Dando continuità al nostro percorso formativo “online†vi propongo la continuità del tema sulla maturità nelle Direttive sulla formazione negli Istituti religiosi – PI (1990). La maturità è un percorso graduale, progressivo, necessario durante il periodo di formazione, e ai candidati viene data la possibilità e i mezzi necessari per il suo raggiungimento. Il n. 42 afferma: “La maggior parte delle difficoltà incontrate ai nostri giorni nella formazione dei novizi derivano dal fatto che questi, al momento della loro ammissione al noviziato, non possedevano la sufficiente maturità â€. Certamente, non si esige che il candidato sia in condizione di assumere immediatamente tutti gli obblighi dei religiosi, ma deve essere ritenuto capace di giungervi progressivamente. Il poter giudicare su tale capacità giustifica che si diano il tempo e i mezzi per giungervi. Questo è lo scopo della tappa preparatoria al noviziato, qualunque sia il nome che le si dia: postulato, pre-noviziato ecc. Spetta unicamente al diritto proprio degli istituti precisarne le modalità di esecuzione ma, comunque sia, “nessuno può essere ammesso senza adeguata preparazioneâ€.
La maturità nelle sue diverse dimensioni viene tutelata dal documento e diventa una delle condizioni indispensabili nella scelta e nell’accoglienza delle persone che vogliono abbracciare la vita religiosa: Il n. 43, infatti afferma: “il grado di maturità umana e cristiana richiesto perché si possa iniziare il noviziato senza dover retrocedere al livello di un corso di formazione generale di base o di un semplice catecumenato; accade, infatti, che i candidati che si presentano non abbiano tutti compiuto la loro iniziazione cristiana (sacramentale, dottrinale e morale) e manchino di alcuni elementi di una vita cristiana ordinaria; l’equilibrio dell’affettività , particolarmente l’equilibrio sessuale, che suppone l’accettazione dell’altro, uomo o donna, nel rispetto della sua differenza; se sarà necessario, si ricorra a un esame psicologico, rispettando il diritto di ciascuno a preservare la propria intimità ; la capacità di vivere in comunità sotto l’autorità dei superiori, in tale istitutoâ€.
| Una delle caratteristiche della maturità è la libertà nel servizio gratuito, nella capacità di creare vincoli, di sentirsi appartenente e donarsi con amore. Il n. 55 del documento rileva infatti questi aspetti come conseguenza di chi ha raggiunto la maturità : “Durante il noviziato, si farà anche risaltare l’eccellenza e la possibilità di un impegno perpetuo a servizio del Signore. “
La qualità di una persona – afferma Giovanni Paolo II – si può giudicare dalla natura dei suoi vincoli. Perciò, si può dire con gioia che la vostra libertà si è legata liberamente a Dio per un servizio volontario, in amorosa servitù. E facendolo, la vostra “umanità †ha raggiunto la maturità . “Umanità apertaâ€, ho scritto nell’enciclica Redemptor hominis, significa il pieno uso del dono della libertà che noi abbiamo ottenuto dal Creatore quando egli chiama all’esistenza l’uomo, fatto “a sua immagineâ€. |
Tale dono trova la sua piena realizzazione nella donazione senza riserva della persona tutta intera, in uno spirito di amore nuziale verso Cristo e, con Cristo, verso tutti coloro ai quali egli manda gli uomini e le donne che sono totalmente consacrati a lui secondo i consigli evangeliciâ€. Non si dà la propria vita a Cristo “in provaâ€. D’altra parte, è Lui che prende l’iniziativa di chiederla a noi. I religiosi testimoniano che ciò è possibile, grazie soprattutto alla fedeltà di Dio, e che ciò li rende liberi e felici, se il dono si rinnova ogni giornoâ€.
Negli orientamenti dati al n. 70 sui tempi forti della formazione continua, il processo di maturità viene considerato come una delle quattro tappe significative della vita del religioso e che bisogna comprenderla in modo non rigido, ma come una tappa che conviene combinare concretamente con quelle che può suscitare l’iniziativa imprevedibile dello Spirito Santo.
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Nel documento dedicato a dare gli orientamenti validi per la vita consacrata nel suo insieme, specialmente sulla formazione, troviamo 10 volte la parola maturità . Seguendo la stessa metodologia, cercheremo di riportare i paragrafi con il loro contenuto, cercando di cogliere il significato, la definizione, il pensiero della Chiesa sul processo di maturità nel percorso formativo dei religiosi.
