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Archivi per 'giovani'

Postado em 24-03-2013

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1. Gesù entra in Gerusalemme. La folla dei discepoli lo accompagna in festa, i mantelli sono stesi davanti a Lui, si parla di prodigi che ha compiuto, un grido di lode si leva: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli» (Lc 19,38).

Folla, festa, lode, benedizione, pace: è un clima di gioia quello che si respira. Gesù ha risvegliato nel cuore tante speranze soprattutto tra la gente umile, semplice, povera, dimenticata, quella che non conta agli occhi del mondo. Lui ha saputo comprendere le miserie umane, ha mostrato il volto di misericordia di Dio e si è chinato per guarire il corpo e l’anima.

Questo è Gesù. Questo è il suo cuore che guarda tutti noi, che guarda le nostre malattie, i nostri peccati. E’ grande l’amore di Gesù. E così entra in Gerusalemme con questo amore, e guarda tutti noi. E’ una scena bella: piena di luce – la luce dell’amore di Gesù, quello del suo cuore – di gioia, di festa.

All’inizio della Messa l’abbiamo ripetuta anche noi. Abbiamo agitato le nostre palme. Anche noi abbiamo accolto Gesù; anche noi abbiamo espresso la gioia di accompagnarlo, di saperlo vicino, presente in noi e in mezzo a noi, come un amico, come un fratello, anche come re, cioè come faro luminoso della nostra vita. Gesù è Dio, ma si è abbassato a camminare con noi. E’ il nostro amico, il nostro fratello. Qui ci illumina nel cammino. E così oggi lo abbiamo accolto. E questa è la prima parola che vorrei dirvi: gioia! Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! E in questo momento viene il nemico, viene il diavolo, mascherato da angelo tante volte, e insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltatelo! Seguiamo Gesù!  Noi accompagniamo, seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che Lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. E, per favore, non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù.

2. Ma ci chiediamo: Seconda parola. Perché Gesù entra in Gerusalemme, o forse meglio: come entra Gesù in Gerusalemme? La folla lo acclama come Re. E Lui non si oppone, non la fa tacere (cfr Lc 19,39-40). Ma che tipo di Re è Gesù? Guardiamolo: cavalca un puledro, non ha una corte che lo segue, non è circondato da un esercito simbolo di forza. Chi lo accoglie è gente umile, semplice, che ha il senso di guardare in Gesù qualcosa di più; ha quel senso della fede, che dice: Questo è il Salvatore. Gesù non entra nella Città Santa per ricevere gli onori riservati ai re terreni, a chi ha potere, a chi domina; entra per essere flagellato, insultato e oltraggiato, come preannuncia Isaia nella Prima Lettura (cfr Is 50,6); entra per ricevere una corona di spine, un bastone, un mantello di porpora, la sua regalità sarà oggetto di derisione; entra per salire il Calvario carico di un legno. E allora ecco la seconda parola: Croce. Gesù entra a Gerusalemme per morire sulla Croce. Ed è proprio qui che splende il suo essere Re secondo Dio: il suo trono regale è il legno della Croce! Penso a quello che Benedetto XVI diceva ai Cardinali: Voi siete principi, ma di un Re crocifisso. Quello è il trono di Gesù. Gesù prende su di sé… Perché la Croce? Perché Gesù prende su di sé il male, la sporcizia, il peccato del mondo, anche il nostro peccato, di tutti noi, e lo lava, lo lava con il suo sangue, con la misericordia, con l’amore di Dio. Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all’umanità! Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, che poi nessuno può portare con sé, deve lasciarlo. Mia nonna diceva a noi bambini: il sudario non ha tasche. Amore al denaro, potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita umana e contro il creato! E anche – ciascuno di noi lo sa e lo conosce – E i nostri peccati personali: le mancanze di amore e di rispetto verso Dio, verso il prossimo e verso l’intera creazione. E Gesù sulla croce sente tutto il peso del male e con la forza dell’amore di Dio lo vince, lo sconfigge nella sua risurrezione. Questo è il bene che Gesù fa a tutti noi sul trono della Croce. La croce di Cristo abbracciata con amore non mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte.

