Il crescente numero di pellegrini in Terra Santa e’ una buona notizia confermata anche nella città di Betlemme, nonostante i gravi problemi causati dal muro che spesso rendono difficile l’ingresso ai gruppi di pellegrini.
JERIES KUMSEYEH – Segr. Ministero Turismo Palestinese
Sì, c’e’ un forte incremento e grande e’ il numero dei pellegrini e dei visitatori che arrivano a Betlemme e in tutta la zona attorno. Questo e’ dovuto alla stabilità e alla calma relativa ma e’ frutto anche degli sforzi assidui dell’autorita’ Palestinese (ministero del turismo) a partecipare alle numerose mostre e forum, per fare un marketing affinche’ la Palestina sia una destinazione turistica. Se il numero di pellegrini che hanno visitato la Palestina dal 1 gennaio fino ad oggi é di 933 mila, a Betlemme sono giunti 547.000 visitatori. Ma solo 278.000 di loro hanno alloggiato nella citta’ della Nativita’. Il numero maggiore riguarda quelli venuti da Russia e Polonia. E anche se i gruppi di italiani non sono al primo posto in termini numerici, sono i primi per collaborazione e amicizia con la comunità di Betlemme.
FERNANDO PANELLA – Opera Romana Pellegrinaggi
Il nostro obiettivo principale è questo: portare qui i gruppi per far sentire a queste comunita’ che non sono sole.. Essere a Betlemme è molto importante per mantenere viva la speranza per queste persone. I cristiani di Betlemme che si mantengono principalmente con l´artigianato locale, contano molto sull’arrivo dei pellegrini. Ma la crisi globale si sente anche qui e in particolare qui a Betlemme causa un grande impoverimento.
insert. I pellegrini arrivano, visitano la Basilica e vanno, i negozi di artigianato sono quasi sempre vuoti, con la crisi economica attuale i pellegrini comprano poco.
S.E. Mons. GUALTIERO BASSETTI – Arcivescovo di Perugia
Noi crediamo che i luoghi di Terra Santa abbiano un significato nella misura in cui non ci sono comunità cristiane che vivono in questi luoghi. Speriamo che i nostri fratelli palestinesi cristiani, possono rimanere a lungo a Betlemme e in altri luoghi in cui viene custodita la memoria di Terra Santa, perché questo è ciò che rende viva la memoria.
JERIES KUMSEYEH – Segr. Ministero Turismo Palestinese
Il nostro messaggio che lanciamo qui di fronte alla Chiesa della Natività e’ che vengano a visitare questo luogo e godere la bellezza e lo splendore dei luoghi santi. Qui e’ nato Nostro Signore Gesù Cristo, il Messaggero di pace e di amore, e qui noi vogliamo stare per conservare e mantenere questo luogo e per essere una destinazione importante per tutta l’umanità.
A Betlemme, piu’ santuari custodiscono la memoria della nascita e dell’infanzia di Gesù. Primo fra tutti la Basilica della Natività, la chiesa piu’ antica di Terra Santa che custodisce la grotta venerata come il luogo della nascita di Gesù. A Beit Sahour, a 3 km dal centro di Betlemme, c’e’ poi il Campo dei Pastori. E’ dal 2007 che i Santuari rimangono aperti tutto il giorno per accogliere i pellegrini.
Fr. LAWRENCE BODE ofm – Santuario Grotta del latte – Betlemme
Qui nella grotta del latte no chiudiamo mai, il santuario è aperto ogni giorno dalle 8 mattina fino alle 5 del pomeriggio. Il Santuario della Grotta del Latte, secondo la tradizione apocrifa è il luogo dove Maria si apparto’ per l’allattare Gesù. Secondo gli storici, potrebbe essere il luogo in cui la Sacra Famiglia si rifugiò prima di fuggire in Egitto.E qui … storia, arte e realtà si fondono, rendendo viva la memoria evangelica.
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Un mercoledi’ mattina, quello dell’8 settembre a Gerusalemme, con negozi e mercati piu’ affollati del solito. E’ l’ultimo giorno di preparazione prima dell’inizio, al tramonto, dell’anno ebraico 5771. Il mese ebraico di Tishri, che segna l’avvio delle principali feste ebraiche, inizia con il Rosh HaShana, che tradotto significa la “testa dell’anno”. In Israele la festa dura due giorni e anticipa di 10 lo Yom Kippur, il giorno della redenzione. Quest’anno Rosh HaShana coincide anche con la fine del mese sacro musulmano di Ramadan. Per gli ebrei religiosi l’anno deve cominciare con un pranzo o una cena, a seconda che la ricorrenza cada di pomeriggio o sera. E il mercato di Mahane Yehuda, a pochi passi dal quartiere ultra ortodosso di Meah Shearim e’ uno dei piu’ gettonati per imbandire la tavola familiare.