Il n. 13 riguarda il consiglio evangelico della castità . Il tema della maturità viene sottolineato come un raggiungimento da conseguire prima di ammettere i candidati alla professione del voto: “Poiché l’osservanza della continenza perfetta tocca intimamente le inclinazioni più profonde della natura umana, i candidati alla professione di castità non abbraccino questo stato né vi siano ammessi, se non dopo una prova veramente sufficiente e dopo che sia stata da essi raggiunta una debita maturità psicologica e affettiva. Essi non solo siano preavvertiti circa i pericoli ai quali va incontro la castità , ma devono essere educati in maniera tale da osservare il celibato consacrato a Dio anche come un bene per lo sviluppo integrale della propria personaâ€.
Il percorso di maturità quindi richiede, secondo il documento, l’educazione alla castità , che dovrà mirare ad aiutare ciascuno a controllare e a padroneggiare i propri impulsi sessuali, evitando, nello stesso tempo l’egoismo affettivo orgogliosamente soddisfatto dalla propria fedeltà nella purezza.
Nel richiamare il percorso dei diversi documenti conciliari, che riguardano la formazione integrale della persona nella sua dimensione fisica, morale, intellettuale e spirituale, con le sue finalità e le sue esigenze, il n. 34 ricorda che il decreto sulla formazione sacerdotale Optatam totius propone criteri che permettono di giudicare il livello di maturità umana richiesta dai candidati al ministero presbiterale e aggiunge che questi criteri possono applicarsi agevolmente ai candidati alla vita religiosa, vista la natura di quest’ultima e la missione che il religioso è chiamato a compiere nella Chiesa.
In una chiave di lettura educativa e mistica della maturità alla luce del mistero pasquale, il documento al n. 36, rileva il processo della maturità come un programma formativo che dura tutta una vita e afferma che bisogna trovare nella persona una profonda motivazione della propria scelta vocazionale. La vita religiosa infatti, conduce la persona a condividere sempre più coscientemente e concretamente il mistero della passione di Cristo, di morte e di risurrezione. Questo mistero pasquale deve essere come il cuore dei programmi di formazione, in quanto sorgente di vita e di maturità . È su questo fondamento che si forma l’uomo nuovo, il religioso e l’apostolo.
Se il processo è questo, allora il processo della maturità vissuta alla luce del mistero pasquale ci porta a ricordare l’indispensabile necessità dell’ascesi nella formazione e nella vita dei religiosi. In un mondo di erotismo, di consumismo e di abusi di ogni genere, vi è bisogno di testimoni del mistero pasquale di Cristo, la cui prima tappa passa obbligatoriamente attraverso la croce. Questo passaggio conduce a porre nel programma di una formazione integrale un’ascesi personale quotidiana che porti i candidati, novizi e professi, all’esercizio delle virtù di fede, di speranza, di carità , di prudenza, di giustizia, di fortezza e di temperanza.
Questo programma, afferma il documento, non ha età e non può passare di moda. È sempre attuale e sempre necessario. Non si può vivere il proprio battesimo senza adottare questo programma e ancor meno essere fedele alla propria vocazione religiosa. Il programma sarà tanto più seguito se è motivato dall’amore di Gesù e dalla gioia di servirLo. È interessante notare nel n. 39 il richiamo alla necessità di promuovere nella formazione dei religiosi/e la conoscenza delle proprie risorse e dei propri limiti come persone umane, come mezzi efficaci nel processo di maturità . “Le generazioni di oggi sono spesso cresciute in un ambiente di coeducazione, senza che i ragazzi e le ragazze siano sempre aiutati a conoscere le loro ricchezze e i loro rispettivi limiti.
I contatti di apostolato di ogni genere, la maggiore collaborazione che si è instaurata tra i religiosi e le religiose, con le correnti culturali attuali, rendono particolarmente utile una formazione in questo campo. La promiscuità prematura e la collaborazione stretta e frequente non sono necessariamente una garanzia di maturità nelle relazioni tra gli uni e le altre. Converrà dunque prendere le misure per promuovere e affermare questa maturità , in vista di educare alla pratica della castità perfetta. Inoltre, uomini e donne devono prendere conoscenza della loro specifica situazione nel piano di Dio, del contributo originale che apportano rispettivamente all’opera della salvezza. Così si offrirà ai futuri religiosi la possibilità di una riflessione sul ruolo della sessualità nel disegno divino di creazione e di salvezza. In questo contesto, si esporranno e si comprenderanno le ragioni che giustificano il fatto di scartare dalla vita religiosa quelle e quelli che non giungeranno a padroneggiare le tendenze omosessuali o che pretendessero di poter adottare una terza via “vissuta come uno stato ambiguo tra il celibato e il matrimonioâ€.
