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Archivi per 'Papa Benedetto XVI'

Postado em 05-03-2013

I cardinali riuniti a Roma, presso la Congregazione Generale del Collegio Cardinalizio, ha inviato il Martedì, 5, un telegramma emerito a Papa Benedetto XVI. Il messaggio è stato firmato dal cardinale decano Angelo Sodano.

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Postado em 04-03-2013

I cardinali che si trovano a Roma sono già stati alla prima Congregazione Generale in questo lunedì 4 marzo presso l’Aula Nuova del Sinodo dei Vescovi in Vaticano. Si tratta del primo incontro ufficiale del Collegio Cardinalizio, che da adesso può trattare di argomenti importanti, riflettere sulle sfide della Chiesa Cattolica nel mondo, su come dovrà essere il nuovo Papa e su tanto altro.

I porporati hanno cominciato ad arrivare verso le 9 per la prima riunione, che ha avuto inizio alle 9.30.

Secondo la Costituzione Universi Dominici Gregis del Beato Giovani Paolo II che tratta della Sede Vacante e dell’elezione del Sommo Pontefice, le congregazioni devono avvenire quotidianamente, dal giorno in cui sono state stabilite dal Cardinale Camerlengo. Queste congregazioni ascoltano il parere del Collegio Cardinalizio, trasmettono le informazioni necessarie e permettono che ogni cardinale esprima la propria opinione sugli argomenti pertinenti alla Chiesa, oltre che definire la data del Conclave.

Nelle riunioni ufficiali che precedono il Conclave, anche i cardinali non votanti, ossia, coloro che hanno già raggiunto l’età di 80 anni, possono partecipare e fare degli interventi. Secondo la medesima Costituzione, i cardinali devono anche prestare giuramento di mantenere il segreto.

Non si sa ancora il numero esatto dei cardinali arrivati a Roma per i lavori delle congregazioni preparatorie, ma è necessario che tutti i votanti siano presenti perché il Conclave possa avere inizio.

Alla fine di questa mattina, padre Federico Lombardi, durante un briefing, ha assicurato che “l’atmosfera nella Congregazione è serena, costruttiva e positiva in questo periodo di responsabilità per l’elezione del nuovo Pontefice”.

Secondo il direttore della Sala Stampa Vaticana, nella prima congregazione erano presenti 142 cardinali, di cui 103 votanti. Mancano 65 cardinali, di cui 12 votanti.

“La congregazioni ha avuto inizio con una prima parola del Cardinale Decano, che ha ricordato al Collegio l’importanza di questo evento. Subito dopo, hanno pregato e fatto il giuramento. I cardinali prima hanno fatto un giuramento collettivo e dopo ognuno si è messo davanti al tavolo della presidenza – nella quale si trovava l’evangeliario aperto – facendo ognuno il proprio giuramento personale”, ha detto padre Lombardi.

Il portavoce ha informato ancora i giornalisti che è stato proposto dal Decano, e accettato volentieri dal Collegio Cardinalizio, l’invio di un messaggio al Papa emerito Benedetto XVI, a Castel Gandolfo. È stata proposta anche una prima riflessione spirituale, tradizionale all’inizio della Congregazione Generale, fatta dal predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, in questo pomeriggio di lunedì.

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Postado em 01-03-2013

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In conferenza stampa, il direttore della Sala Stampa Vaticana p. Federico Lombardi ha spiegato ai giornalisti le procedure avvenute per la Camera Apostolica dopoché la sede Apostolica è rimasta vacante in questo giovedì 28 febbraio.

Alle ore 20 il Cardinale Camerlengo, Tarcisio Bertone e i suoi collaboratori hanno messo il sigillo la stanza e l’ufficio papali, che rimarrà così fino al l’elezione del nuovo papa. Alcuni minuti dopo la segretaria di stato del Vaticano ha inviato una lettera a tutti le ambasciate facendo la comunicazione della sede Vacante.