3. Oggi in questa Piazza ci sono tanti giovani: da 28 anni la Domenica delle Palme è la Giornata della Gioventù! Ecco la terza parola: giovani! Cari giovani, vi ho visto nella processione, quando entravate; vi immagino a fare festa intorno a Gesù, agitando i rami d’ulivo; vi immagino mentre gridate il suo nome ed esprimete la vostra gioia di essere con Lui! Voi avete una parte importante nella festa della fede! Voi ci portate la gioia della fede e ci dite che dobbiamo vivere la fede con un cuore giovane, sempre: un cuore giovane, anche a settanta, ottant’anni! Cuore giovane! Con Cristo il cuore non invecchia mai! Però tutti noi lo sappiamo e voi lo sapete bene che il Re che seguiamo e che ci accompagna è molto speciale: è un Re che ama fino alla croce e che ci insegna a servire, ad amare. E voi non avete vergogna della sua Croce! Anzi, la abbracciate, perché avete capito che è nel dono di sé, nel dono di sé, nell’uscire da se stessi, che si ha la vera gioia e che con l’amore di Dio Lui ha vinto il male. Voi portate la Croce pellegrina attraverso tutti i continenti, per le strade del mondo! La portate rispondendo all’invito di Gesù «Andate e fate discepoli tutti i popoli» (cfr Mt 28,19), che è il tema della Giornata della Gioventù di quest’anno. La portate per dire a tutti che sulla croce Gesù ha abbattuto il muro dell’inimicizia, che separa gli uomini e i popoli, e ha portato la riconciliazione e la pace. Cari amici, anch’io mi metto in cammino con voi, da oggi, sulle orme del beato Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Ormai siamo vicini alla prossima tappa di questo grande pellegrinaggio della Croce. Guardo con gioia al prossimo luglio, a Rio de Janeiro! Vi do appuntamento in quella grande città del Brasile! Preparatevi bene, soprattutto spiritualmente nelle vostre comunità, perché quell’Incontro sia un segno di fede per il mondo intero. I giovani devono dire al mondo: è buono seguire Gesù; è buono andare con Gesù; è buono il messaggio di Gesù; è buono uscire da se stessi, alle periferie del mondo e dell’esistenza per portare Gesù! Tre parole: gioia, croce, giovani.

Chiediamo l’intercessione della Vergine Maria. Lei ci insegna la gioia dell’incontro con Cristo, l’amore con cui lo dobbiamo guardare sotto la croce, l’entusiasmo del cuore giovane con cui lo dobbiamo seguire in questa Settimana Santa e in tutta la nostra vita. Così sia.

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Postado em 01-02-2013

Bosco come Padre e Maestro

Il Signore ci ha donato Don Bosco come padre e maestro.

Lo studiamo e lo imitiamo, ammirando in lui uno splendido accordo di natura e di grazia. Profondamente uomo, ricco delle virtù della sua gente, egli era aperto alle realtà terrestri; profondamente uomo di Dio, ricolmo dei doni dello Spirito Santo, viveva “come se vedesse l’invisibile”.

Questi due aspetti si sono fusi in un progetto di vita fortemente unitario: il servizio ai giovani. Lo realizzò con fermezza e constanza, fra ostacoli e fatiche, con la sensibilità di un cuore generoso.

“Non diede passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la salvezza della gioventù…Realmente non ebbe a cuore altro che le anime! (Don Rua, il suo secondo successore)

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Postado em 19-01-2013

Dopo la preghiera iniziale Don Bruno Ferrero ha fato una rilettura della Lettera di Roma scritta da Don Bosco. Lì lui fa vedere la bellezza di don Bosco: come personalità attraente, specchio di Gesù specchio di Dio, uomo buono. L’importanza del profumo che attira, i diversi volti di questo diamante.

Veramente una conferenza commovente che ha portato a tutti un esame di coscienza della testimonianza e sequela Cristo nella sequela di don Bosco.

Per avere tutti i testi basta premere qui

Poi il Rettor Maggiore ha fatto il suo commento sulla vita dei giovani Domenico Savio, Michele Magone e Francesco Besucco basato al commento di d. Aldo Giraudo lui ha spiegato come leggere quest’opera scritta da don Bosco ai ragazzi e agli educatori.

Il pomeriggio sono stati i laboratori, piccoli gruppo in cui si poteva condividere e cercare maniere di approfondire il tema, lavorare insieme come Famiglia.

Nella serata festa con diverse realtà della educative e culturale salesiane.