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Diamo continuità oggi ai contenuti sulla maturità nel documento: Renovationis causam (1969). Troviamo nel documento per ben 10 volte il richiamo alla maturità nelle sue diverse dimensioni. Tra queste la maturità umana, cristiana, spirituale ed affettiva. Al n. 4 la maturità viene presentata nella sua dimensione umana e spirituale, ed è una “meta†che il novizio deve aver raggiunto prima di iniziare il noviziato. Ma è pure un processo che si raggiunge progressivamente.
Di fronte a queste richieste il documento, nello stesso paragrafo, indica come mezzo efficace per facilitare il processo di maturità umana e spirituale, un graduale ma indispensabile aggiornamento spirituale e psicologico per preparare gli animi a certe rotture con l’ambiente e con le stesse consuetudini mondane. Tutte le famiglie religiose, sottolinea il documento, cerchino di far precedere l’ammissione al noviziato da un conveniente periodo di prova, atto a favorire la maturazione umana e affettiva del candidato.
Tenendo presente che il processo di maturità umana è un percorso graduale, dinamico, che si diversifica secondo le persone, le culture e nemmeno risponde all’età cronologica, il documento esorta a riconoscere che i problemi si possono presentare in maniera assai diversa secondo le regioni e che occorre tuttavia ammettere che l’età dell’ammissione al noviziato deve ora essere superiore a quella richiesta nel passato (Cfr. n. 4).
La Chiesa consapevole della gradualità e della difficoltà nel processo di maturità , favorisce il “tempo†necessario per raggiungerla. Nell’intento di corrispondere al bisogno di una formazione graduale è conveniente che, al momento di pronunciare i voti perpetui, il religioso sia giunto al grado di maturità spirituale necessario, affinché lo stato religioso, nel quale si accinge a impegnarsi definitivamente, possa davvero essere per lui un mezzo per raggiungere più facilmente la perfezione e una più grande carità , e non un fardello troppo pesante da portare.
La possibilità di prolungare il tempo di prova, e di conseguenza aspettare i tempi per raggiungere la maturità richiesta, può, inoltre, comportare alcuni svantaggi nel processo di sviluppo della persona. Il documento infatti afferma: “Il fatto di restare troppo a lungo in uno stato di incertezza non è sempre un fattore di maturazione; anzi, questa situazione può, produrre in taluni una certa tendenza all’instabilità â€. Per questo i superiori devono essere consapevoli delle loro gravi responsabilità in questo campo e non devono rinviare fino all’ultimo momento una decisione che avrebbero potuto e dovuto prendere prima.
La difficoltà del raggiungimento della maturità è un tema, una preoccupazione costante del documento, in cui si evince da una parte la possibilità di prolungare i tempi, dall’altra parte, la preoccupazione che questo stesso criterio porti delle conseguenze immature alla persona. Allora il documento offre un’altra alternativa, quella di dare ai novizi, al termine del noviziato, la possibilità di impegnarsi con un vincolo temporaneo differente dai voti (cf. N. 4).
Tra le norme speciali che favoriscono i necessari ed utili esperimenti che rendono possibili l’aggiornamento della formazione alla vita religiosa, si trova una norma che richiama il necessario sviluppo della maturità , da parte dei candidati. Una maturità umana e affettiva che faciliti la loro capacità di assumere i compiti di sviluppo e le esigenze della vita religiosa. Il n. 11. II afferma: “Durante questo periodo di prova si dovrà , in particolare, vedere se il candidato alla vita religiosa possieda tali requisiti di maturità umana e affettiva, da lasciar sperare che egli sarà in grado di assumersi gli obblighi dello stato religioso e che continuerà in esso, anzitutto durante il noviziato, a progredire verso una più completa maturità â€.
Il documento al n. 14 insiste sul fatto che i/le religiosi/e debbono essere persone effettivamente mature, capaci di assumere con libertà e responsabilità le esigenze della vita consacrata, e per questo il continuo richiamo ai superiori, che hanno la facoltà e la responsabilità di ammettere al noviziato solo quei candidati che presentino le attitudini e i requisiti di maturità ritenuti necessari per iniziare la vita religiosa, tale e quale è vissuta nell’istituto.
Speriamo alla prossima settimana affrontare il processo di maturità nel documento “Evangelica testificatio (1971).
