La devozione alla Madonna in tutto il mondo è qualcosa che oltrepassa la ragione umana; qualcosa di soprannaturale. Non c’è paese o città, dove non ci siano chiese, piazze, immagini ecc, a Lei dedicate. I titoli di lode e di gloria che si riferiscono alla Madonna in tutto il mondo sono innumerevoli; libri e libri sono stati scritti su i suoi titoli, le sue apparizioni, le sue grazie, i suoi miracoli … I suoi santuari sono sparsi in tutto il mondo: Lourdes, Fatima, Aparecida, Guadalupe … La Chiesa ha incoraggiato e regolamentato questa universale devozione alla Vergine Maria, ma non può mai averla inventato o creato.
Nei momenti più critici della storia, in particolare quando la Chiesa era più minacciata, i Papi hanno guidato i fedeli a ricorrere fiduciosi alla protezione della Madonna recitando il rosario. Si tratta di un sentimento universale che ha attraversato venti secoli e venne a noi più forte che mai. Questo sentimento non ha avuto origine umano, se così fosse, non avrebbe avuto tanta forza e non sarebbe durato fino ad oggi, Fu lo Spirito Santo che lo ha diffuso nel cuore dei cristiani.
Anche i musulmani rispettano e riveriscono la Madonna come “l’unica donna non toccata dal diavolo”. Maometto, nel redigere il Corano, ha dimostrato grande rispetto per Maria. Il capitolo 19 è intitolato “Maria” e fa più volte bei riferimenti alla madre di Gesù. Egli rende testimonianza della verginità di Maria e parla della sua vita.
Nel Kaaba ( principale santuario musulmano della Meca) c’è una immagine molto colorita di Maria con Gesù bambino. Degno di nota è che Maria è citata 34 volte nel Corano, essendo l’unica donna nominata con il suo nome personale. I musulmani vanno a visitare e a rendere omaggio alla Madonna in quella che fu la sua casa a Efeso, dove ha vissuto con San Giovanni. Lei è chiamata in turco “Meryem Ana”. Anche Lutero e Calvino la veneravano così come gli anglicani.
Lutero ha scritto un bel commento del Magnificat di Maria, e lo cantava tutti i giorni. Egli si riferisce alla “Dolce Madre di Dio” ed esalta la Beata Vergine, dicendo: “Lei c’insegna come dobbiamo amare e lodare Dio, con animo libero e davvero in modo conveniente, senza cercare in Lui il nostro interesse… ecco un così alto modo, nobile e puro di lode, è del tutto appropriato per uno spirito alto e nobile come quello della Vergine”. (Maria Madre degli uomini, edizione Paoline). In Lutero, la Madre di Gesù appare come il riflesso puro dello sguardo divino. Lei non attira la nostra attenzione su di sé, ma ci porta a guardare Dio.”… “Maria non vuole essere un idolo, non è lei che fa, è Dio l’artefice di tutte le cose. Maria deve essere invocata affinché Dio tramite la sua intercessione, esaudisca le nostre richieste, occorre invocare anche tutti i santi, lasciando che l’opera sia totalmente di Dio “(Maria Madre degli uomini, p. 574, 575).
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Qualcuno potrebbe dire: “Di nuovo il tempo della Quaresima”, come se quest’anno volesse vivere questo tempo allo stesso modo dell’anno scorso. No! Ci troviamo di fronte ad una nuova opportunità, perché, rispetto all’anno scorso, conoscendo ancora di più la persona di Gesù, potremo sforzarci in maniera più decisa a corrispondere al Suo amore per noi, così grande da essere arrivato al punto di consegnarsi per noi sulla croce.
La Chiesa ci propone il digiuno come una delle innumerevoli forme per vivere bene questo tempo di crescita e di conversione. Esso non può certo essere paragonato ad una dieta alimentare oppure a un tempo in cui si patisce la fame. Corrispondere all’amore di Gesù ci impegna con Lui e con i fratelli. Questo periodo di conversione ci invita a percorrere un cammino di crescita individuale spirituale e, allo stesso tempo, un cammino di crescita fraterna sociale.