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Postado em 19-01-2013

 

Nel secondi giorno delle XXXI Giornate della Famiglia Salesiana è stato proposto un tavolo rotondo in cui ci sono state quattro speaker:

David Viagulasamy: La caratteristica dei giovani d’oggi come al tempo di Don Bosco: la mancanza di fiducia verso gli adulti, l’ansia per l’avvenire e le difficoltà nel processo di socializzazione. ha sottolineato tre valori della pedagogia salesiana:
la fiducia: senza fiducia non c’è educazione. Una educazione basata sulla fiducia p un’educazione fondata sulla ragione.
la speranza: il tempo ci darà gli strumenti necessari e la capacità di realizzare i sogni per diventare adulti responsabili del mondo di domani.
l’alleanza: questa pedagogia non è per il giovane ma con il giovane. Il giovane non è solo un destinatario, ma piuttosto un partner.

 

Magdi Cristiano Allam: L’esperienza educativa e esistenziale salesiana ha radicato in me innazitutto una concezione etica della vita, che mette al centro la la persona depositaria di un valore intrinseco, che non può ridursi a strumento o essere subordinata a considerazioni ideologiche o materiali. Ho toccatocon mano la bontà, la bellezza e il fascino dell’autentico testimone cristiano che coniuga in modo indissolubile la verità che professa, i valori in cui crede e le opere buone che compie, diventando pertanto “autorità morale” credibile e autorevole.

Carola Carazzone: Apprezzando gli sforzi dell’ultimo ventennio, finora troppe poche risorse sono state investite nella prevenzione, nell’educazione ai diritti umani, formale, non formale, informale. C’è dunque un dato meramente quantitativo da sottolineare, ma non basta: ci interessa la qualità, in quale educazione ai diritti umani. Un’educazione che non andasse al di là della descrizione delle situazioni di ingiustizia mondiale e di violazione dei diritti umani, sarebbe inevitabilmente complice di questa ingiustizia.
su questi fondamenti, essa comprende almeno tre dimensioni: una dimensione cognitivi, affettiva, volitiva comportamentale attiva. è il clima umano, lo spirito, l’ambiente che si respira nell’opera salesiana e che costituisce una degli elementi essenziali del Sistema Preventivo di Don Bosco .

A. D’Avenia: la vocazione è qualcosa che viene prima della nascita della persona, gli educatore deve soltanto far venire fuori quello che c’è già all’interno di ogni ragazzo.

Nel pomeriggio tutti si sono spostati al Tempio Don Bosco a Cinecittà. Lì sei esperienze pratiche di pedagogia salesiana venute dalla Slovenia, Ungheria, Portogallo, Germania e Italia hanno offreto la loro testimonianza con danza, circo, ballo, recita, musica e tanto altro.


E poi un Buonanotte di Don Pascual pieno di spontaneità e passione.

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Postado em 30-12-2011

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“Educare i giovani alla giustizia e alla pace”, questo il titolo del Messaggio di Benedetto XVI per la 45.ma Giornata Mondiale della Pace, che si celebra il primo gennaio 2012. Rivolgendosi ai giovani ed invitandoli a non avere paura di impegnarsi “per un futuro più luminoso per tutti”, il Papa ribadisce l’importanza della famiglia e dell’educazione per la costruzione di una pace autentica; e mette in guardia dal relativismo che rappresenta una minaccia al retto uso della libertà. Come ci spiega Mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio “Giustizia e Pace”.

Mons. MARIO TOSO-Segretario del Pontificio Consiglio “Giustizia e Pace”
Innanzitutto bisogna seguire la verità integrale sull’uomo, perché i giovani sono pure persone umane, e dunque se si vuole far sì che le persone umane crescano secondo la loro pienezza occorre conoscere chi è l’uomo, chi è la persona. Bisogna conoscere l’uomo nella sua integralità, quindi non dimenticando la sua dimensione di trascendenza sia in senso orizzontale, cioè nella relazione con gli altri, sia in senso verticale, ossia nella relazione con Dio il bene sommo. Pertanto l’educazione avendo come punto di riferimento una verità integrale sull’uomo deve poi attivare delle condizioni, degli itinerari, degli ambienti in cui tutto questo si realizza attraverso dei processi educativi, attraverso dei metodi di approccio, di accompagnamento dei giovani facendo sì che essi siano formati da un punto di vista professionale, dal punto di vista etico, dal punto di vista spirituale.

La pace scrive il Papa “è frutto della giustizia ed effetto della carità”. E’ “dono di Dio”, ma anche opera da costruire. Compassione, solidarietà, collaborazione, fraternità: queste le parole chiave che il Papa indica per essere veramente operatori di pace. Bisogna dunque che i giovani soprattutto siano vigili e attivi nella comunità per “destare le coscienze sulle questioni nazionali e internazionali”. Senza timori.