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Dove? In questa società pervertita e maliziosa, in mezzo a questa generazione malvagia e crudele, Dio mi ha scelto (ripeti con me): “Dio mi ha scelto per brillare come stella nel mondo, unito fermamente alla Parola di Vitaâ€.
Amici, esistono mille parole in questo mondo. La comunicazione ci sta proponendo una “marea†di concetti. Ci sono opinioni a non finire. Ancora di più se tu studi, che sei giovane, che discuti, che “navighi†in internet… Tu vedi la tremenda differenza di opinioni, di concetti che provengono da ogni parte.
Tu hai bisogno di entrambe le presenze. Ripeti con me: “Io ho bisogno dell’Eucaristia, ho bisogno della Parola. Ho bisogno di Gesù! Lo trovo nel momento che lo desidero, nel momento in cui ho bisogno di Lui, nel tempo della più grande necessità , nell’ora in cui la mia emozione è a fior di pelle, nel momento in cui la mia sessualità è bisognosa e la mia carne vuole farmi cadere, in questo momento io ho bisogno di Gesù! Io ho bisogno soltanto di Lui. Trovo Gesù vivo, Gesù reale, nella Parola e nell’Eucaristia. Comunicandomi con Lui o adorandoLo, io lo trovo nell’Eucaristia e nella Parola. Grazie Signore!â€.
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Essere giovani è un bene. È in questa fase della vita che i nostri desideri sbocciano, è in questa stessa fase che vogliamo cambiare tutto e tutti. Una fase che segna la differenza!
“Dio fa la differenza. Ancora di più: Dio ci fa diversi, ci fa nuovi†(Benedetto XVI)
Unire la mia giovialità alla certezza che Dio è con me è davvero possibile. Lui non mi toglie nulla, al contrario mi dà tutto! Si fa mio amico in questo momento presente, ha la mia storia nella sua mano: in essa custodisce fermamente il mio passato, con le fonti e le fondamenta del mio essere; in essa custodisce ansiosamente il futuro, e mi fa scorgere l’aurora più bella di tutta la mia vita. È su questa mano forte che conto quando cado e non voglio rimanere sdraiato per terra. Egli ha la voce che risuona nel silenzio del mio cuore e mi risveglia per la vita.
“Quando il giovane non si decide, corre il rischio di rimanere un eterno bambino!†(Benedetto XVI).
Non voglio essere bambino, voglio crescere! Voglio decidermi! Oggi decido di essere santo! Santo vestito di Jeans.
Prendo con coraggio decisioni definitive, perché so che in verità sono le uniche che non distruggono la mia libertà , ma mi indirizzano nella giusta direzione, rendendo possibile l’andare avanti e raggiungere qualcosa di grande nella mia vita. Qualcosa che mi è garantito!
Tu hai la stessa forza dentro di te, che ti porta a non volere la tua vita uguale a tutto quello che si vede! Porti con te un sogno di un mondo migliore, una vita che valga la pena di essere vissuta e che non sia da commiserare!
Come dice il Beato Pier Giorgio: “vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la verità , non è vivere, ma fingere di vivereâ€.
La vita è per essere vissuta, non per essere simulata!
Siamo insieme
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Quando siamo davanti ad un disagio giovanile siamo particolarmente attenti a cercare la causa dei problemi “al di fuori e quasi mai al di dentro†dimenticando che la maggioranza dei problemi dei giovani nascono dall’ambiente in cui vivono e sviluppano la loro personalità . La famiglia rimane il centro essenziale della serena realizzazione dei giovani, niente e nessuno può incidere così positivamente o negativamente sulle loro scelte e il loro futuro. Il Santo Padre Giovanni Paolo II nel suo magistero sulla famiglia ha più volte sottolineato questo aspetto così importante e delicato per la formazione e la vita delle nuove generazioni. Per questi motivi vorrei proporre la testimonianza di Fausto e Paola due genitori che hanno fatto esperienza dell’importanza di essere testimoni autentici di valori umani e cristiani in famiglia per evitare lo smarrimento dei figli. Questi genitori hanno attraversato il buio dello smarrimento di una figlia persa nella droga e ritrovata nella luce di Cristo, dove grazie all’opera della Comunità Cenacolo hanno ritrovato il senso del loro essere famiglia.
