La fontana delle api in via del Pellegrino, nella Città del Vaticano, è tornata alla vista di passanti e fedeli. E’ stato ultimato, infatti, il restauro che per diversi mesi ha visto protagonista la prima fontana realizzata nel piccolo Stato Pontificio. Con noi l’architetto Barbara Bellano, coordinatrice del Gruppo Fontane dello Stato della Città del Vaticano, recentemente costituito dalla presidenza del Governatorato per preservare questo inestimabile patrimonio, armonizzandolo con aspirazioni ecologiche.
Barbara Bellano – Coordinatrice del Gruppo Fontane
“La fontana delle api venne realizzata sotto il pontificato di Urbano VIII Barberini e deve il suo nome alle cinque api presenti nella sua scultura. Ovviamente, le api richiamano lo stemma di Papa Barberini: tre api su fondo azzurro. E’ collocata in via del Pellegrino, nei pressi dell’ingresso della chiesa di sant’Anna dei Palafrenieri. E’ una piccola fontana, generalmente attribuita totalmente al Bernini. Oggi, tuttavia, sappiamo con sicurezza che il lavoro di scultura venne realizzato da Borromini, all’epoca giovane scalpellino presso la bottega del Maestro”.
Anticamente – sotto il pontificato di Giulio II – la fontana era collocata presso il cortile del Belvedere, ove è tuttora visibile una lapide posta a testimonianza della sua originaria posizione.
Barbara Bellano – Coordinatrice del Gruppo Fontane
“La popolazione attribuiva alla prima acqua che venne trovata sotto il pontificato di Giulio II – un’acqua estremamente pura – degli interventi miracolosi da far risalire proprio a Papa Damaso. E’ per questo motivo che il Papa scelse la collocazione di questa primissima fontanella al confine dell’allora Stato vaticano, per consentire alla popolazione di potersi abbeverare da questa acqua miracolosa. Inoltre, quella era la stessa acqua che veniva servita alla tavola del Pontefice”.
La fontana delle api, dunque, torna all’originario splendore grazie al minuzioso lavoro di restauro messo a punto. Anzitutto sono state compiute opere di pre-consolidamento con le nanocalci, senza adesivi organici; quindi, si è passati alla pulitura, meccanica e chimica, per finire con il laser. I lavori hanno permesso di scoprire la presenza di un mascherone nella parte alta dell’opera, completamente ricoperto dal calcare, come gran parte della scultura. Guy Devreux, responsabile del Laboratorio di restauro marmi e calchi dei Musei Vaticani.
Guy Devreux – Responsabile Laboratorio restauro marmi e calchi
“Abbiamo scelto questa fontana sicuramente per il suo pessimo stato di conservazione e perché, essendo alla portata di tutti, rischiava di vedere peggiorare il suo stato. Inoltre, la fontana, come vi ha anche detto l’architetto Bellano, è una fontana estremamente importante, perché si tratta di una scultura fatta dal Borromini per la bottega del Bernini. Di tutte le fontane che fanno parte del Vaticano, questa è quella che sicuramente aveva bisogno di un restauro urgente. (…) Chiaramente, il grosso dei danni è dovuto alle intemperie e allo smog, che abbiamo purtroppo in questa città, e che ha aggredito le superfici marmoree. Aggredito a tal punto che alcune parti della fontana sono andate perse. Altre le abbiamo salvate, altre rimangono in scaglie”.
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