Una quaresima vissuta bene tocca e trasforma queste due realtà, con l’obiettivo di conformarci alla vita di Gesù Cristo. Perché la mèta che vogliamo raggiungere non è altro che una vita più santa.
T’invito, fratello mio e sorella mia, compagni nella missione, ad intraprendere il cammino verso la santità . Il nostro cammino inizia con la Quaresima, avendo come modello la vita stessa di Gesù, e la nostra mèta è il Cielo.
In questo mese, con la nostra evangelizzazione, vogliamo raggiungere il massimo di persone, affinché nessuno rimanga fuori o indietro nella strada verso la santità. Conto su di te. Insieme ci prepareremo per celebrare bene il Mistero della Risurrezione del Signore, che incorona questo tempo forte di preghiera.
“Concedici, o Dio Onnipotente, che, in questa Quaresima, possiamo progredire nella conoscenza di Gesù Cristo e corrispondere al Suo amore per una vita Santa”.
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Il tempo di quaresima, tempo forte dell’anno liturgico, è tutto proteso verso la solennità della Pasqua del Signore Risorto. Fin dai primi secoli del cristianesimo la meta pasquale fu preceduta da un periodo di quaranta giorni di digiuno e di rinnovamento spirituale, che ebbe inizio con il Mercoledì delle ceneri, giorno di penitenza e di conversione. Stiamo vivendo un tempo di vita cristiana in cui ognuno di noi deve riprendere una pratica profetica nella quaresima, che sia visibile di fronte anche ai nostri fratelli di altre religioni, e sia anche capace di svelare a tutti il cuore del cristiano. Si tratta di vivere sul serio una vita evangelica che mostri un vissuto di qualità sotto l’aspetto umano e sociale. Si tratta di praticare un vero itinerario fatto di cose concrete e visibili, secondo la grande tradizione della Chiesa. Ecco in concreto un programma di vita:
Leggere e ascoltare la Parola di Dio per approfondire la fede
La Bibbia è sacramento della Parola: è l’incontro con la Persona di Gesù, che conduce alla sua conoscenza profonda; solo chi conosce di più sa amare anche di più. Leggere la Parola di Dio è saper dialogare con Dio e con i fratelli, specie con il metodo della lectio divina, convinti – come afferma Benedetto XVI – che “la vita cristiana nasce dall’ascolto della Parola ed accoglie il Vangelo come norma di vita” (cf Verbum Domini, 83).
Lotta spirituale con la pratica del digiuno e del silenzio interiore, comunicando la propria esperienza di vita umana ed evangelica
La vita che conduciamo, che intacca i valori fondamentali cristiani ed è segnata dal relativismo, tende sempre più ad emarginare la religione dalla sfera pubblica, per cui molti cristiani perdono il primato di Dio con una vita superficiale ed individualistica. Siamo invitati, dice il Papa, ad essere testimonianza luminosa e coerente perché la nostra azione apostolica “diventi impegno di vita…splendore della verità” ed orienti “l’intelligenza e il cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo verso la ‘vita buona del vangelo’ ”.
Contempliamo la Croce, rivelazione della pienezza dell’amore di Dio
La quaresima va vissuta come tempo di grazia, nel quale accogliamo l’amore di Dio e impariamo a diffonderlo attorno a noi, con parole e gesti semplici e concreti. Contemplare il volto del Crocifisso ci aiuterà ad aiutare i fratelli che vivono nel dolore e nella solitudine. La quaresima sia per tutti noi un’esperienza di amore concreto del Signore, ridonando amore ad ogni fratello che vive nel bisogno. Solo questo atteggiamento di vita evangelica ci condurrà alla pace del cuore, alla gioia della Pasqua del Signore Risorto ed a guardare all’amore di Dio che vale più della stessa vita.