Sentiamo la loro testimonianza
La scoperta che nostra figlia stava facendo uso di sostanze è stato un dramma per noi due, ma ora ci stiamo rendendo conto che i problemi c’erano già prima, che ciò che accadeva nel nostro nucleo famigliare ha avuto un peso sul comportamento di nostra figlia, è stato l’inizio del suo disagio. Quando mia moglie si è accorta che nostra figlia si drogava, è stata una croce che improvvisamente si è abbattuta su di noi, e in quel momento ho provato delle sensazioni terribili, come padre, cose che non avrei mai pensato: tanta rabbia, prima di tutto nel vedere la disperazione di mia figlia; poi la rabbia con me stesso per aver fallito come padre; farmi un sacco di sensi di colpa, e il ripensare angosciato tutto il mio vissuto di padre e di marito.
In effetti adesso dopo che mia figlia è entrata in Comunità ho preso coscienza che è avvenuto un miracolo, da un lato per mia figlia e dall’altro anche per noi, come famiglia. Un giorno ho chiesto ad una ragazza in che stato fosse stata quando era entrata in Comunità e lei mi ha risposto che era in condizioni molto peggiori di mia figlia. Lì mi si è allargato il cuore e ho iniziato a fidarmi, anche se mi veniva difficile credere in quello che mi veniva proposto, perché mi pareva troppo al di là della razionalità , come qualcosa di incredibile… ma di fronte all’esperienza vissuta di quelle persone non ho potuto far altro che abbracciare il cammino che mi era proposto. Il miracolo più grande è stato che mia figlia sia entrata nella fraternità vicina a Lourdes e il giorno che l’ho accompagnata, davanti a quella Madonna che non avevo mai visto e mai mi sarei sognato di andare a trovare perché il mio lavoro, il mio successo e la mia presunzione non mi permettevano di “abbassarmi†a tanto, ebbene lì davanti a quella Madonna mi sono sciolto e ho pregato un Rosario in lacrime, vedendo scorrere davanti a me tutta la mia vita, vuota di veri valori e di impegni seri che non fossero quelli lavorativi, quelli dell’apparire.
Ringrazio la Comunità Cenacolo per quello ha fatto e che sta facendo; in me è successo e continua ad avvenire questa trasformazione. Nonostante le difficoltà che incontro ogni giorno, oggi con fiducia trovo la forza per affrontarle nel mio quotidiano. Io voglio rivolgermi alle mamme e ai genitori che in questo momento sono disperati, voglio gridare la gioia di aver incontrato il Signore, voglio rivolgermi ai genitori che non si accorgono che il loro figlio sta male: sì a volte non ti accorgi perché loro fingono, dicono bugie, e tu stupidamente ci credi perché dai fiducia a tua figlia in quanto mai penseresti che possa fare certe cose e quindi: aprite gli occhi!
Devo essere sincera, dopo tanti tentativi con lo psicologo, con i servizi sociali, dove mi tranquillizzavano, dove mia figlia era accettata che era drogata, era accettata dalla società , era accettata da tutti… e io non accettavo questo e tutti i fallimenti dei tanti tentativi… poi finalmente una luce, finalmente l’incontro con la Comunità Cenacolo: queste mamme di altri giovani che mi dicevano: “mettiti in ginocchio e prega, vedrai che la preghiera ti sostiene, la preghiera ti aiuterà â€, e io rispondevo: “…ma questo è assurdo! Sì, posso pregare, pregavo già anche prima, ma…â€. E poi ho iniziato a fare come loro: la preghiera, ma fatta con il cuore. Ho urlato la mia disperazione alla Madonna, le ho chiesto aiuto e piano piano ho visto che mi sosteneva e mi dava fiducia. La grande forza che questa Comunità ha dato a me e a noi come coppia sta nell’avere fiducia, nel non avere paura, nell’affidarsi a Gesù. E poi questa presenza fortissima che è la Madonna! Siamo stati a Lourdes, poi a Medjugorje e in entrambi i luoghi ho percepito con forza la presenza di Maria e il dono che Lei ci ha fatto della Comunità : del conoscere gli altri genitori, del pregare insieme; il pregare davanti a questa icona della “Madre della Tenerezza†che a turno facciamo girare nelle nostre case… è stata ed è una grande sorgente di pace e di speranza. La forza della nostra famiglia oggi è nel credere che nonostante i fallimenti, le tentazioni, la rabbia che abbiamo vissuto per non aver saputo salvare nostra figlia da soli… oltre a tutto questo, c’è stato, c’è e ci sarà l’Amore di Dio che ci ha salvati.
Signore Gesù, dona ad ogni famiglia
la consapevolezza della propria missione
di educare e di aiutare i figli alla vita e alla speranza.