Card. PETER TURKSON-Presidente del Pontificio Consiglio “Giustizia e Pace”
Non siete mai soli, la Chiesa ha fiducia in voi. Vi segue, vi incoraggia e desidera offrirvi quanto ha di più prezioso: la possibilità di alzare gli occhi a Dio, di incontrare Gesù Cristo, colui che è la giustizia e la pace.

Mons. MARIO TOSO-Segretario del Pontificio Consiglio “Giustizia e Pace”
Non ci può essere pace senza giustizia, evidentemente. Perché la pace è un retto ordine sociale. Ora, noi non possiamo costruire un retto ordine sociale senza la giustizia, intesa in senso ampio, cioè non solo da un punto di vista commutativo, ma anche da un punto di vista contributivo e distributivo, insomma dal punto di vista della giustizia sociale. Oggi noi dobbiamo proprio accogliere l’invito del Sommo Pontefice che sollecita a far sì che la giustizia non perda il suo collegamento con le radici trascendenti, ovverosia con la dignità profonda della persona, la legge morale e naturale, la solidarietà e la carità.

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Postado em 12-09-2011

Cari fidanzati!

Sono lieto di concludere questa intensa giornata, culmine del Congresso Eucaristico Nazionale, incontrando voi, quasi a voler affidare l’eredità di questo evento di grazia alle vostre giovani vite. Del resto, l’Eucaristia, dono di Cristo per la salvezza del mondo, indica e contiene l’orizzonte più vero dell’esperienza che state vivendo: l’amore di Cristo quale pienezza dell’amore umano. Ringrazio l’Arcivescovo di Ancona-Osimo, Mons. Edoardo Menichelli, per il suo cordiale e profondo saluto, e tutti voi per questa vivace partecipazione; grazie anche per le domande che mi avete rivolto e che io accolgo confidando nella presenza in mezzo a noi del Signore Gesù: Lui solo ha parole di vita eterna, parole di vita per voi e per il vostro futuro!

Quelli che ponete sono interrogativi che, nell’attuale contesto sociale, assumono un peso ancora maggiore. Vorrei offrirvi solo qualche orientamento per una risposta. Per certi aspetti, il nostro è un tempo non facile, soprattutto per voi giovani. La tavola è imbandita di tante cose prelibate, ma, come nell’episodio evangelico delle nozze di Cana, sembra che sia venuto a mancare il vino della festa. Soprattutto la difficoltà di trovare un lavoro stabile stende un velo di incertezza sull’avvenire. Questa condizione contribuisce a rimandare l’assunzione di decisioni definitive, e incide in modo negativo sulla crescita della società, che non riesce a valorizzare appieno la ricchezza di energie, di competenze e di creatività della vostra generazione.

Manca il vino della festa anche a una cultura che tende a prescindere da chiari criteri morali: nel disorientamento, ciascuno è spinto a muoversi in maniera individuale e autonoma, spesso nel solo perimetro del presente. La frammentazione del tessuto comunitario si riflette in un relativismo che intacca i valori essenziali; la consonanza di sensazioni, di stati d’animo e di emozioni sembra più importante della condivisione di un progetto di vita. Anche le scelte di fondo allora diventano fragili, esposte ad una perenne revocabilità, che spesso viene ritenuta espressione di libertà, mentre ne segnala piuttosto la carenza. Appartiene a una cultura priva del vino della festa anche l’apparente esaltazione del corpo, che in realtà banalizza la sessualità e tende a farla vivere al di fuori di un contesto di comunione di vita e d’amore.

Cari giovani, non abbiate paura di affrontare queste sfide! Non perdete mai la speranza. Abbiate coraggio, anche nelle difficoltà, rimanendo saldi nella fede. Siate certi che, in ogni circostanza, siete amati e custoditi dall’amore di Dio, che è la nostra forza. Dio è buono. Per questo è importante che l’incontro con Dio, soprattutto nella preghiera personale e comunitaria, sia costante, fedele, proprio come è il cammino del vostro amore: amare Dio e sentire che Lui mi ama. Nulla ci può separare dall’amore di Dio! Siate certi, poi, che anche la Chiesa vi è vicina, vi sostiene, non cessa di guardare a voi con grande fiducia. Essa sa che avete sete di valori, quelli veri, su cui vale la pena di costruire la vostra casa! Il valore della fede, della persona, della famiglia, delle relazioni umane, della giustizia. Non scoraggiatevi davanti alle carenze che sembrano spegnere la gioia sulla mensa della vita. Alle nozze di Cana, quando venne a mancare il vino, Maria invitò i servi a rivolgersi a Gesù e diede loro un’indicazione precisa: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5). Fate tesoro di queste parole, le ultime di Maria riportate nei Vangeli, quasi un suo testamento spirituale, e avrete sempre la gioia della festa: Gesù è il vino della festa!