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La nostra vocazione è sorta dalle grazie, che avvolgevano tutta la Chiesa Cattolica, nel momento in cui usciva dalle mani di Paolo VI l’Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi. Il suo contenuto era un richiamo e una provocazione alla Chiesa e alle altre realtà sulle dinamiche dell’evangelizzazione, affinché si servano dei mezzi di comunicazione sociale per proporre Gesù Cristo alle masse, con la sfida di parlare al cuore dell’uomo senza che perda la sua identità, ma offrendogli l’esperienza di essere, come di fatto è, l’unico destinatario della parola del Nostro Signore e della sua Chiesa.
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Mentre la Chiesa Cattolica era invitata a proiettarsi nel mondo contemporaneo, Mons. Jonas Abib, che all’epoca realizzava già un lavoro di evangelizzazione nella diocesi di Lorena (San Paolo), riceveva dalle mani di Mons. Antonio Afonso de Miranda, una delle prime edizioni del documento prima citato, con la richiesta del vescovo di farla diventare una realtà, cominciando dai giovani.
La nostra origine, pertanto, scaturisce da una missione, che invita soprattutto a essere ciò che siamo. La nostra vita, nella misura in cui ci consacriamo a questa vocazione che per natura è dinamica, è lo strumento più importante e necessario, perché dall’esperienza radicata nelle nostre anime siamo noi i primi e più autentici mezzi di comunicazione del Vangelo, grazie alla testimonianza luminosa che essa fa sovrabbondare.
I mezzi di comunicazione e le nuove tecnologie, che sono state messe a nostra disposizione, devono essere mezzi per far traboccare la grazia che esperimentiamo, in modo particolare perché siamo accolti dalla Chiesa come una Nuova Comunità. In questo modo la nostra vita è consacrata all’evangelizzazione, sia all’annuncio di Gesù Cristo, sia all’approfondimento della fede e alla promozione umana, aspetti così vivamente segnalati da Paolo VI.
Il nostro compito quotidiano è quello di suscitare uomini e donne per un mondo nuovo tramite l’incontro personale con Gesù Cristo; quest’obiettivo permea tutte le nostre attività – dalle più semplici alle più complesse – realizzate dal Sistema Canto Nuovo di Comunicazione: tali come la Rete Canto Nuovo di Radio e Televisione, il Portale Canto Nuovo – www.cancaonova.com. www.cantonuovo.eu, la Rivista “Canto Nuovo”, il Dipartimento di Audiovisivi, i ritiri di approfondimento, i grandi raduni di preghiera, ai quali hanno partecipato più di un milione e trecento mila persone solo nel 2010.
Lungo questi anni, Dio e il suo popolo ci hanno attribuito il nome di “Territorio Eucaristico” e “Casa di misericordia”. Accogliamo queste grazie, affinché, con l’intercessione del tanto atteso Beato Giovanni Paolo II, Dio ci assicuri non soltanto la comprensione di quello che siamo, ma, soprattutto, ci doni la fedeltà a Colui che ci ha voluti.
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Quando la coppia è unita nell’amore di Dio, nessuno lo separa. L’amore è ciò che unisce la coppia, San Paolo dice che l’amore è paziente è benigno, non cerca i propri interessi, non finisce mai, solo l’amore fa che ci perdoniamo gli uni gli altri, anche quando uno ha torto con l’altro. Abbiamo bisogno di nutrirci dall’amore di Dio. E dove nutrirci? Nella Chiesa, nell’Eucaristia, nella preghiera, poichè la coppia che prega insieme, non si disgiunge dinanzi alle difficoltà, perché ha la forza di superare tutti i problemi. La famiglia ha due dimensioni: la prima dimensione è la “coppia” e la seconda sono i “figli”. La famiglia è sacra, non è stato istituito da uomo, da un papa, ma da Dio. Dio Padre ha voluto dare un aiuto adeguato all’uomo, così gli ha dato la donna come si narra nel libro della Genesi. La donna fu l’ultima creazione del Signore, è stato il culmine della creazione.