Fa o Signore che ogni famiglia sia il riflesso
del tuo amore misericordioso
e il luogo dell’apertura dei giovani
a Cristo Luce e Vita del mondo. Amen
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II TAPPA
Oggi ci soffermeremo su altri documenti della Chiesa per approfondire il concetto di maturità :
2. Optatam totius (1965)
Il decreto sulla formazione sacerdotale sottolinea per ben tre volte la parola maturità .
Al n. 10 la troviamo nel contesto dell’educazione alla castità . La maturità viene considerata come un “raggiungimentoâ€, a cui i candidati sono chiamati ad arrivare, attraverso l’esercizio di dominio sul corpo e sull’animo per meglio gustare la beatitudine del Vangelo. Un “raggiungimento†che conduce i candidati ad essere consapevoli dei possibili pericoli ai quali, particolarmente nella società di oggi, è esposta la loro castità con l’aiuto di mezzi divini e umani adatti, imparando ad integrare nella loro persona la rinunzia al matrimonio.
Al n. 11 ritroviamo un paragrafo dedicato all’educazione alla maturità umana, dove si esorta l’utilizzo della psicologia e la pedagogia. Il concetto di maturità viene presentato come un processo educabile e che comporta nella persona alcune caratteristiche tipiche, che sono comunque espresse in atteggiamenti riconoscibili da parte dei candidati al sacerdozio: “Si esorta quindi che osservino diligentemente le norme della educazione cristiana, e queste siano convenientemente perfezionate con i dati recenti di una sana psicologia e pedagogia. Pertanto, per mezzo di una educazione saggiamente proporzionata alla loro età , si coltivi negli alunni anche la necessaria maturità umana. Questa si riconosce principalmente in una certa fermezza d’animo, nel saper prendere decisioni ponderate e nel retto modo di giudicare uomini ed eventi. Gli alunni si abituino a ben disciplinare il proprio carattere; siano formati alla fortezza d’animo, e in generale imparino a stimare quelle virtù che sono tenute in gran conto fra gli uomini e rendono accetto il ministro di Cristo quali sono la lealtà , il rispetto costante della giustizia, la fedeltà alla parola data, la gentilezza del tratto, la discrezione e la carità nel conversare. La disciplina nella vita di seminario deve considerarsi non solo come un sostegno della vita comune e della carità , ma anche come un elemento necessario di una formazione completa in vista di acquistare il dominio di sé, assicurare il pieno sviluppo della personalità e formare quelle altre disposizioni di animo che giovano moltissimo a rendere equilibrata e fruttuosa l’attività della Chiesaâ€.
3. Renovationis causam (1969)
Gli anni ’70 segnano un periodo di intensa “novità †per la vita consacrata, un tempo di grazia, ma pure di profonde crisi e molte desistenze dall’ideale abbracciato. A livello teorico si sono rimessi in discussione, diversi elementi tradizionali: lo stato di perfezione, lo stato secondo i consigli, la legittimità stessa dei consigli, della consacrazione, della fuga mundi. Non sono mancate tensioni tra istituzione e carisma, separazione e presenza nel mondo, disciplina regolare e attività apostolica. In questo contesto di disorientamento e di nuove ricerche di identità , l’Istruzione Renovationis causam, ha favorito nuove iniziative ed esperienze. Tra queste iniziative troviamo un forte incoraggiamento della Chiesa, rivolto ai religiosi, che consiste nell’utilizzare nuovi mezzi facilitanti e adeguati per superare il momento della perdita di identità ; tra questi il continuo richiamo al processo di maturità come “mezzo†efficace e necessario per il superamento delle esigenze della vita religiosa. Troviamo nel documento per ben 10 volte il richiamo alla maturità nelle sue diverse dimensioni. Tra queste la maturità umana, cristiana, spirituale ed affettiva.
La prossima settimana indicheremo i contenuti principali di questo documento sulla maturità .
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I TAPPA
Come veri discepoli/e di Gesù, vogliamo iniziare il nostro percorso “online†a partire di alcuni documenti della Chiesa per cogliere i suoi insegnamenti sul processo di maturità . Un processo presentato e richiesto come una profonda preoccupazione e attenzione della Chiesa, specialmente verso coloro che hanno deciso di lasciare tutto per conquistare il Tutto – Gesù, fino ad acquistare la maturità in Lui. È interessante notare nei documenti conciliari e post conciliari un progressivo contributo per l’arricchimento non solo teologico, ecclesiologico, cristologico, pneumatologico ed escatologico della vita consacrata ma pure un contribuo psicologico.