Come fidanzati vi trovate a vivere una stagione unica, che apre alla meraviglia dell’incontro e fa scoprire la bellezza di esistere e di essere preziosi per qualcuno, di potervi dire reciprocamente: tu sei importante per me. Vivete con intensità, gradualità e verità questo cammino. Non rinunciate a perseguire un ideale alto di amore, riflesso e testimonianza dell’amore di Dio! Ma come vivere questa fase della vostra vita, testimoniare l’amore nella comunità? Vorrei dirvi anzitutto di evitare di chiudervi in rapporti intimistici, falsamente rassicuranti; fate piuttosto che la vostra relazione diventi lievito di una presenza attiva e responsabile nella comunità. Non dimenticate, poi, che, per essere autentico, anche l’amore richiede un cammino di maturazione: a partire dall’attrazione iniziale e dal “sentirsi bene” con l’altro, educatevi a “volere bene” all’altro, a “volere il bene” dell’altro. L’amore vive di gratuità, di sacrificio di sé, di perdono e di rispetto dell’altro.

Cari amici, ogni amore umano è segno dell’Amore eterno che ci ha creati, e la cui grazia santifica la scelta di un uomo e di una donna di consegnarsi reciprocamente la vita nel matrimonio. Vivete questo tempo del fidanzamento nell’attesa fiduciosa di tale dono, che va accolto percorrendo una strada di conoscenza, di rispetto, di attenzioni che non dovete mai smarrire: solo a questa condizione il linguaggio dell’amore rimarrà significativo anche nello scorrere degli anni. Educatevi, poi, sin da ora alla libertà della fedeltà, che porta a custodirsi reciprocamente, fino a vivere l’uno per l’altro. Preparatevi a scegliere con convinzione il “per sempre” che connota l’amore: l’indissolubilità, prima che una condizione, è un dono che va desiderato, chiesto e vissuto, oltre ogni mutevole situazione umana. E non pensate, secondo una mentalità diffusa, che la convivenza sia garanzia per il futuro. Bruciare le tappe finisce per “bruciare” l’amore, che invece ha bisogno di rispettare i tempi e la gradualità nelle espressioni; ha bisogno di dare spazio a Cristo, che è capace di rendere un amore umano fedele, felice e indissolubile. La fedeltà e la continuità del vostro volervi bene vi renderanno capaci anche di essere aperti alla vita, di essere genitori: la stabilità della vostra unione nel Sacramento del Matrimonio permetterà ai figli che Dio vorrà donarvi di crescere fiduciosi nella bontà della vita. Fedeltà, indissolubilità e trasmissione della vita sono i pilastri di ogni famiglia, vero bene comune, patrimonio prezioso per l’intera società. Fin d’ora, fondate su di essi il vostro cammino verso il matrimonio e testimoniatelo anche ai vostri coetanei: è un servizio prezioso! Siate grati a quanti con impegno, competenza e disponibilità vi accompagnano nella formazione: sono segno dell’attenzione e della cura che la comunità cristiana vi riserva. Non siete soli: ricercate e accogliete per primi la compagnia della Chiesa.

Vorrei tornare ancora su un punto essenziale: l’esperienza dell’amore ha al suo interno la tensione verso Dio. Il vero amore promette l’infinito! Fate, dunque, di questo vostro tempo di preparazione al matrimonio un itinerario di fede: riscoprite per la vostra vita di coppia la centralità di Gesù Cristo e del camminare nella Chiesa. Maria ci insegna che il bene di ciascuno dipende dall’ascoltare con docilità la parola del Figlio. In chi si fida di Lui, l’acqua della vita quotidiana si muta nel vino di un amore che rende buona, bella e feconda la vita. Cana, infatti, è annuncio e anticipazione del dono del vino nuovo dell’Eucaristia, sacrificio e banchetto nel quale il Signore ci raggiunge, ci rinnova e trasforma. E non smarrite l’importanza vitale di questo incontro: l’assemblea liturgica domenicale vi trovi pienamente partecipi: dall’Eucaristia scaturisce il senso cristiano dell’esistenza e un nuovo modo di vivere (cfr Esort. ap. postsin. Sacramentum caritatis, 72-73). Non avrete, allora, paura nell’assumere l’impegnativa responsabilità della scelta coniugale; non temerete di entrare in questo “grande mistero”, nel quale due persone diventano una sola carne (cfr Ef 5,31-32).