L’Onnipotente ha voluto che alla radice della famiglia, ci fossi un’alleanza segno di quest’alleanza sono gli annelli che la coppia porta nelle mani. Il Papa Giovanni Paolo II invitava: “sposi cristiani siate nel mondo un segno dell’amore di Dio”, così che le altre [coppie] vedendo che superate i problemi che il mondo vi presenta – possano vedere l’amore di Dio. Il Creatore vuole che, attraverso il sacramento del matrimonio, marito e moglie siano una sola carne, che siano un solo cuore, una sola anima, un solo spirito. Purtroppo, ci sono persone che sono sposate da anni, ma non sembrano essere ancora sposati.
Parlo anche ai giovani: se vi prendete in giro nella fase dell’innamoramento, voi state già distruggendo il vostro matrimonio, perché [l’inamoramento] è il fondamento per un matrimonio, è la preparazione la parte che richiede più tempo, perciò più difficile. Il Papa in Sydney Australia, ha chiesto ai giovani di accettare la sfida di vivere nella castità, poiché una coppia può unirsi e avere rapporti sessuali soltanto dopo il matrimonio, che è il tempo favorevole per questo.
Giovani cristiani, è il momento di dare una lezione al mondo. In Africa, dove ci sono i casi più grandi di AIDS, specificamente in Uganda sono riusciti ad abbassare il contaggio di questa malattia dal 26% al 5% . Grazie al suo presidente cattolico, il quale ha fatto una campagna affinchè i giovani e le coppie sposate vivano la dimensione del rapporto sessuale soltanto nel matrimonio.
In questi tempi stanno proponendo ai giovani il preservativo perfino nelle scuole; tuttavia, io affermo: non permettere che vostri figli vengano coinvolti da questa mentalità, poiché loro devono imparare che il loro corpo è tempio santo e non possono vivere come il mondo insegna.
La soluzione non è spingere ai giovani a vivere il sesso facile, bensì, a vivere la castità!
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La nostra casa deve essere del Signore. Tutta la nostra famiglia ha bisogno di essere completamente del Signore. Unicamente di Lui. È triste vedere, che ci sono ancora molti dei nostri, che sono lontani di Dio e non vogliono sapere nulla di Lui; sono reticenti, testardi.
Nella nostra casa ci sono molti che non frequentano più la Chiesa. Non vogliono sentir parlare di sacerdoti, della Chiesa, della preghiera, della confessione, della messa, e soprattutto non vogliono saperne dell’Eucaristia.
Ci sono persone arrabiate, autoritarie, cattive, malvagge, che proferiscono parolaccie, che fanno cose sbagliate…nella nostra stessa casa. Il nostro cuore soffre, vedendo che persone all’interno della nostra famiglia, agiscono così. Persone che sono nel vizio, nell’alcool…, essi non misurano il male che fanno a se stessi e alle loro famiglie.
Così come Gesù ha scelto Zaccheo, lui ci ha scelti affinchè lo invitiamo alla nostra casa. Come la storia di Zaccheo che troviamo nel Vangelo di Lucca:
“Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. (Cf. Lc 19,1-10). In quel giorno, fu Gesù che ha voluto andare a casa di Zaccheo. Oggi invece vuole venire a casa nostra. Gesù è rimasto nella casa di Zaccheo, e vuole rimanere anche nella nostra casa.
Siamo fragili, abbiamo tanti errori, commettiamo molti peccati, tuttavia Gesù ci ha scelti. Lui ha deciso di rimanere a casa nostra. Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». (Lc 19,8). Zaccheo fece questo perchè la sua vita era già cambiata. Quando la persona vuole dare, si può dire che il Signore ha toccato il suo cuore.
Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa… il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». (Lc 19,9-10). Il Signore compie questo Vangelo! Questo è il clamore del popolo: “Desidero Dio, ho bisogno di Dio nella mia famiglia”
Dì al Signore: “Gesù mi hai scelto, nonostante le mie fragilità, nonostante il mio peccato. Hai scelto me, per portarTi alla mia casa. Non sono degno che tu entri nella mia casa, ma di soltanto una parola e io sarò salvato. Basta una tua Parola e la mia casa sarà trasformata. La mia famiglia sarà cambiata. Entra Signore nella mia casa e rimane in essa! Ho la gioia di portarTi alla mia casa“.
