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Postado em 27-07-2010

A sei mesi dal terremoto che ha devastato il Paese caraibico

BOGOTÃ, lunedì, 26 luglio 2010

Valutare le necessità e cercare linee d’azione per Haiti è l’obiettivo della riunione iniziata martedì scorso nella sede del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM) a Bogotà (Colombia).
All’incontro partecipano i presidenti delle 23 Conferenze Episcopali dell’America Latina e del Caribe a sei mesi dal terremoto del 12 gennaio scorso, che ha provocato più di 250.000 morti e la distruzione della capitale haitiana Port-au-Prince.
Partecipa anche il presidente della Conferenza Episcopale di Haiti, monsignor Louis Kébreau. I presuli valuteranno le necessità della Chiesa nel Paese e delineeranno le mete per la ricostruzione materiale e la formazione di futuri leader religiosi e politici.
Ad Haiti, nel frattempo, continua la rimozione delle macerie. Molti edifici non sono ancora stati ricostruiti soprattutto per la mancanza di governabilità dell’isola e gli scarsi aiuti economici, a livello sia nazionale che internazionale.
Lo stesso Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Moon ha denunciato nei giorni scorsi l’“estrema lentezza†dell’invio di aiuti umanitari per le vittime e ha rivolto un appello ai Paesi che hanno offerto la propria collaborazione affinché mantengano le promesse fatte all’indomani del sisma.

Fonte: ZENIT.org

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Postado em 26-07-2010

Il Padre Nostro è la preghiera che esprime fiducia in Dio, capace di rispondere ai bisogni spirituali e materiali dell’umanità. Lo ha rilevato Benedetto XVI, che parlando ai fedeli ha avuto parole di cordoglio per la sciagura avvenuta a Duisburg in Germania, questa notte, in cui sono morti diversi giovani e molti altri sono rimasti feriti. Su amici e parenti che sono nel dolore, ha detto il Papa in italiano e tedesco, invoco il conforto della preghiera e sono loro vicino nel momento della sofferenza.Spiegando quindi il Padre Nostro e la sua importanza, Benedetto XVI ha rilevato che siamo di fronte alle prime parole della Sacra Scrittura che apprendiamo fin da bambini. Parole che si imprimono nella memoria, plasmano la nostra vita, ci accompagnano fino all’ultimo respiro. Essere figli diventa l’equivalente di seguire Cristo. Ogni volta che recitiamo il Padre Nostro, la nostra voce si intreccia con quella della Chiesa perché chi prega non è mai solo. Infine ai pellegrini spagnoli il Papa ha dato appuntamento a Compostela, in novembre, nell’ambito di un viaggio che lo porterà anche a Barcellona.

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Postado em 23-07-2010
Fino la primo agosto il Braccio di Carlo Magno, in Piazza San Pietro, ospita la mostra “Compostela e l’Europaâ€, dedicata alla cattedrale di Santiago, che sarà visitata da Benedetto XVI il 6 novembre.

Un’opportunità unica, per chi non è mai stato a Santiago, di sperimentare la suggestione della cattedrale ed esperienza imperdibile, per le persone che già hanno compiuto il pellegrinaggio, di riviverne l’emozione. Con questi propositi è sbarcata a Roma la mostra “Compostela e l’Europa. La storia di Diego Gelmirezâ€. La rassegna – fino al prossimo primo agosto, presso il Braccio di Carlo Magno in Vaticano – è dedicata al primo arcivescovo di Santiago di Compostela, figura fondamentale nella costruzione della cattedrale e promotore del pellegrinaggio. Con noi il curatore della mostra, Manuel Castineiras.

MANUEL CASTINEIRAS – Curatore della mostra
“Con questa mostra si scopre come è nato il cammino, a partire dal culto giacobeo a Santiago di Compostela. Si scopre come alla fine dell’XI secolo c’era una rete di cammini che portavano a Compostela e come il vescovo Diego Gelmirez ha approfittato di questi cammini per visitare Roma, la città del Papa, e per acquisire dignità importantissime per la Chiesa di Santiago, come la dignità di arcivescovado e anche il diventare uno dei tre centri di pellegrinaggio maggiori della cristianitàâ€.

