo africano, anzitutto nella preparazione in Angola e poi – dopo l’assise – è andato nel Continente per portare i frutti del Sinodo del 1994, per pubblicare il documento, in tre posti indicati dai vescovi. Così ha visitato l’Africa del Sud con Pretoria e poi il Cameroon, a Yaoundé, e poi Kenya, a Nairobi. (…) Potrei continuare, ma non è necessario. Devo, tuttavia, menzionare la seconda visita in Nigeria, del 1998, quando Giovanni Paolo II ha beatificato padre Cyprian Tansi, a cui io non sono indifferente. Si tratta, infatti, del primo sacerdote che ho conosciuto, lui mi ha battezzato, ha ascoltato la mia prima confessione, da lui ho ricevuto la mia prima comunione, io ero suo inserviente di messa nel 1945 e quando sono divenuto arcivescovo ho fatto introdurre la causa. Non potevo restare indifferente quel giorno”.

L’attenzione di Giovanni Paolo II per l’Africa ha contribuito, in qualche modo, a sensibilizzare l’opinione mondiale sui problemi del Continente?

Card. Francis Arinze – Prefetto emerito Congregazione per il Culto Divino
“Lui ha rivolto tanti appelli a uomini di Stato, in un Paese dell’Africa dopo l’altro, e nelle università. Ha sempre pensato al popolo e allo sviluppo dei Paesi, che Papa Paolo VI definiva ‘il nuovo nome della pace’. Ha parlato della giustizia dovuta al popolo. Durante un viaggio in Nigeria abbiamo visto diversi uomini politici, di differenti schieramenti politici, rivolgersi gli uni agli altri, sorridendosi tra di loro. E’ stato qualcosa di molto simbolico. (…) Il Papa ha anche parlato della reciprocità. Si tratta di un messaggio molto importante rivolto ai musulmani e alla cooperazione necessaria tra cristiani e musulmani, che insieme fanno oltre la metà dell’umanità. C’è un proverbio in Nigeria: le mani si lavano l’una con l’altra, una mano non può farlo da sola”.

Il prossimo primo maggio Papa Wojtyla ascenderà agli onori degli altari. Quale crede che sia la sua eredità spirituale? Cosa dice all’uomo di oggi?

Card. Francis Arinze – Prefetto emerito Congregazione per il Culto Divino
“Durante la sua prima messa, Karol Wojtyla ha detto: ‘Non abbiate paura, aprite, spalancate le porte a Cristo’. Lui ha detto all’umanità – e lo ha fatto per tutto il suo pontificato – di non avere paura di Gesù, che Dio non è rivale dell’uomo, Dio non sposta l’uomo e non gli toglie la sua gioia. I giovani lo capivano e accorrevano alle Giornate Mondiali della Gioventù: ogni volta cresceva il numero e l’impegno religioso. Lui ha parlato anche con gli uomini di cultura, nelle università, lui si trovava a casa tra di loro. Ma era capace anche di parlare agli uomini di Stato. E lo faceva. Solo qualche dittatore aveva paura di farlo, e giustamente. Perché il Santo Padre eccitava l’uomo e gli ricordava che l’uomo è una creatura di Dio. Citava spesso la Gaudium et Spes: ‘l’uomo è l’unica creatura nel mondo che Dio ha creato per se stesso’. Lui ricordava che l’uomo non deve essere oggetto, ma soggetto, che diventa quello che deve diventare sacrificandosi. Lui ha incoraggiato l’uomo alla libertà”.

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Postado em 29-10-2009
Al Sinodo dei vescovi per l’Africa, i temi della pace, della, giustizia e della riconciliazione sono stati affrontati con grande concretezza. Il continente africano ha bisogno di tempo e di fatica per chiudere molti dei dolorosi capitoli che hanno caratterizzato il suo passato storico. Ed i vescovi si sono impegnati a trovare gli strumenti affinché questo cammino avvenga nel migliore dei modi.

mons. GABRIEL MBILINGI – arcivescovo di Lubango, Angola
Innanzitutto l’impegno per una vera pace, una vera giustizia e anche programmi concreti per una riconciliazione, basati anche – ogni tanto – sulla pratiche tradizionali, perché la nostra comunità tradizionale conosce tanti modi, tanti rituali diciamo, di riconciliazione. Qualche rituale non è accettabile per la Chiesa, perché non pone mai da parte la vendetta per esempio e questo è anticristiano.

Quello della riconciliazione è un tema chiave per poter rilanciare l’intero continente. Molte aree dell’Africa tuttavia sono ancora percorse da sanguinosi venti di guerra. Tra questi il Sud Sudan

mons. HIIBORO KUSSALA – vescovo di Tombura Yambio, Sudan
Come Chiesa noi predichiamo il Signore, predichiamo l’amore di Dio. Grazie alla fede e alla pace che viene da Dio possiamo parlare di riconciliazione, perché altrimenti non è una cosa facile. Se guardiamo la nostra storia, alle persone che hanno perso tutto, è difficile dir loro che devono perdonare e iniziare una vita nuova. Io penso che per un processo di riconciliazione come quello nostro dobbiamo riunirci insieme, cristiani e musulmani per discutere e per parlare, perché la riconciliazione deve avere uno spazio di sicurezza, deve avere un luogo di partenza. E soprattutto deve partire dalla verità e quindi trovare un luogo in cui io possa dire quello che è successo senza avere paura che dopo mi accadrà qualcosa. L’autorità deve essere lì per poter applicare la giustizia nei confronti di colui che ha sofferto.

Ed è proprio alla società e al suo bisogno di sviluppo spirituale ed umano che guarda questo Sinodo per l’Africa, un evento che coinvolge l’intera Chiesa universale.

GENEVIÈVE SANZE – Movimento dei Focolari
Penso che i tre problemi che il Sinodo sta discutendo sono molto importanti: la pace, la riconciliazione e la giustizia. Sono veramente cruciali per noi ora in Africa. E’ importante che oggi la Chiesa veda tutto questo e la Chiesa non solo africana; è molto bello lo sguardo della Chiesa perché anche se si tratta di un Sinodo per l’Africa non ci sono solo vescovi africani, ma anche rappresentanti dei paesi dell’Europa, dell’America del Sud, dell’America del Nord, dell’Asia. Tutto questo dà veramente l’idea della Chiesa che porta il suo sguardo su questi problemi in Africa. Quindi, tutti noi – e anche i nostri popoli – ci aspettiamo tanto da questo Sinodo, perché sono problemi che ci toccano veramente e che viviamo ogni giorno. Quindi le risposte sui perché e le soluzioni possibili sono questioni molto importanti che discutiamo e cerchiamo di capire. Tra l’altro è emersa con forza anche la questione del ruolo della donna in Africa, che è stato a lungo discusso. Fa tutto parte di questo processo per cercare di vedere veramente l’Africa con un occhio nuovo.

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