Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 43, 1-7
Salmo: Sal 84
vangelo: Mt 23, 1-12
Dalla Costituzione Apostolica «Divino Afflatu» di san Pio X, papa (AAS 3 [1911], 633-635)
I salmi furono composti per divina ispirazione e si trovano raccolti nelle Sacre Scritture. Risulta che fin dagli inizi della Chiesa sono serviti meravigliosamente a nutrire la pietà dei fedeli. I cristiani mediante i salmi offrivano continuamente a Dio il sacrificio di lode, cioè il frutto delle labbra che rendevano omaggio al suo nome (cfr. Eb 13, 15; Os 14, 3). Una parte ragguardevole della stessa sacra Liturgia e del divino Ufficio, secondo l’uso già accolto nella Legge antica, è costituito da salmi. Da essi nacque quella «voce della Chiesa» di cui parla Basilio, e la salmodia, «figlia di quella innodia», come la chiama il nostro predecessore Urbano ottavo, «che risuona incessantemente davanti al trono di Dio e dell’Agnello». Sono i salmi soprattutto che, secondo sant’Atanasio, insegnano agli uomini consacrati al culto divino, «in che misura si debba lodare Dio, e con quali parole rendergli decorosamente omaggio». Egregiamente dice a tal proposito Agostino: «Per essere opportunamente lodato dall’uomo, Dio stesso si è lodato; e poiché si è degnato di lodare se stesso, per questo l’uomo ha trovato come lo possa lodare».
Nei salmi si trova una sorprendente efficacia per suscitare negli animi di tutti il desiderio delle virtù. Benché, infatti, tutta la nostra Scrittura, e antica e nuova, sia divinamente ispirata e utile all’istruzione (cfr. 2 Tm 3, 16), però il libro dei salmi, secondo sant’Atanasio è, per così dire, il giardino paradisiaco nel quale si possano cogliere i frutti di tutti gli altri testi ispirati. Così il salterio non solo innalza i canti degli altri libri biblici, ma vi unisce anche i suoi, che modula al suono della cetra. Sant’Atanasio aggiunge: «In verità , a me che innalzano canti, i salmi sembrano essere come degli specchi in cui uno contempla se stesso e il suo stato interiore e da ciò si sente animato a recitarli». Sant’Agostino nelle Confessioni esclama: «Quanto ho pianto al sentire gli inni e i canti in tuo onore, vivamente commosso dalla voci della tua Chiesa, che cantava dolcemente! Quelle voci vibravano nelle mie orecchie e la verità calava nel mio cuore e tutto si trasformava in sentimento di amore e mi procurava tanta gioia da farmi sciogliere in lacrime».
Chi non si sentirebbe altamente edificato nel ripetere qualcuno di quei numerosi passi che cantano così liricamente e profondamente l’infinita grandezza di Dio, la sua potenza, la sua eccelsa santità , la sua bontà e misericordia con tutte le altre infinite prerogative divine?
Quell’intenso sentimento religioso che li permea è straordinariamente efficace a muovere il cuore alla gratitudine verso i benefici divini, o ad ispirare l’umile supplica in ordine a nuove grazie, o a suscitare salutari propositi di conversione dal peccato.
I salmi accendono l’amore a Cristo perché sono come un quadro che presenta ben delineata l’immagine del Redentore. Giustamente dunque Agostino ne «sentiva in tutti i salmi la voce che esultava e che gemeva, che si allietava nella speranza o che sospirava la meta».
Come il Santo Padre Benedetto XVI ha sottolineato nell’udienza generale del mercoledì, guardiamo questo grande Santo per imparare da lui una vita santa, ricca nell’esempio di seguire il Signore con coerenza.
P. Anderson Marçal
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 37, 1-14
Salmo: Sal 106
Vangelo: Mt 22, 34-40
“Amerai il tuo prossimo come te stessoâ€. Gesù non si mette contro Dio, perché non odia, bensì ama gli altri. Egli mostra che il precetto dell’amore di Dio si concretizza nella sua vitalità in un effettivo amore al prossimo. Tra polemiche e macchinazioni, in tanto gli tendono la trappola mortale, Gesù proclama l’amore al prossimo simile all’amore a Dio. In quest’amore si trova tutto, poiché ciò che conta è il senso e il valore che l’amore dà agli atti dell’uomo. Il doppio comandamento è una esigenza viva del piano di Dio: la rivelazione mostra che in essa si trova la salvezza. Gesù, con la sua presenza e la sua azione, rivelando che Dio è amore, rivela anche che l’uomo si realizza nell’amore.