In linea generale i diversi documenti ci indicano le caratteristiche della persona matura e ci presentano la maturità come un processo fondamentale da intraprendere, da raggiungere nelle come un “traguardo†che impegna tutta la persona per tutta la vita. Vogliamo accogliere questi orientamenti come un compito quotidiano personale e collettivo, perché siamo certi che la maturità non si tratta di una condizione raggiunta una volta per sempre, ma di una realtà da costruire giorno per giorno, con atteggiamenti di apertura e docilità , utilizzando tutti i mezzi adeguati che sono a nostra disposizione.
La scelta dei documenti segue un criterio personale, che a mio parere rispondeva meglio agli obiettivi del nostro itinerario “onlineâ€. Innanzitutto, sono documenti che riguardano la vita consacrata nei suoi diversi aspetti. Questa prima tappa dedicata alla ricerca del processo di maturità alla luce dei documenti della Chiesa sarà dedicata al processo di maturità dei consacrati ed in seguito faremo un percorso con alcuni autori significativi che ci aiuteranno ad aprire i nostri orizzonti e ci faciliteranno ad approfondire il nostro tema, perché vogliamo sapere se siamo maturi.
1. Perfectae Caritatis (1965)
È stato l’evento conciliare nella vita della Chiesa che ha utilizzato, per la prima volta, il termine maturità , con un significato psicologico. Il Decreto sul rinnovamento della vita religiosa, Perfectae Caritatis, precisamente ha utilizzato la parola maturità due volte: Al n. 12 la maturità viene considerata come una “meta†da raggiungere, attraverso una continua educazione da parte dei candidati in un periodo di prova.
La Chiesa, consapevole che l’osservanza della continenza perfetta tocca le inclinazioni più profonde della natura umana, esorta i candidati alla professione di castità di non abbracciare questo stato, né di essere ammessi, se non dopo una prova veramente sufficiente e dopo che sia stata da essi raggiunta una conveniente maturità psicologica ed affettiva. Essi non solo siano preavvertiti circa i pericoli ai quali va incontro la castità , ma devono essere educati in maniera tale da abbracciare il celibato consacrato a Dio integrandolo nello sviluppo della propria personalità .
Al n. 14 la parola maturità è stata applicata all’interno del paragrafo sull’obbedienza. La maturità della persona umana, in questo contesto è come se fosse una meta che si raggiunge con l’esercizio dell’obbedienza religiosa, con l’ampliata libertà dei figli di Dio. L’obbedienza religiosa, lungi dal diminuire la dignità della persona umana, la conduce alla maturità , facendo crescere la libertà dei figli di Dio.
La prossima settimana percorreremo altri documenti significativi sul tema della maturità ….
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Come ogni anno, nell’emisfero sud è stato celebrato qualche settimana fa un ottavario di preghiere per la riconciliazione e l’unità dei cristiani, conosciuto come la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Questa stessa esperienza si vive nell’emisfero nord dal 18 al 25 gennaio, giorno della conversione di San Paolo. La nostra preghiera vuole unirsi a quella di Gesù, che nel contesto dell’ultima cena, ha pregato con fiducia: “Che tutti siano uno: come te, Padre, sei in me, ed io in te, anch’essi siano in noi, perché il mondo creda che tu mi hai inviato†(Gv 17,21).
Crediamo che quella preghiera del nostro Signore e Salvatore è efficace. Cosi lo hanno esperimentato tanti uomini e donne lungo la storia. Nella lettera apostolica “Novo millennio Ineunteâ€, il Papa Giovanni Paolo II ci diceva: “La fiducia di poter raggiungere, perfino nella storia, la comunione piena e visibile di tutti i cristiani si appoggia nella preghiera di Gesù, non nelle nostre capacità â€.
Per questo motivo vogliamo iniziare nel nostro sito un semplice ma profondo cammino di formazione sull’ecumenismo: si tratta di sapere cos’è e qual è la differenza con il dialogo interreligioso, qual è il cammino percorso e quello da percorrere, qual è la meta, e molto di più.
Voi potete aiutarci se avete dei dubbi, suggerimenti e aspettative.
Ma senz’altro, l’opera della riconciliazione dei cristiani è compito dello Spirito Santo e dei cuori docili alle sue ispirazioni. A lui affidiamo questa sfida che insieme assumiamo.