La mostra – che si inserisce nelle celebrazioni per l’Anno compostelano – ripercorre con grande ricchezza l’arcivescovato di Gelmírez, che fu senza dubbio l’epoca d’oro dell’arte e della cultura compostelana. Un periodo contrassegnato dalla prosecuzione della Cattedrale e dalla realizzazione delle grandi facciate del transetto – quella Francigena e quella degli Orefici – dalla costruzione di due palazzi episcopali e di infrastrutture urbane, come pure dalla promozione di una scuola di Grammatica e dalla compilazione di testi storici, religiosi e letterari.

MANUEL CASTINEIRAS – Curatore della mostra
“La rassegna si snoda in nove sezioni. Quelle più importanti sono certamente quelle dedicate ai viaggi di Gelmirez in Francia e in Italia. Credo che i pezzi più importanti siano – ad esempio – i pezzi che provengono da san Saturnino di Tolosa, per la prima volta esposti in Italia. I pezzi che vengono dall’Abbazia di Conques, che era uno dei santuari maggiori del periodo. E, ancora, i pezzi che vengono dalla Cattedrale di Santiago. Importantissimi sono anche i pezzi che vengono dall’Italia. Molti di questi è la prima volta che sono esposti: pensiamo alle colonne salomoniche di Trinità dei Monti e di San Carlo a Cave, che sono state restaurate dal nostro governo e che si presentano – appunto – per la prima volta al pubblico italianoâ€.

La mostra, infine, con lo sguardo già rivolto alla visita che Benedetto XVI compierà a Compostela il prossimo novembre, vuole anche rimarcare l’importanza delle radici cristiane per il futuro dell’Europa.

MANUEL CASTINEIRAS – Curatore della mostra
“Culto e cultura hanno la stessa radice. Il cammino di Santiago è costruito sul culto, ma anche sulla cultura. Per noi galiziani è importantissima la visita del Papa, perché riafferma, ancora una volta, l’importanza di questo santuario, di questo centro di pellegrinaggio, che si pone allo stesso livello di Roma e di Gerusalemme per l’Europa cristianaâ€.

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Postado em 21-07-2010

In questo servizio conoscerai una piccola cittadina dei castelli romani, piena di ricchezze e curiosità, stiamo parlando di Nemi, che sorge in un luogo privilegiato dalla natura. Siamo in un luogo dove l’azzurro del lago è cosi raggiante da sembrare uno scenario cinematografico, tuttavia questo luogo è reale e si chiama Nemi. Una piccola città nei castelli romani che conta circa 500 abitanti. La città è stata costruita nei d’dintorni del lago, e chi abita qui ha la possibilità di contemplare questa cartolina postale tutti i giorni.

Come abbiamo potuto vedere nelle immagini, Nemi è una città affascinate e si trova a una sessantina di kilometri da Roma. Oltre a questo è un posto segnato dalla religiosità. Nonostante la sua semplicità, questa chiesa è considerata il centro della religiosità di Nemi e ha già ricevuto la visita di dieci Papi, tra i quali, Benedetto XVI nel anno 2006. Ciò che ha attirato i Sommi Pontefici fino a qui è la devozione al crocifisso che tutti chiamano “il crocifisso miracolosoâ€.

Questo crocifisso è stato scolpito e concluso nel 1679 da un frate francescano il quale con molta devozione, ha voluto realizzarlo con legno di Oliva, della Terra santa, mentre digiunava e pregava soprattutto ogni venerdì. L’artista ha anche depositato nell’opera sacra varie reliquie che hanno una relazione con la morte di Gesù. Come ad esempio, pezzi della croce originale, pietre del Monte Calvario e del santo Sepolcro.

Ma non è solo quello, secondo la tradizione, il volto di Gesù è diventato espressivo non soltanto perché cosi ha voluto lo scultore, ma miracolosamente. Un’altra particolarità è che questo crocifisso era stato portato nella casa Pontificia di Castel Gandolfo a richiesta di Giovanni Paolo II nel 1997 , dove rimasse tre giorni affinché il pontefice pregasse davanti a Lui. Una immagine che non può essere considerata soltanto un pezzo storico, ma espressione della grande sofferenza e l’amore offerto da Gesù sulla Croce.