Siamo in un tempo molto difficile: i problemi nella nostra famiglia non sono soltanto ordinari o umani. I problemi accadono, perché il nemico vuole distruggere la nostra casa e tutte le famiglie. Fa questo, suscitando nel nostro cuore, la rabbia il rancore contro il padre, la madre, usandoti come “utile inocente”…
Non c’è padre o madre che non erri. Purtroppo noi, figli, rimaniamo feriti dagli sbagli dei nostri genitori, da ciò che non sono riusciti a fare, da ciò che ci hanno proibito, dalla fiducia che il padre non ci ha datto, da quella parola che la madre ha detto. Molte cose sono avvenute e ci hanno ferito: l’aggressività e l’autoritarismo del padre, il nervosismo della madre, le ubriachezze del padre, la sua infedeltà, la sua leggerezza…
Il nemico usa questi fatti del passato, permettendo che ci feriscano. Lui crea in noi il risentimento, il dolore…, fino a farci arrivare alla ribellione. Ci incita a non sopportare le persone della nostra casa a non accettare il loro modo di essere. Nasce così il desiderio di uscire da casa, per cercare altrove ciò che non si trova nella famiglia. Così alcuni cercano perfino cose buone: si frequenta il gruppo di preghiera, il ministero di musica, una comunità, un gruppo giovanile…. Tutto perché non riusciamo più stare a casa. In verità è una fuga…
Ciò che era risentimento,ferite, sentimenti cattivi irritazione… diventa rabbia, amarezza, rancore…, sentimenti che portano poi all’odio e alla vendetta. È come una malattia, se non curata in tempo, aumenta e diventa cronica.
Dobbiamo riconoscere che questo è un arma sleale del nemico per fare di noi “utili inocenti”, per distruggere la nostra casa e la nostra famiglia. È lui che, in maniera vigliacca, provoca tutti questi sentimenti in noi con l’obiettivo specifico di distruggere la nostra casa e tutta la nostra famiglia.
Dichiara adesso che tu non vuoi essere strumento di amore e non di distruzione nella tua casa:
“Ho bisogno di esprimere amore. Desidero amare ciascuno della mia famiglia e che loro sentano che li amo”.
Signore Gesù, davanti a Te, rinuncio a qualsiasi delusione nei riguardi di mio padre e di mia madre, della mia famiglia. Rinuncio alla rabbia che purtroppo lungo il tempo è nato nel mio cuore. Ti chiedo Signore, strappa tutto questo dal mio cuore. Non voglio avere questi sentimenti cattivi. Desidero che venga fuori l’amore che c’è nel mio cuore. Amo mio padre, mia madre e ho bisogno del loro amore. Amo la mia famiglia e ho bisogno del loro amore.
Per questo motivo oggi rompo con il passato e perdono mio padre e mia madre. Perdono ogni persona della mia famiglia. Chiedo perdono al mio padre e alla mia madre. Ho bisogno di essere perdonato, ma voglio anche perdonare. Grazie Signore, perché posso perdonare tutto e tutti.
“Grazie Signore, perché c’è amore nel mio cuore. Desidero entrare nella mia casa pronto ad amare. Non voglio entrare da solo, entrerò con il Signore. E perché il Signore verrà con me in casa mia, tutto si trasformerà”.