DEBORAH WEISSMANN – Presidente del Consiglio Internazionale di cristiani ed ebrei
Certamente non è una giornata di tristezza, e credo ciò derivi dall’idea che quando veniamo giudicati il giorno di Rosh HaShanah (che è il giorno del giudizio) confidiamo nel fatto che saremo giudicati dal giudice divino, che è anche nostro padre. E non saremo solo giudicati come servitori di Dio, ma anche come figli di Dio, e sappiamo che Dio è un Dio di compassione e carità. Entriamo con un sentimento positivo – di certo non ci pentiamo, e abbiamo molti testi che sono piu seri, piu solenni – ma credo che l’atmosfera generale di questo periodo dell’anno sia la felicità e guardare veramente verso un nuovo inizio.
Nella seconda notte del nuovo anno un frutto di stagione viene mangiato in contemporanea all’accensione delle candele sacre. Un frutto che tradizionalmente e’ una mela, accompagnata da miele e chalah, un tipico pane ebraico di Shabbat fatto con uova. Questa pasta dolce viene mangiata nell’auspicio che anche quello a venire sara’ un dolce anno. Passati questi dieci giorni di capodanno ebraico, arriva la solenne cerimonia dello Yom Kippur, il giorno della redenzione. In questo giorno di digiuno, che dura 25 ore, dal tramonto del venerdi’ a quello del sabato, l’aspetto piu’ importante e’ il perdono, che gli ebrei credenti chiedono attraverso una chiave spirituale.
DEBORAH WEISSMANN – Presidente del Consiglio Internazionale di cristiani ed ebrei
Non possiamo entrare e chiedere perdono a Dio per i peccati che abbiamo commesso tra noi stessi e Dio fino a quando non abbiano chiesto perdono per altri esseri umani contro i quali abbiamo commesso peccati, e quindi si tratta soprattutto di un periodo (e il periodo tra Rosh HaShana e Yom Kippur viene chiamato “I dieci giorni di espiazione/penitenza”) e’ il periodo in cui le persone si ritrovano e intrattengono conversazioni profonde, prendono atto dell’anno passato, e mi verrebbe da dire che è un periodo in cui dobbiamo essere aperti e non solo chiedere perdono, ma anche garantire il perdono.
E anche se tutti hanno comprato un calendario dell’anno 5771, in Israele – come in quasi tutto il resto del mondo – si segue pur sempre il calendario gregoriano. Ma e’ la sera dell’8 settembre che gli ebrei si sono detti Shana tova! Buon anno!
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Insieme alla stessa tavola: musulmani, vescovi, patriarchi e capi delle diverse confessioni cristiane (armena, latina, greco-ortodossa, luterana, anglicana), rappresentanti dell’Autorità palestinese e di istituzioni umanitarie. Insieme, presso il Centro Pontificio Notre Dame, per condividere ciò che la tradizione islamica chiama “Iftar”: la cena che durante il Ramadan rompe il giorno di digiuno osservato dai musulmani. E’ il Consiglio Ecumenico delle Chiese che ogni anno, nell’ultima settimana del mese sacro per l’islam, promuove questo particolarissimo incontro, invitando gli ospiti musulmani: un modo per incoraggiare, concretamente, il dialogo e la fratellanza, conoscendo e condividendo l’altrui tradizione.
YUSEF MUKEMAR
molte volte nel corso della storia musulmani e cristiani si sono aiutati a vicenda … e secondo me il rapporto non è così teso, perché qui si vive insieme giorno dopo giorno, al lavoro, come a scuola. E la cena di oggi, è davvero qualcosa di particolare qui Gerusalemme, è come un mosaico in cui l’uno completa l’altro. Alla cena non potevano mancare i datteri, frutto tipico d’Oriente. È cosi che i musulmani iniziano l’iftar. Tradizioni e riti uniti nello stesso spirito di condivisione e di rispetto reciproco.