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Postado em 01-07-2010
Aiuto alla Chiesa che Soffre ha presentato recentemente un video in cui racconta i martiri del nostro tempo. Un viaggio intenso attraverso una fede che non teme di portare la croce di Cristo.

BENEDETTO XVI – 07 aprile 2008
“Apparentemente sembra che la violenza, i totalitarismi, la persecuzione, la brutalità cieca si rivelino più forti, mettendo a tacere la voce dei testimoni della fede, che possono umanamente apparire come sconfitti della storia. Ma Gesù risorto illumina la loro testimonianza e comprendiamo così il senso del martirioâ€.

In un mondo caotico e rumoroso, sono migliaia gli uomini e donne che – lontano dai riflettori – servono il Signore e la Chiesa, nonostante le minacce, nonostante le intimidazioni. Alcuni di questi hanno pagato nel sangue il proprio credere in Cristo, una luminosa costellazione di eroi della fede che travalica i confini e i riferimenti temporali. Aiuto alla Chiesa che Soffre ha recentemente realizzato un video per ricordare alcuni di questi martiri. Solo nel 2009, 38 missionari hanno perso la vita in diverse regioni della Terra, in Paesi dove il diritto alla libertà religiosa viene annientato od oscurato. Con noi Massimo Ilardo, direttore Aiuto alla Chiesa che Soffre Italia.

MASSIMO ILARDO -Direttore ACS Italia
“Possiamo parlare di alcune chiese in Vietnam o in Cina, dove la fede si vive in clandestinità. Spesso e volentieri lì la Chiesa è perseguitata da un punto di vista fattivo. E poi non dimentichiamo i Paesi del Medio Oriente, da dove molti cristiani vanno via. Nonostante la Chiesa abbia lì tradizioni antichissime, i cristiani stanno sparendo e noi stiamo facendo una campagna in virtù del sostegno ai cristiani in Terra Santa. E poi possiamo parlare di una persecuzione che arriva anche in Occidente. Il togliere il crocefisso è un segno evidente di una scristianizzazione, o cristianofobia, se così vogliamo chiamarla. Essere cristiano vuol dire spesso essere perseguitato, dover nascondersiâ€.

Aiuto alla Chiesa che Soffre è un’associazione riconosciuta dalla Santa Sede quale opera di Diritto Pontificio. Fondata nel 1947, dal sacerdote olandese van Straten, oggi opera in oltre 150 Paesi.

MASSIMO ILARDO -Direttore ACS Italia
“Asciugare le lacrime di Dio dove egli pianga: questo è l’impegno di ACS da sempre. Il nostro compito è quello di aiutare e sostenere la Chiesa dove ha difficoltà a professare la propria fede, dove viene perseguitata, dove ha realmente bisogno di un sostegno per portare avanti un aiuto pastorale. Questo è un po’ il discorso generale. Poi concretamente facciamo tante cose. Un aspetto importante per noi è, ad esempio, portare avanti il discorso della formazione. (…) Costruiamo monasteri, conventi, seminari, centri di comunità, dove è difficile radunare delle comunità e pregare. Noi facciamo quello: dove non esistono cappelle, dove è impossibile costruirle, la nostra mano è lìâ€.

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Postado em 30-06-2010

SAN GIOVANNI BATTISTA
Nel suggestivo scenario naturale di San Giovanni del Deserto celebrata la festa del Battista, che qui visse la prima parte della sua vita … E il 24 giugno tutti ad Ain Karem nel Santuario francescano che conserva il luogo della nascita del “più grande fra i nati di donna”

VOGLIAMO LA PACE IN TERRA SANTA
… il secondo pellegrinaggio dei Papaboys nella terra di Gesù. Con la gioia della fede e della preghiera, sulla scia della Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace del 31 gennaio scorso

PER RIPARTIRE PIU’ MISSIONARI
a Betania, nel villaggio di Marta, Maria e Lazzaro, presso l’Istituto Comboniano, un momento di riposo e di formazione biblica per missionari da anni impegnati nel sud del mondo

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Postado em 28-06-2010
20350AY Pochi giorni ci separano dalla Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. La testimonianza ricca e feconda di questi due maestri deve essere necessariamente contemplata a partire dal confronto delle due personalità.