P. Anderson Marçal
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 36, 23-28
Salmo: Sal 50
Vangelo: Mt 22, 1-14
“La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozzeâ€. In questo giorno in cui celebriamo la memoria di San Bernardo, la parabola del Vangelo, segno dell’iniziativa di Dio e delle risposte degli uomini, ha un valore perenne e universale. Mostra innanzitutto, che tutti sono invitati al banchetto di nozze del Messia; molti però, rifiutano. Alcuni si escludono con indifferenza, in più preoccupati dai loro affari; altri, con opposizione violenta, e non rimarranno impuniti. Coloro che accettano l’invito urgente, entrano. Poi in prospettiva escatologica la parabola mostra che l’accettazione all’invito esige cambiamento; bisogna essere diversi da come si era prima. Il vestito nuziale, necessario per entrare nel banchetto eterno, sono le opere di giustizia che ciascuno deve realizzare. Quando il Re verrà , si farà la definitiva separazione tra i buoni e i cattivi. Noi che partecipiamo al banchetto dell’Eucaristia, grande banchetto del Signore: qual è la nostra veste? Quali le nostre opere? Siamo indifferenti e indaffarati? Calpestiamo gli altri?…
P. Anderson Marçal
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 34, 1-11
Salmo: Sal 22
Vangelo: Mt 20, 1-16
“Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?â€. Potrebbe sconcertarci sentirci dire questo. Eppure il risentimento per la bontà e la generosità di qualcuno verso un altro è uno dei peggiori atteggiamenti; tuttavia, non è raro. Nelle opzioni sociali, politiche, famigliari, religiose, ci sono persone che non vogliono vedere nulla di buono nell’avversario. Dio, al contrario, è sempre alla ricerca di tutti, chiama tutti e ad ogni momento, vuole dare, e riceve chi vuole incontrarlo. Paragona la sua chiamata alle condizioni del lavoro e la sua retribuzione. Dio si dona completamente a ciascuno, non potrebbe dividersi. Avere invidia di questa generosità totale a ciascuno è allontanarsi di Lui, è mettersi al ultimo posto. Gesù si fa pane quotidiano e si offre a tutti nel pane Eucaristico, senza fare nessuna differenza alcuna di età , condizione, carattere, santità . Si dona affinché impariamo a donarci generosamente agli altri.
P. Anderson Marçal
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 28, 1-10
salmo: Sal da Dt 32
Vangelo: Mt 19, 23-30
«In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Le ricchezze sono una trappola. È difficile vedere un ricco onesto. É meglio anzi che essere ricco essere povero. Accontentarsi con il pane quotidiano è concepito da Paolo come sapersi adattare. Afferma Gesù che il ricco ha gravi difficoltà per entrare nel regno di Dio. I discepoli si spaventano perché intuiscono che Gesù si sta riferendo alle ricchezze in senso ampio: desiderio di benessere, affanno di possedere, preoccupazioni per l’insicurezza. Tuttavia per raggiungere il regno bisogna dare tutto. Tale spogliamento è puro dono di Dio. I discepoli, consapevoli di averlo compiuto, chiedono la ricompensa. L’uomo fa sempre le trattative; e noi cosa avremmo in cambio? Ebbene Dio è generoso; la capacità di rinuncia è capacità di avere. La missione della salvezza, è possedere il regno, la terra, la vita eterna in Dio e con Dio. Tra questi beni e i beni terreni s’invertiranno le posizioni.
P. Anderson Marçal
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 24, 15-24
Salmo: Sal da Dt 32
Vangelo: Mt 19, 16-22
«Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Apostolo mancato o cristiano mancato? Vocazione di un privilegiato, o vocazione privilegio di essere cristiano? La proposta di seguire Cristo lasciando tutto è una proposta fatta a tutti, ma anche quella di diventare piccoli per entrare nel regno di Dio. Questo è essere cristiano; andare oltre la materialità della legge, e fare una opzione personale, in risposta ad un invito. Matteo non distingue comandamento da consiglio. Il sermone della montagna parte dalla beatitudine e porta i comandamenti all’interiorità e integralità , porta l’amore fino ai nemici e fissa lo sguardo nella perfezione del Padre. Questa è la grande prospettiva di vita cristiana. La vocazione è un rapporto personale: accogliere Cristo, non le ricchezze; seguire Cristo povero. Chi non sa accettare la rinuncia per accogliere il suo invito rimane triste, come il giovane del vangelo. Le nostre tristezze provengono dei nostri attaccamenti. Saranno catene d’oro, ma ti legano, e la persona legata non può essere allegra e serena.