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La Patriarcale Basilica di Santa Maria Maggiore è un inno alla Natività. Domina il Colle Cispio, una delle sommità dell’Esquilino ed essa sono custodite, sia come in uno scrigno nella parte inferiore, ma ancora più in quella inferiore, opere d’arte e reliquie di inestimabile ed eccezionale belezza ed importanza, che la rendono meta incessante di fedeli e di turisti proveniente da ogni paese del mondo. L’affascinante Basilica, nominata in vari modi nel corso dei secoli, è la prima chiesa dell’Occidente edificata per tradizione da Papa Liberio in onore della Madonna, dopo il 356 (anno della miracolosa e leggendaria nevicata di Basilica Liberiana e Santa Maria ad Nives. Venne poi totalmente ricostruita nel 432 da Papa Sisto III, per festeggiare solennemente la celeste maternità della vergine, dogma che era stato gloriosamente proclamato nell’anno precedente (431) durante il noto Concilio ecumenico di Efeso nel periodo del Pontificato di Teodoro I (642-649), il rinomato Tempio venne affilato Santa Maria ad Presepe, perché furono portiti per essere tutelati e venerati i sacri resti della mangiatoia della fasce del Divino Bambino e della Benedetta culla dalla Terra Santa, caduta nell’anno 637, nelle mani degli arabi e venne anche istituito in esso, l’oratorio del presepio.
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In questa nostra puntata noi accosteremo la figura di Maria, la madre di Gesù. Il pericolo nell’accostare una figura così significativa è quello di sradicarlo nel terreno della nostra umanità. Ecco il motivo della nostra scelta, quella di ripercorre due momenti salienti della sua esistenza, il momento dell’annunciazione e il momento del golgota, lì dove troviamo Maria smarrita davanti alla vocazione che gli è proposta e Maria piegata dall’esigenza che questa vocazione richiede. Quando si approfondisce il mistero della vocazione di Maria, si sosta generalmente su brano dell’annunciazione e ci sofferma sul dialogo tra l’angelo Gabrielle e Maria. Ora questo dialogo che si conclude con l’eccome di Maria, termina con una frase molto significativa, l’evangelista ci dice che “l’angelo si allontanò da lei. L’angelo se ne va quasi come un ladro che ha otenuto quello che voleva senza dare nessuna spiegazione a Maria di quello che sarebbe successo dopo. In altre parole, Maria se trova con una gravidanza misteriosa e in un contesto molto difficile in cui deve pure spiegare, giustificare il perché di questa gravidanza, e perché deve spiegare ai suoi genitori al contesto sociale in cui vive e soprattutto al suo promesso sposo Giuseppe. Era una cosa tutt’altro che facile. Questo ci aiuta a capire perché il “sì” di Maria non è subito accompagnato dalla gioia. Il “sì” di Maria è seguito da un lungo viaggio verso il paese della cugina Elisabetta, perché quell’è l’unico segno che l’angelo le ha indicato per aiutare Maria d’ancorarsi a qualcosa che le garantisse che la vocazione che aveva ricevuto veniva realmente da Dio, solo dopo lungo viaggio verso Elisabetta, solo nel momento in cui l’Elisabetta riesce vedere in Maria la presenza di una gravidanza che fisicamente non era ancora visibile, solo in quel momento esplode il canto del Magnificat, quindi la riconoscenza e la gioia, segno anche di un abbandono pieno di Maria nella volontà di Dio.
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| Lc 1, 26-38
La riflessione sulla “Parola” nella Solennita’ dell’Immacolata e’ di P. Massimo Carlino. “Il versetto 26 con il suo riferimento temporale al sesto mese lega il presente brano a quello precedente, cioè, versetti 5, 25 che sono l’annunciazione dell’angelo Gabriele al sacerdote Zaccaria. Il brano attuale, cioè, l’annunciazione dell’angelo Gabriele, messaggero degli eventi messianici si rivolge a una donna, promessa sposa, fidanzata di un uomo Giuseppe della casa di Davide. No c’è più un sacerdote ma una donna, una vergine, non c’è più Gerusalemme, quindi la Giudea, ma abbiamo a Nazareth una casa e siamo in Galilea. Siamo di fronte all’ora a un cambiamento radicale, Dio vuole comunicare qualcosa di grande e lo fa una vergine e lo fa a Nazareth, non più un’apparizione come di un angelo, come se dice nel versetto 11, ma un invio di un angelo, un invio da parte di Dio a una vergine. L’iniziativa di Dio si rivolge in una modalità diversa.” |
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