Paolo, l’Apostolo delle genti con il suo coraggio, la sua tenacia il suo carattere forte e deciso e Pietro, la roccia, con la sua spontaneità, il suo istinto buono e generoso ma anche con i suoi sbandamenti e le sue fragilità spesso sottolineate nei Vangeli proprio per dimostrare che la nostra comune condizione umana è debole e solo a partire da questa fragilità noi possiamo scoprire la grandezza dell’amore misericordioso di Dio. Paolo cittadino romano formato alla scuola del maestro Gamaliele, Pietro di galilea umile pescatore. Due personalità completamente differenti eppure un cuore solo nella testimonianza della verità che salva, una vita intera spesa per un unico ideale; amare e far amare Gesù. Un esempio eccellente per la nostra società multiculturale che sottolinea negativamente le diversità rifiutando la possibilità di diventare fratelli in quei valori fondamentali che dimorano nel profondo del cuore dell’uomo. Nati in condizioni diverse e formati in ambienti differenti Pietro e Paolo moriranno nella stessa Città e nello stesso modo, versando il loro sangue per rendere testimonianza al Figlio di Dio. A te caro fratello, soprattutto a te giovane, la testimonianza dei Santi Pietro e Paolo ti dice che il diverso, il differente da te, il lontano è più vicino se ti sforzi di amarlo e di vederlo con gli occhi di Gesù. Nonostante tutte le diversità e le lontananze se ti sforzi di vivere in Cristo come Pietro e Paolo troverai la forza che abbatte la distanza e la luce che ti fa vedere l’altro come una parte di te perché l’amore di Dio ci rende fratelli, ci fa una cosa sola in lui. Congregavit nos in unum Christi amor!!

Don Paolo Morocutti

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Postado em 22-06-2010

  • SACERDOTI BRASILIANI IN TERRA SANTA

dal Brasile a Roma, fino a Gerusalemme. 400 sacerdoti brasiliani hanno concluso in Terra Santa l’Anno Sacerdotale

  • I FIORI DELLA SINDONE

Al Notre Dame Center di Gerusalemme il professor Avinoam Dànin, il noto esperto di botanica, ebreo, che ha studiato le tracce di pollini presenti sulla Sindone

  • IL PATRONO DELLA CUSTODIA

Sant’Antonio da Padova festeggiato a Gerusalemme il 13 giugno nella Chiesa Parrocchiale latina

  • NOTTI DI LUCE

Cariche di luce e affollate di gente… così sono state le notti della città vecchia di Gerusalemme, che nella settimana del Secondo Jerusalem Festival of Light ha respirato un’atmosfera diversa

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Postado em 02-06-2010

PENTECOSTE AL CENACOLO
Domenica di Pentecoste al Cenacolo … all’indomani della riconferma di P. Pierbattista Pizzaballa a Custode di Terra Santa e Guardiano del Monte Sion.

MONS. WILLIAM SHOMALI VESCOVO
Mons. William Shomali consacrato vescovo nella Basilica di Santa Caterina a Betlemme. Un partecipatissimo momento di gioia e di fede per il nuovo vescovo ausiliare di Gerusalemme.

PAPA A CIPRO
Tra pochi giorni Benedetto XVI sarà a Cipro … A distanza di poco più di un anno, è come se il Papa ritornasse in Terra Santa, perchè la Chiesa Latina di Cipro, fa parte della diocesi di Gerusalemme. Intervista al Patriarca Latino Fouad Twal.

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Postado em 27-05-2010

“Il Papa sa di poter contare sempre sui Vescovi italianiâ€:Queste  sono le parole del papa Benedetto XVI rivolto ai Membri dell’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.), in questa mattina nell’aula Paolo VI. ll Papa ha ricordato che l’educazione è il tema portante scelto dai vescovi per i prossimi dieci anni. Ha affermato che “l’incontro personale con Gesù è la chiave per intuire la rilevanza di Dio nell’esistenza quotidiana, il segreto per spenderla nella carità fraterna, la condizione per rialzarsi sempre dalle cadute e muoversi a costante conversione”. Ha sottolineto anche che “il compito educativo, che hanno assunto come prioritario, valorizza segni e tradizioni, di cui l’Italia è così ricca. E ha proseguito –“Necessita di luoghi credibili: anzitutto la famiglia, con il suo ruolo peculiare e irrinunciabile; la scuola, orizzonte comune al di là delle opzioni ideologiche; la parrocchia, “fontana del villaggio”, luogo ed esperienza che inizia alla fede nel tessuto delle relazioni quotidianeâ€. Riportiamo di seguito il suo discorso:

Venerati e cari Fratelli,
nel Vangelo proclamato domenica scorsa, Solennità di Pentecoste, Gesù ci ha promesso: “Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14, 26). Lo Spirito Santo guida la Chiesa nel mondo e nella storia. Grazie a questo dono del Risorto, il Signore resta presente nello scorrere degli eventi; è nello Spirito che possiamo riconoscere in Cristo il senso delle vicende umane. Lo Spirito Santo ci fa Chiesa, comunione e comunità incessantemente convocata, rinnovata e rilanciata verso il compimento del Regno di Dio. È nella comunione ecclesiale la radice e la ragione fondamentale del vostro convenire e del mio essere ancora una volta con voi, con gioia, in occasione di questo appuntamento annuale; è la prospettiva con la quale vi esorto ad affrontare i temi del vostro lavoro, nel quale siete chiamati a riflettere sulla vita e sul rinnovamento dell’azione pastorale della Chiesa in Italia. Sono grato al Cardinale Angelo Bagnasco per le cortesi e intense parole che mi ha rivolto, facendosi interprete dei vostri sentimenti: il Papa sa di poter contare sempre sui Vescovi italiani. In voi saluto le comunità diocesane affidate alle vostre cure, mentre estendo il mio pensiero e la mia vicinanza spirituale all’intero popolo italiano.

Corroborati dallo Spirito, in continuità con il cammino indicato dal Concilio Vaticano II, e in particolare con gli orientamenti pastorali del decennio appena concluso, avete scelto di assumere l’educazione quale tema portante per i prossimi dieci anni. Tale orizzonte temporale è proporzionato alla radicalità e all’ampiezza della domanda educativa. E mi sembra necessario andare fino alle radici profonde di questa emergenza per trovare anche le risposte adeguate a questa sfida. Io ne vedo soprattutto due. Una radice essenziale consiste – mi sembra – in un falso concetto di autonomia dell’uomo: l’uomo dovrebbe svilupparsi solo da se stesso, senza imposizioni da parte di altri, i quali potrebbero assistere il suo autosviluppo, ma non entrare in questo sviluppo. In realtà, è essenziale per la persona umana il fatto che diventa se stessa solo dall’altro, l’”io” diventa se stesso solo dal “tu” e dal “voi”, è creato per il dialogo, per la comunione sincronica e diacronica. E solo l’incontro con il “tu” e con il “noi” apre l’”io” a se stesso. Perciò la cosiddetta educazione antiautoritaria non è educazione, ma rinuncia all’educazione: così non viene dato quanto noi siamo debitori di dare agli altri, cioè questo “tu” e “noi” nel quale si apre l’”io” a se stesso. Quindi un primo punto mi sembra questo: superare questa falsa idea di autonomia dell’uomo, come un “io” completo in se stesso, mentre diventa “io” anche nell’incontro collettivo con il “tu” e con il “noi”.

L’altra radice dell’emergenza educativa io la vedo nello scetticismo e nel relativismo o, con parole più semplici e chiare, nell’esclusione delle due fonti che orientano il cammino umano. La prima fonte dovrebbe essere la natura secondo la Rivelazione. Ma la natura viene considerata oggi come una cosa puramente meccanica, quindi che non contiene in sé alcun imperativo morale, alcun orientamento valoriale: è una cosa puramente meccanica, e quindi non viene alcun orientamento dall’essere stesso. La Rivelazione viene considerata o come un momento dello sviluppo storico, quindi relativo come tutto lo sviluppo storico e culturale, o – si dice – forse c’è rivelazione, ma non comprende contenuti, solo motivazioni. E se tacciono queste due fonti, la natura e la Rivelazione, anche la terza fonte, la storia, non parla più, perché anche la storia diventa solo un agglomerato di decisioni culturali, occasionali, arbitrarie, che non valgono per il presente e per il futuro. Fondamentale è quindi ritrovare un concetto vero della natura come creazione di Dio che parla a noi; il Creatore, tramite il libro della creazione, parla a noi e ci mostra i valori veri. E poi così anche ritrovare la Rivelazione: riconoscere che il libro della creazione, nel quale Dio ci dà gli orientamenti fondamentali, è decifrato nella Rivelazione, è applicato e fatto proprio nella storia culturale e religiosa, non senza errori, ma in una maniera sostanzialmente valida, sempre di nuovo da sviluppare e da purificare. Così, in questo “concerto” – per così dire – tra creazione decifrata nella Rivelazione, concretizzata nella storia culturale che sempre va avanti e nella quale noi ritroviamo sempre più il linguaggio di Dio, si aprono anche le indicazioni per un’educazione che non è imposizione, ma realmente apertura dell’”io” al “tu”, al “noi” e al “Tu” di Dio.