Nella prima lettura, un dramma famigliare diventa simbolo vivente di un dramma nazionale. La propria vita del profeta è annuncio di un immenso dolore.
Molte volte il dolore indurisce il cuore, esternamente questo può sembrare insensibilità , tuttavia il dolore è cosi profondo e oppressivo, che non ti da pace. È il caso di chi soffre intimamente per i suoi e non può nemmeno esprimersi perché sarebbe incompreso, disprezzato, forse causa di mali peggiori. In questo caso rimane solo parlare con Dio, e sperare in Lui. Ma Dio non è indifferente, insensibile ai nostri dolori? No. Dio è amore, e non riusciamo a capire la forza di questo amore. Dio vive nei nostri dolori e in quello del suo profeta e le vive al massimo in Gesù, il più grande dei Profeti, Figlio di Dio e Uomo tra gli uomini. Dio non si rallegra con i nostri mali, ci chiama alla conversione per liberarci da essi. Difatti Gesù dirà che Dio si rallegra con la conversione del peccatore.
P. Anderson Marçal
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ap 11,19; 12,1-6.10
Salmo: Sal 44
Seconda lettura: 1Cor 15,20-26
Vangelo: Lc 1,39-56
“Benedetto il seno che ti ha concepitoâ€. Nella breve formula usata dal papa Pio XII per proclamare il dogma dell’Assunzione di Maria, che si trova nella costituzione apostolica “Munificentissimus Deusâ€, sono anche esplicitamente citati gli altri dogmi mariani come il concepimento dell’Immacolata, la maternità divina e la verginità perpetua. La formula solenne è la seguente: «Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità , a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».
Non discuteremmo qui il senso esegetico dei termini usati dal papa per la dichiarazione del dogma. Sono già stati scritti centinaia e centinaia di pagine su questo. Diciamo appena che le parole del papa evitano di parlare sulla morte o non morte corporea di Maria; evita di parlare del rapporto tra corpo e anima evita di parlare sul corpo umano e quale sia la sua condizione quando sarà elevato al cielo; evitano di usare alcun verbo che suggerisca che il cielo sia qualche determinato luogo, come ad esempio “nelle altezzeâ€. Evidentemente i bei quadri di Murillo e di altri pittori mariani, che hanno impresso nei teli l’assunzione, suggeriscono che Maria sia stata “portata dagli angeli†“nelle altezze†del cielo. Il dogma non è entrato in questo linguaggio umano, molto comprensibile, per segno, perché sempre si è immaginato Dio nelle altezze del cielo e il diabolo negli abissi.
Il papa Pio XII, nella stessa costituzione, fa, subito all’inizio, un lungo riferimento al nesso tra Maria assunta e Maria Immacolata. Cito il bellissimo testo, che ha spaventato alcuni grandi teologi:
«Questo privilegio risplendette di nuovo fulgore fin da quando il nostro predecessore Pio IX, d’immortale memoria, definì solennemente il dogma dell’immacolata concezione dell’augusta Madre di Dio. Questi due privilegi infatti sono strettamente connessi tra loro. Cristo con la sua morte ha vinto il peccato e la morte, e sull’uno e sull’altra riporta la vittoria in virtù di Cristo chi è stato rigenerato sopranaturalmente col battesimo. Ma per legge generale Dio non vuole concedere ai giusti il pieno effetto di questa vittoria sulla morte se non quando sarà giunta la fine dei tempi. Perciò anche i corpi dei giusti dopo la morte si dissolvono, e soltanto nell’ultimo giorno si ricongiungeranno ciascuno con la propria anima gloriosa.
Ma da questa legge generale Dio volle esente la beata vergine Maria. Ella per privilegio del tutto singolare ha vinto il peccato con la sua concezione immacolata; perciò non fu soggetta alla legge di restare nella corruzione del sepolcro, né dovette attendere la redenzione del suo corpo solo alla fine del mondo».
Se il dogma dell’Assunzione è recente, la devozione dell’Assunta in cielo fa parte della pietà popolare fin dai primi secoli della Chiesa. Nei primi secoli si celebrava la “dormitio†di Maria, circondata da tante leggende, alcune perfino con evidenti eresie. Ma nessuna di quelle celebrazioni separava Maria del suo Figlio glorioso. La celebrazione si chiamava anche “Transito di Maria†è già lì c’erano le divergenze sulla morte o non morte della Madre di Gesù. Queste celebrazioni erano realizzate con molto affetto, soprattutto in una fertile e impressionante immaginazione sui modi come Gesù sarebbe venuto a cercare sua Madre e su chi fosse venuto insieme a Lui per portarla nei cieli.