YUSEF DAHER – Segr. Consiglio Mondiale della Chiese – Gerusalemme
È qualcosa di bello il fatto di stare insieme, di gioire insieme, come in una festa familiare. Vivere la tradizione loro per me è qualcosa di molto significativo, e’ importante anche conoscere di più l’Islam sotto l’aspetto religioso, in questo modo facciamo passare il messaggio che dobbiamo vivere questa fraternità. La cena di oggi è senza dubbio un grande segno di rispetto per la cultura islamica, ma rappresenta anche un segno di speranza per il sinodo dei vescovi per il Medio Oriente che si terrà a Roma il mese prossimo. E dove – per iniziativa del Consiglio Mondiale delle Chiese – si recherà anche dalla Terra Santa una delegazione composta di musulmani e cristiani.
S.E. Mons. ANTONIO FRANCO – Nunzio Apostolico
Chiaramente le Chiese cattoliche dell’Oriente vivono in questa realta’ sociale dove l’Islam e’ maggioritario. Tutto ciò che crea relazioni, contatti, facilita la missione della Chiesa su questa terra.
Durante la cena, il primo a prendere la parola è stato il patriarca greco-ortodosso Theophilos III, seguito dal Patriarca latino Fouad Twal. Ai loro calorosi auguri, il Gran Mufti di Gerusalemme Muhammad Ahmad Hussein ha risposto con parole altrettanto fraterne, chiedendo soprattutto ai capi delle Chiese di fare tutto il possibile per arrestare l’emorragia dell’emigrazione cristiana dalla Terra Santa. Un discorso che ha toccato i cristiani, secondo i quali la radicalizzazione islamista della società palestinese in alcune zone non sta affatto facilitando la loro vita, nella terra che essi condividono con i musulmani da quattordici secoli. In tutti i discorsi l’augurio di una Gerusalemme che sia veramente “città di Dio”, città di pace e di giustizia. C’è da ben sperare finchè si vivranno piccoli, grandi avvenimenti come questo … in una città che spesso è tutt’altro che esempio di unità.
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Cominceranno entro 50 giorni i lavori tanto attesi di restauro del tetto della Basilica della Nativita’, a Betlemme. Ed e’ proprio nella città’ natale di Gesu’ che i rappresentanti delle chiese cristiane di Gerusalemme si sono incontrati per firmare l’importante accordo che prevede il recupero della copertura della chiesa. Un accordo che ha coinvolto assieme ai rappresentanti cristiani, l’Autorità’ Nazionale Palestinese, nelle persone del primo ministro Salam Fayyad e di Ziad Al Bandak, ministro per gli Affari cristiani nonche’ presidente del comitato per il rinnovo del soffitto della Chiesa della Natività’. E così’, dopo la firma dell’accordo, avvenuta presso il Palazzo del Presidente di Betlemme, tra meno di due mesi la ditta italiana che ha ottenuto la concessione per la realizzazione del progetto di recupero, e che sara’ affiancata da un impresa di Betlemme, potrà’ iniziare con i lavori di ristrutturazione che dovranno essere portati a termine entro 150 giorni.
P. PIERBATTISTA PIZZABALLA- Custode di Terra Santa
Nel dicembre del 2008 il presidente Abu Mazen d’accordo con le chiese interessate cioè’ il patriarcato greco, la custodia e gli armeno ortodossi, ha firmato un decreto che dava inizio al processo di ristrutturazione della chiesa. Oggi si e’ firmato il contratto di ristrutturazione con la ditta che porterà’ avanti questi lavori.“E’ evento storico e unico – ho sottolineato il primo ministro palestinese – Questo luogo in Palestina ha un significato importante sia per i cristiani di tutto il mondo che per i palestinesi. Speriamo che questa ristrutturazione sia anche l’occasione per poter avviare il recupero di altri luoghi sacri. Questa e’ la prima volta in 1700 anni che nella chiesa viene fatto un lavoro di ristrutturazione del genere ed e’ anche la prima volta nella storia recente della Palestina. Spero che il nostro incontro sia l’inizio per la costruzione di nuove relazioni di cooperazione”.
La questione dello “status quo” (che anche nella basilica della Nativita’, come al Santo Sepolcro, regola proprietà e diritti delle differenti comunità cristiane) e le mancate occasioni di accordo tra le parti, hanno spesso riguardato anche le decisioni da prendere circa i lavori di ristrutturazione. Anche per questo fa notizia la firma di questo accordo … che mette in luce una ritrovata armonia fra le Chiese.