Quindi le difficoltà sono grandi: ritrovare le fonti, il linguaggio delle fonti, ma, pur consapevoli del peso di queste difficoltà, non possiamo cedere alla sfiducia e alla rassegnazione. Educare non è mai stato facile, ma non dobbiamo arrenderci: verremmo meno al mandato che il Signore stesso ci ha affidato, chiamandoci a pascere con amore il suo gregge. Risvegliamo piuttosto nelle nostre comunità quella passione educativa, che è una passione dell’”io” per il “tu”, per il “noi”, per Dio, e che non si risolve in una didattica, in un insieme di tecniche e nemmeno nella trasmissione di principi aridi. Educare è formare le nuove generazioni, perché sappiano entrare in rapporto con il mondo, forti di una memoria significativa che non è solo occasionale, ma accresciuta dal linguaggio di Dio che troviamo nella natura e nella Rivelazione, di un patrimonio interiore condiviso, della vera sapienza che, mentre riconosce il fine trascendente della vita, orienta il pensiero, gli affetti e il giudizio.

I giovani portano una sete nel loro cuore, e questa sete è una domanda di significato e di rapporti umani autentici, che aiutino a non sentirsi soli davanti alle sfide della vita. È desiderio di un futuro, reso meno incerto da una compagnia sicura e affidabile, che si accosta a ciascuno con delicatezza e rispetto, proponendo valori saldi a partire dai quali crescere verso traguardi alti, ma raggiungibili. La nostra risposta è l’annuncio del Dio amico dell’uomo, che in Gesù si è fatto prossimo a ciascuno. La trasmissione della fede è parte irrinunciabile della formazione integrale della persona, perché in Gesù Cristo si realizza il progetto di una vita riuscita: come insegna il Concilio Vaticano II, “chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo” (Gaudium et spes, 41). L’incontro personale con Gesù è la chiave per intuire la rilevanza di Dio nell’esistenza quotidiana, il segreto per spenderla nella carità fraterna, la condizione per rialzarsi sempre dalle cadute e muoversi a costante conversione.

Il compito educativo, che avete assunto come prioritario, valorizza segni e tradizioni, di cui l’Italia è così ricca. Necessita di luoghi credibili: anzitutto la famiglia, con il suo ruolo peculiare e irrinunciabile; la scuola, orizzonte comune al di là delle opzioni ideologiche; la parrocchia, “fontana del villaggio”, luogo ed esperienza che inizia alla fede nel tessuto delle relazioni quotidiane. In ognuno di questi ambiti resta decisiva la qualità della testimonianza, via privilegiata della missione ecclesiale. L’accoglienza della proposta cristiana passa, infatti, attraverso relazioni di vicinanza, lealtà e fiducia. In un tempo nel quale la grande tradizione del passato rischia di rimanere lettera morta, siamo chiamati ad affiancarci a ciascuno con disponibilità sempre nuova, accompagnandolo nel cammino di scoperta e assimilazione personale della verità. E facendo questo anche noi possiamo riscoprire in modo nuovo le realtà fondamentali.