Già nel V secolo abbiamo documenti della festa dell’Assunzione nel giorno 15 agosto, la festa viene elencata insieme alle feste della Natività , della Presentazione, dell’Annunciazione e della Purificazione di Maria. Ed era nelle ricorrenze di queste feste che i Santi Padri pronunciavano omelie mariane, lasciando in questo modo lungo i secoli, una dottrina teologica che, sicuramente, è stata sostenuta, alimentata e celebrata dalla pietà popolare. Il papa Pio XII, nella Costituzione Apostolica per la dichiarazione del dogma, ricorda che “nelle omelie e preghiere per il popolo nella festa dell’Assunzione della Madre di Dio, i santi padri e i grandi dottori parlavano di una festa già conosciuta e accettata. Con maggiore chiarezza hanno esposto; presentando il suo senso e contenuto con profonde ragioni; mettendo specialmente in piena luce ciò che la festa evidenzia: non soltanto che il corpo morto della Vergine Maria non ha sofferto la corruzione, ma ancora di più il trionfo che Essa ha raggiunto sulla morte e la sua celeste glorificazione, a imitazione del suo Unigenito Figlio Gesù Cristoâ€.
Uno di questi Santi Padri, sempre citato dallo stesso papa Pio XII, è san Giovanni Damasceno (650-750). Questo testo è il suo: «Era necessario che colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità , conservasse anche senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Era necessario che colei, che aveva portato nel suo seno il Creatore fatto bambino, abitasse nei tabernacoli divini. Era necessario che la sposa del Padre abitasse nei talami celesti. Era necessario che colei che aveva visto il suo Figlio sulla croce, ricevendo nel cuore quella spada di dolore dalla quale era stata immune nel darlo alla luce, lo contemplasse sedente alla destra del Padre. Era necessario che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio e da tutte le creature fosse onorata come Madre e Ancella di Dio».
Il santo padre città vari altri grandi autori antichi e conclude: «In tal modo l’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità «con uno stesso decreto» di predestinazione, immacolata nella sua concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità , generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli». (cf. 1 Tm 1, 17).
Affidiamoci alla Madre tutta pura, Immacolata Assunta in cielo, speranza della nostra salvezza e della gloria che il Signore ci ha promesso. In Maria parte di noi sta già nei cieli.
P. Anderson Marçal
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 18.1-10.13.30-32
Salmo: Sal 50
Vangelo: Mt 19, 13-15
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Oggi la Chiesa celebra la memoria di un grande santo che diede la vita in cambio di quella di un Padre di famiglia durante il nazismo.
Chi fu Massimiliano Maria Kolbe? Raimondo Kolbe nacque nel 1894 in un paesino della Polonia centrale. Cambiò il proprio nome in Massimiliano quando indossò il saio dei francescani nel 1910 e vi aggiunse quello di Maria per esprimere alla Vergine tutta la sua devozione. A circa dieci anni, infatti, aveva vissuto l’esperienza più incredibile e straordinaria della sua vita: un’apparizione della Madonna, ma questo particolare sarà rivelato dalla madre soltanto dopo la sua morte. Nel 1927 vicino Varsavia fondò Niepokalanow (città dell’Immacolata), un convento-città in cui i frati vivevano secondo la Regola e lavoravano per diffondere il regno di Dio e il culto Mariano attraverso iniziative editoriali come “Il cavaliere dell’Immacolata” e l’utilizzo di mezzi di comunicazione sociale.
Il 1 Settembre del 1939, quando i nazisti invasero la Polonia, padre Kolbe era già rientrato in patria e insieme ai suoi confratelli partecipa alla sofferenza e all’orrore della guerra, accogliendo a Niepokalanow profughi e feriti sia cristiani che ebrei. I tedeschi iniziano a tenere sotto controllo il convento e la Gestapo arresta padre Kolbe una prima volta, ma questi, di nuovo libero, continua la sua opera, trasformando il convento in un ospedale, un vero e proprio ufficio della Croce rossa, e in un campo profughi con infermeria, farmacia, cucine, panetteria, orto e altri laboratori utili alla sopravvivenza di tutti gli ospiti. “Siamo pronti a dare la vita per i nostri ideali”, diceva. I nazisti iniziano a considerare la città come un campo di concentramento.
Il 17 Febbraio del 1941 viene arrestato di nuovo, ma stavolta il regime ordina che sia deportato ad Auschwitz. “Vado a servire l’Immacolata in un altro campo di lavoro”, dice salutando gli altri frati e sorridendo. Nel lager quest’uomo, fragilissimo, malato di tisi e con un solo polmone, diventa il numero 16670 e lavora come gli altri e anche di più, colpevole di essere prete:
“L’Immacolata mi aiuterà ”.