Carissimi giovani, vi affido alla protezione di San Giuseppe e di Maria Santissima; seguendo l’invito della Vergine Madre – “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” – non vi mancherà il gusto della vera festa e saprete portare il “vino” migliore, quello che Cristo dona per la Chiesa e per il mondo. Vorrei dirvi che anch’io sono vicino a voi e a tutti coloro che, come voi, vivono questo meraviglioso cammino di amore. Vi benedico con tutto il cuore!

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Postado em 21-08-2011

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Il sabato nella GMG a Madrid i giovani aspettano la Veglia di adorazione con il Santo Padre.

La fatica è stata grande per arrivare ma la gioia è più grande ancora.

Sono migliaia di giovani che si preparano per questo momento importante di preghiera e comunione.

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Postado em 19-08-2011


La fila era grande per prendere l’inscrizione e tutte le coordinate per i giorni successivi. I giovani erano stanche, altre appena arrivati con alcune valigie pesante, altre ancora si divertivano facendo delle foto.

Vari gruppi proveniente dall’Australia, Giappone, Italia, Brasile, Stati Uniti e tante altre insieme per celebrare la XXVI GMG.

La cosa più bella è vedere la disponibilità e la gioia. Camminando abbiamo trovato un gruppo di 34 giovani italiani guidati dalla Comunità alleanza Via Pacis.

Per sapere di più della Comunità Via Pacis

Abbiamo fatto delle interviste ai giovani che parlano dalla loro aspettativa per questi giorni.

Nel pomeriggio la festa si stava aumentando, le vie della città erano piene. Tutti sono andati alla Piazza Cibeles per la messa di inaugurazione della GMG.

Ci saranno ancora altre aventure per le vie di Madrid, essendo “Radicati e fondati in Cristo e radicati nella fede”. (Col 2,7)

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Postado em 16-08-2011

Oggi si inizia la GMG a Madrid, ci saranno giovani di tutte le parte del  mondo riuniti per dire a tutti che e possibile essere cristiano nei nostri tempi.

In quest’atmosfera di GMG i giovani della diocesi di Roma ci raccontano le loro aspettative per la GMG 2011.

.: Fai un click per verdere le foto nel Flickr

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Postado em 15-08-2011

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Per il gruppo d’italiani che si preparano a vivere la GMG a Madrid, ospitati dalla diocesi di Valencia, domenica è stata un giorno di grande festa, condivisione, preghiera ma anche di nuove conoscenze. Infatti, i giovani provenienti dai quarantacinque paesi hanno partecipato alla messa internazionale, nella Piazza della Vergine, presieduta dall’arcivescovo di Valencia, Mons. Carlos Osorio Sierra. Dopo la celebrazione, hanno potuto gustare la paella valenziana, un piatto spagnolo famoso in tutto il mondo.

Le vie della terza città più grande della Spagna erano piene di giovani che, nonostante la diversità di lingue, riuscivano a comunicare e a gioire unite. Si sono divertiti tantissimo a scattare insieme delle foto di gruppo, unendo le differenti bandiere e scambiandosi oggetti rappresentativi dei loro paesi.

.: Ecco alcune foto della Città Flickr

Durante la messa, Don Carlos, dopo aver ringraziato i concelebranti per la loro presenza, rivolgendosi ai giovani l’ha invitato ad avere fede e coraggio come la donna cananea del vangelo.

Nella Piazza della Vergine, i giovani hanno avuto l’opportunità di ascoltare due concerti: “Hilo de Core” e “Gruppo Pellegrini dell’Africa”.

Nel pomeriggio si sono radunati presso il Ponte del Fiori al margine del fiume Turia per assaggiare la tradizionale Paella.

Nel pomeriggio hanno visitato la città per conoscere i “Percorsi Valenziani” in particolare chiese, monasteri e monumenti di diversi stili architettonici come “romano e visigoto”, “gotico”, “rinascimentale e barocco”, “moderno e contemporaneo”.   In serata un momento particolare: la recita del rosario sulla spiaggia. Uno dei motivi per cui Valencia è stata scelta tra le varie sedi di gemellaggio, il fatto di essere una città litoranea.

 

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