P. PIERBATTISTA PIZZABALLA – Custode di Terra Santa
E’ l’inizio di un nuovo modo di stare insieme a Betlemme. Quella Basilica bellissima, antichissima che ha bisogno di restauri e che era diventato il simbolo della nostra incapacità’ a parlarci … adesso spero diventerà’ il luogo nuovo dove le chiese dimostrano di saper collaborare.
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Il Medio Oriente al centro dell’attenzione internazionale nei giorni scorsi, tra dolorosi fatti di cronaca (i sanguinosi attentati di Hamas contro i coloni israeliani) e importanti incontri al vertice, … per un impegno comune che sappia costruire un futuro diverso.
Giovedì 2 settembre, mentre a Castelgandolfo il Presidente israeliano Simon Peres incontrava Papa Benedetto XVI, a Washington, alla Casa Bianca, cominciavano i primi colloqui diretti israelo-palestinesi, dopo quasi due anni: protagonisti dei negoziati, accanto al presidente americano Obama e al segretario di Stato Ilary Clinton, il premier israeliano Netanyahu e il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen. Un’ opportunità di dialogo importante, nonostante le posizioni lontane sulle molteplici e complesse questioni da risolvere sul campo … In Terra Santa nella popolazione palestinese e in quella israeliana l’incontro di Washington ha suscitato i soliti sentimenti contrastanti che oscillano tra diffidenza, sconforto e spiragli di speranza …
P. PIERBATTISTA PIZZABALLA – Custode di Terra Santa
Dai colloqui di pace che sono iniziato oggi a Washington la comunita’ cristiana attende, come tutti gli abitanti di questo paese, ebrei e musulmani e cristiani attende i risultati concreti. Le difficolta’ sono tante ma siamo coscienti che e necessario fare qualcosa. Dal nostro punto di vista noi ci apsettiamo come cristiani che il carattere cristiano della citta’ santa di Gerusalemme sia preservato.
L’auspicio che i colloqui diretti ripresi a Washington aiutino israeliani e palestinesi a “raggiungere un accordo rispettoso delle legittime aspirazioni dei due Popoli e capace di portare una pace stabile in Terra Santa e in tutta la Regione” ha segnato l’incontro svoltosi tra Benedetto XVI e il presidente di Israele Shimon Peres. … Che hanno anche ribadito “la condanna di ogni forma di violenza e la necessità di garantire a tutte le popolazioni dell’area migliori condizioni di vita”.
Il viaggio del Papa in terra santa nel maggio 2009 e la situazione della Chiesa cattolica in Israele sono stati altri temi del colloquio. In particolare si è sottolineato l’importanza della presenza delle comunità cattoliche in Terra Santa e il contributo che esse offrono al bene comune della società, anche attraverso le scuole.
Sulla menorah d’argento, dono del presidente israeliano al Santo Padre una dedica significativa: “A sua santità papa Benedetto XVI, il pastore che cerca di condurci ai campi delle benedizioni e ai campi della pace”.
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Continuano in Terra Santa i lavori in preparazione al che si terra’ a Roma dal 10 al 24 ottobre. Sulla base dei Lineamenta, si sta lavorando sull’ Istrumentum Laboris, consegnato ai padri sinodali in occasione del Pellegrinaggio di Benedetto XVI a Cipro nel maggio scorso. Nei giorni scorsi gli Ordinari Cattolici di Terra Santa riuniti per la loro Assemblea ordinaria hanno presentato e riflettuto sui vari temi che saranno trattati nei diversi interventi durante il sinodo.
S.E. Mons. WILLIAM SHOMALI -Vescovo ausiliare di Gerusalemme
La prima preparazione é con la preghiera perche’ il Sinodo abbraccia tanti, tanti temi complessi, come il rinnovamento della fede dei cristiani, la comunione fra le chiese Orientali, il dialogo ecumenico, interreligioso, la migrazione dei cristiani anche con accenni alla questione politica del conflitto in Medio Oriente, sono tutti punti “forti” …
Il Sinodo della Chiesa cattolica per il Medio Oriente riguarda paesi arabi e non arabi, e copre una vasta area geografica che va dall’Egitto alla Turchia, dall’Iran ad Israele, passando per i paesi del Golfo, l’Iraq, il Libano, la Siria, la Giordania, la Palestina e Cipro. Pertanto esso tocca direttamente o indirettamente la realtà di 14 milioni di cristiani, che vivono in mezzo a 330 milioni di abitanti, contando gli Arabi, i Turchi, gli Iraniani, i Greci e gli Ebrei. Insomma il Sinodo per il Medio Oriente si trova di fronte ad una situazione complessa e diversificata.