La volontà di promuovere una rinnovata stagione di evangelizzazione non nasconde le ferite da cui la comunità ecclesiale è segnata, per la debolezza e il peccato di alcuni suoi membri. Questa umile e dolorosa ammissione non deve, però, far dimenticare il servizio gratuito e appassionato di tanti credenti, a partire dai sacerdoti. L’anno speciale a loro dedicato ha voluto costituire un’opportunità per promuoverne il rinnovamento interiore, quale condizione per un più incisivo impegno evangelico e ministeriale. Nel contempo, ci aiuta anche a riconoscere la testimonianza di santità di quanti – sull’esempio del Curato d’Ars – si spendono senza riserve per educare alla speranza, alla fede e alla carità. In questa luce, ciò che è motivo di scandalo, deve tradursi per noi in richiamo a un “profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia” (Benedetto XVI, Intervista ai giornalisti durante il volo verso il Portogallo, 11 maggio 2010).

Cari Fratelli, vi incoraggio a percorrere senza esitazioni la strada dell’impegno educativo. Lo Spirito Santo vi aiuti a non perdere mai la fiducia nei giovani, vi spinga ad andare loro incontro, vi porti a frequentarne gli ambienti di vita, compreso quello costituito dalle nuove tecnologie di comunicazione, che ormai permeano la cultura in ogni sua espressione. Non si tratta di adeguare il Vangelo al mondo, ma di attingere dal Vangelo quella perenne novità, che consente in ogni tempo di trovare le forme adatte per annunciare la Parola che non passa, fecondando e servendo l’umana esistenza. Torniamo, dunque, a proporre ai giovani la misura alta e trascendente della vita, intesa come vocazione: chiamati alla vita consacrata, al sacerdozio, al matrimonio, sappiano rispondere con generosità all’appello del Signore, perché solo così potranno cogliere ciò che è essenziale per ciascuno. La frontiera educativa costituisce il luogo per un’ampia convergenza di intenti: la formazione delle nuove generazioni non può, infatti, che stare a cuore a tutti gli uomini di buona volontà, interpellando la capacità della società intera di assicurare riferimenti affidabili per lo sviluppo armonico delle persone.

Anche in Italia la presente stagione è marcata da un’incertezza sui valori, evidente nella fatica di tanti adulti a tener fede agli impegni assunti: ciò è indice di una crisi culturale e spirituale, altrettanto seria di quella economica. Sarebbe illusorio – questo vorrei sottolinearlo – pensare di contrastare l’una, ignorando l’altra. Per questa ragione, mentre rinnovo l’appello ai responsabili della cosa pubblica e agli imprenditori a fare quanto è nelle loro possibilità per attutire gli effetti della crisi occupazionale, esorto tutti a riflettere sui presupposti di una vita buona e significativa, che fondano quell’autorevolezza che sola educa e ritorna alle vere fonti dei valori. Alla Chiesa, infatti, sta a cuore il bene comune, che ci impegna a condividere risorse economiche e intellettuali, morali e spirituali, imparando ad affrontare insieme, in un contesto di reciprocità, i problemi e le sfide del Paese. Questa prospettiva, ampiamente sviluppata nel vostro recente documento su Chiesa e Mezzogiorno, troverà ulteriore approfondimento nella prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani, prevista in ottobre a Reggio Calabria, dove, insieme alle forze migliori del laicato cattolico, vi impegnerete a declinare un’agenda di speranza per l’Italia, perché “le esigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili” (Enc. Deus caritas est, 28). Il vostro ministero, cari Confratelli, e la vivacità delle comunità diocesane alla cui guida siete posti, sono la migliore assicurazione che la Chiesa continuerà responsabilmente ad offrire il suo contributo alla crescita sociale e morale dell’Italia.

Chiamato per grazia ad essere Pastore della Chiesa universale e della splendida Città di Roma, porto costantemente con me le vostre preoccupazioni e le vostre attese, che nei giorni scorsi ho deposto – con quelle dell’intera umanità – ai piedi della Madonna di Fatima. A Lei va la nostra preghiera: “Vergine Madre di Dio e nostra Madre carissima, la tua presenza faccia rifiorire il deserto delle nostre solitudini e brillare il sole sulle nostre oscurità, faccia tornare la calma dopo la tempesta, affinché ogni uomo veda la salvezza del Signore, che ha il nome e il volto di Gesù, riflesso nei nostri cuori, per sempre uniti al tuo! Così sia!” (Fatima, 12 maggio 2010). Di cuore vi ringrazio e vi benedico.

BENTOXVI_assinatura

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