Nello spirito dell’unitÃ
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Oggi iniziamo con la prima parte del nostro itinerario online sul concetto “olistico†di maturità . Certamente non voglio stancarvi nella lettura e perciò suddivideremo in due tappe. |
I TAPPA
Il termine “olistico†viene dal greco “holonâ€, cioè tutto, è basato sull’idea che le proprietà di un sistema non possano essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti ma nel suo insieme, tenendo presenti e uniti i suoi componenti. Il nostro tentativo di definire la maturità a partire da un concetto “olisticoâ€, significa considerare la maturità come una unità -totalità delle diverse dimensioni della persona nel suo insieme, che cercano di integrare il “sistema esistenziale†come un tutto. Bisogna comunque affermare che nessuno è perfettamente maturo o totalmente immaturo, dalla nascita alla morte l’esistenza è una crescita incessante verso la maturità completa.
Ci proponiamo di trattare in seguito, sia pure con brevità , della maturità e di alcuni aspetti della persona che sembrano occupare un posto privilegiato per un miglior funzionamento del “sistema esistenziale†della persona nel suo insieme, nella sua unità -totalità composta da tanti piccoli “sistemi esistenzialiâ€.
1. La maturità umana
È la capacità di attuare le potenzialità della persona. La persona umanamente matura si caratterizza nella capacità di aprirsi agli altri, di andar d’accordo con se stessi, di esercitare una ragionevole autonomia, di proporsi obiettivi realistici, di agire con discernimento e prudenza, di distinguere ciò che nella vita è importante da ciò che non lo è, e ancora nella flessibilità , l’adattabilità , e la stabilità emotiva.
2. La maturità intellettuale
Le caratteristiche della maturità intellettuale sono: la capacità di formarsi opinioni proprie, rispettando ma non sposando acriticamente le opinioni degli altri e la capacità di prendere le decisioni proprie, tenendo conto della situazione oggettiva e dei consigli altrui, ma conservando un atteggiamento di indipendenza e di fermezza. La persona matura intellettualmente è disposta a cambiare il suo pensiero se sopraggiungono nuove e importanti prove in altro senso, e a modificare i suoi piani quando ciò le risulti saggio. Ha convinzioni sue, prende decisioni sue e se ne assume la piena responsabilità .
3. La maturità emotiva
Possiamo rilevare nella maturità emotiva due caratteristiche specifiche: l’accettazione delle emozioni e la capacità di controllarle razionalmente. La persona emotivamente matura non rifugge dalle situazioni cariche di emotività , ma impara ad affrontarle in maniera oggettiva. Eventualmente esprime il suo disaccordo piuttosto che tenere il muso. Accetta le critiche senza considerarle un affronto personale. Riesce a sostenere e a fare cose per lei sgradevoli, quando è necessario, resistendo alla voglia di scansarle. Non è sopraffatta dalla paura e dall’ansietà infantile.
4. La maturità psicologica
Si caratterizza dal grado di sviluppo psichico raggiunto dall’adulto, che consente il processo di integrazione dei tratti della personalità . L’individuo tiene presente la propria complessità , sia di questo momento che del continuo cambiamento della sua personale esistenza, considera il contesto sociale in cui si trova e tenendo conto di queste vie, organizza tutta la sua vita partendo dalla struttura in cui si trova. Altre caratteristiche della maturità psicologica sono: l’amore per la realtà , l’accettazione di sé e l’accettazione degli altri, la sicurezza interiore, contrapposta all’ansietà di base; la socialità , intesa come incontro cordiale con gli altri e il senso dell’umorismo.
5. La maturità affettiva
Partiamo con la definizione di affettività come un insieme di reazioni interne ed esterne alla soddisfazione dei motivi e dei bisogni; come la capacità di provare sentimenti ed emozioni; o la parte di noi stessi dove nasce e si sviluppa l’insieme dei legami di armonia o di disarmonia spesso inconsci che ci fanno vibrare in accordo o in disaccordo con le persone e le cose. Significa, inoltre, la capacità di amare, capacità di contatto spontaneo, di dominio emozionale e di impegno volitivo adeguato; è la capacità di un buon adattamento nella società , con senso di responsabilità ; come pure la capacità di donazione, di amore maturo, altruistico, oblativo, capacità di dominio, di controllo emotivo, capacità di considerare la sessualità come valore integrativo.
Caratteristiche della maturità affettiva: l’autonomia, il cordiale rapporto con gli altri, la sicurezza emotiva, la sessualità integrata, e l’adattamento.
La prossima tappa ci porterà ad analizzare altre dimensioni della maturità …
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