S.B Mons. FOUAD TWAL- Patriarca Latino di Gerusalemme
Il Sinodo é un punto de partenza . Arriviamo con le nostre proposte, con i nostri problemi… pero sappiamo che tocca a noi rimediare a questo che manca. Con questo incontro abbiamo scoperto i punti deboli, dove c´e bisogno di lavorare, di coordinare con tanti riti, con tanti immigrati, con i lavoratori che si inseriscono in una dimensione mondiale interreligiosa di dialogo … tocca a noi prendere in mano piu seriamente questo lavoro e il mondo certamente ci appoggia e prega per noi e tutto andrá bene speriamo.
La prima giornata di lavori si é conclusa con i Vespri Solenni, nel Carmelo a Betlemme, con la partecipazione degli Istituti di vita consacrata di Terra Santa. Un momento importante di preghiera, per l’intenzione speciale del Sinodo … a poche decine di metri della Basilica della Natività. Quale avvenire per i cristiani del Medio Oriente? “Non temere, piccolo gregge!”. Conclude cosi’ il testo dell’ Istrumentum Laboris, da cui si percepisce la preoccupazione per le difficoltà del momento presente, ma, al contempo, la speranza, fondata sulla fede cristiana, in un futuro migliore, pieno di filiale affidamento alla Divina Provvidenza.
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Gericò la cittá-oasi, probabilmente la città più antica del mondo, si prepara a celebrare i suoi 10 mila anni di storia. Essa dista da Gerusalemme una trentina di chilometri, per raggiungerla si deve attraversare il Deserto di Giuda, al confine giordano, a pochi chilometri dal Mar Morto . Gerico e’ un’oasi abitata , ricca di verde, di fonti d´acqua e frutti della terra. La cittá conta 25 mila abitanti, solo 500 sono cristiani, il due per cento della popolazione. Nella “cittá della luna” , differenti realta’ religiose sono molto vicine fra loro. Da una parte la moschea nuova con le grandi cupole piastrellate di azzurro, dall’altra la chiesa ortodossa e la parocchia latina. Sotto lo sguardo del Buon Pastore i frati della Custodia di Terra Santa sono qui sin dal 1925 .
P. FERAS HIJAZIN ofm
Noi a Gerico viviamo questo dialogo religioso di vita ed é di questo che abbiamo bisogno. La scuola serve la piccola comunita cristiana e serve anche la grande comunita musulmana … ma specialmente nella educazione tutti sono solo uno.
Insegnare il dialogo e la comprensione reciproca sui banchi di scuola: questa è la sfida che si trova ad affrontare ogni giorno l´istituto della Custodia a Gerico. Un luogo amato e stimato da intere generazioni di palestinesi, soprattutto musulmani.
LUAI FAREED ABDEL ELAL-InsegnanteTerra Santa School – Gerico
Io sono professor qui dal 1995. Prima sono stato studente dal 1978 al 1986. Questa scuola è la mia seconda casa. Qui noi siamo una famiglia.
Per i cristiani locali, vivere a Gerico é un vero paradosso. Da una parte essi soffrono la situazione difficile di chiusura e isalmento di una citta’ palestinese con i conseguenti, enormi, problemi economici; dall’altra, pero’ hanno la fortuna di stare proprio in uno dei luoghi che Gesù ha storicamente visitato e conosceva molto bene. I Vangeli ricordano che il Signore proprio a Gerico ridona la vista a un cieco; a Gerico alza lo sguardo verso Zaccheo e lo invita a scendere dall´albero. La cittá sta anche sotto il Monte della Tentazione. Di certo Gesu passo’ da qui molte volte, essendo la cittá, ai suoi tempi, sulla strada quasi obbligata per salire a Gerusalemme… Eppure, anche se Gerico e’ tutto una cittá ricca di storia e di fede, a acusa della difficile situazione attuale, “i pellegrini sono come gli ucceli migratori – dice fra Firas – arrivano e se ne vanno presto…”
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