Il 20 luglio un prigioniero riesce a fuggire dal blocco 14 del campo, quello di padre Kolbe e, secondo le regole, dieci ebrei dovranno essere uccisi per lui. I prigionieri vengono tenuti tutto il giorno sulla piazza sotto il sole, digiuni e percossi; alla fine un uomo, fra i dieci destinati al bunker della fame, viene sopraffatto dal dolore e si mette a gridare. Padre Kolbe si offre al suo posto: “Sono un sacerdote cattolico, sono anziano (aveva 47 anni!) voglio prendere il suo posto perché questi ha moglie e figli”. La sua richiesta viene accettata. I dieci vengono gettati nel blocco della morte e pian piano, uno dopo l’altro, muoiono, mentre padre Kolbe continua ad apparire sereno e passa le sue giornate cantando lodi all’Immacolata. Il 14 agosto 1941 moriva nel blocco 14 del campo di sterminio nazista di Auschwitz padre Massimiliano Maria Kolbe dopo giorni di torture inaudite, sopportate cristianamente. Una endovena, pare di benzina, o di un veleno, iniettata dai medici criminali nazisti per fare esperimenti, poneva fine con grande sofferenza, alla sua vita dedicata alla Madonna ed ai poveri.
Quel 14 Agosto del 1941, il carceriere apre la porta della cella e lo trova morto: “La faccia era raggiante in modo insolito, la figura come in estasi, non lo dimenticherò mai”, racconterà . Padre Kolbe ha incarnato con la sua vita e il suo sacrificio finale quell’etica della fratellanza umana e della solidarietà contro la quale i campi di concentramento erano stati costruiti.
Questo Martire del XX secolo, appassionato di radio e dei moderni mezzi di comunicazione, aveva ottenuto nel 1938, solo tre settimane prima di essere deportato, il nominativo di radioamatore SP3RN.
Un santo da imitare, un santo da invocare, un santo dal quale conviene farsi amici. San Massimiliano Kolbe interceda per noi, per avere una grande fede soprattutto nei momenti di difficoltà .
P. Anderson Marçal
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 16,1-15.60-63
Salmo: Sal da Is 12
Vangelo: Mt 19, 3-12
“Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu cosìâ€. L’atteggiamento di una società nei riguardi della sessualità e del matrimonio mostra l’idea dell’uomo, della donna, della vita: è questione di profonda dignità umana, Gesù, chiamato a pronunciarsi sulla permissività ridotta o ampia sul divorzio, è andato alla radice del problema, buttando giù le idee correnti, non solo dell’ebraismo, ma anche di altre culture e religioni. Va alle origini richiamando la volontà del Creatore. Questa è segnata nella complementarietà dei sessi, che si fondono in un unico essere e si trovano uniti nei figli, i coniugi non possono divorziare. La loro unione è opera di Dio, che lo vuole indissolubile. Il Concilio Vaticano II ha affermato che il divorzio è un male sociale, perché è straneo al vero amore. Ci tocca rifiutare il divorzio e l’adulterio fino alla radice, alle aspirazioni più intime e inconfessabili, conservando liberi lo sguardo, il cuore e la nostra alleanza innanzitutto con Dio.
P. Anderson Marçal
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 12, 1-12
Salmo: Sal 77
Vangelo: Mt 18, 21 – 19, 1
“Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte setteâ€. Questa parabola è un dramma sempre in atto. Chi fa spese assurde e ottiene indulto completo inganna il collega che invece ha un debito minuscolo con lui. Questo non è soltanto un problema economico, ma di rapporti umani: chi occupa posti importanti viola con azzardo leggi superiori, poi fa delle precisazioni nel evidenziare le inosservanze dei subalterni. A volte il coniuge che tradisce, accusa l’altro per frivolezze e gelosie, e arriva addirittura a uccidere. Ma meno male che con Dio non si scherza. Dio è buono fino al punto di addossarsi ed espiare le nostre colpe, Dio non tollera l’oppressione di chi essendo grave peccatore, opprime gli altri per cose senza importanza. La sentenza è chiara! Una sola salvezza: perdonare di cuore il proprio fratello che ha peccato contro di noi. Se imparassimo a dire consciamente: perdonaci…così come noi perdoniamo, nella preghiera del Padre Nostro!.Dio ci perdona senza limiti, senza calcoli; anche noi dobbiamo perdonare fraternamente. L’Eucaristia ci esige il perdono reciproco, la pace data di cuore.
P. Anderson Marçal
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