Alle ore 12 di questo venerdì, il vice camerlengo della Camera Apostolica, Mons. Pierluigi Celata, è andato al palazzo apostolica di San Giovanni in Laterano, sede della diocesi di Roma, e ha sigillato l’ufficio papale.

Padre Lombardi ha comunicato che, nella mattina di oggi, ha telefonato al segretario di Benedetto XVI, a Castel Gandolfo, per saper come è stata la sera del Papa emerito. “Dopo un momento emozionante di saluto il Papa emerito ha cenato, guardato alcuni telegiornali e è rimasto contento con il servizio che la stampa sta facendo in questo momento. Dopo ha fato una passeggiata nell’interno ai saloni del palazzo, si è ritirato in preghiera e ha dormito” ha riferito direttore.

Secondo p. Lombardi, il Cardinale Decano ha già inviato la lettera di convocazione per i cardinali, che devono essere presenti alla prima Congregazioni del Collegio Cardinalizio, alle nove e mezzo, orario di Roma, di questo lunedì 4 marzo, in Aula Nuova del Sinodo dei Vescovi.

“Ci sarà una prima congregazioni la mattina e una nel pomeriggio. Da questo punto saranno i cardinali che stipulano il loro ritmo”, ha spiegato.  Padre Lombardi ancora ha anticipato che non ci si aspetta una data ufficiale per il Conclave già da lunedì, perché le due congregazioni sono per organizzare come saranno i prossimi giorni delle Congregazioni Generali.

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Postado em 28-02-2013

Benedetto XVI non è più Pontefice: dalle 20.00 è iniziata la Sede vacante. “Sono un semplice pellegrino”: con queste parole ha dato il suo ultimo saluto alle migliaia di persone che lo hanno atteso in preghiera nella piazza antistante il Palazzo apostolico di Castel Gandolfo: qui, alle 8 di sera in punto, la Guardia svizzera ha lasciato il servizio di sicurezza al grande portone in legno, davanti a numerose persone che acclamavano verso Benedetto XVI, che ora è Papa emerito: il corpo militare rientra in Vaticano, non si occuperà più della sicurezza di Josef Ratzinger, un compito che spetterà ora solo alla Gendarmeria vaticana. Il Pontefice emerito, da Castel Gandolfo, dove trascorrerà i prossimi due mesi, attende in preghiera e in meditazione con tutta la Chiesa l’avvio del Conclave. E’ stata una giornata storica e ricca di emozioni, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, accompagnate da celebrazioni liturgiche in diversi Paesi, con cui i fedeli hanno voluto salutare e ringraziare per il suo operato Benedetto XVI.

Ecco il video del esatto momento che è stato chiuso il portone in legno a Castel Gandolfo:

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C’è un gran silenzio ora, sotto il cielo stellato, nella piazza antistante il Palazzo apostolico che per la prima volta nella storia accoglie un Papa emerito. Si sono infatti allontanati, ma a fatica, tornando a casa, migliaia di fedeli che fino ad un’ora fa, hanno voluto attendere l’ultimo, raro e storico, gesto ufficiale: la chiusura del Portone del palazzo da parte delle Guardie svizzere che, terminato il ministero del Santo Padre come Papa alle 20.00, hanno lasciato l’incarico di tutela della sua sicurezza, affidando ora Benedetto XVI alla Gendarmeria. Questa giornata indimenticabile qui è cominciata nelle prime ore del pomeriggio, con i pellegrinaggi che da tutto il territorio hanno portato migliaia di persone a recitare il Rosario e a cantare sulla piazza, con lo sguardo rivolto al balcone esterno del Palazzo apostolico. Fino alle 17.40, quando la finestra si è aperta e Benedetto XVI è apparso per l’ultima volta in veste di Pontefice:

(applausi e acclamazioni)

“Cari amici, sono felice di essere con voi, circondato dalla bellezza del Creato e dalla vostra simpatia che mi fa molto bene. Grazie per la vostra amicizia, il vostro affetto”.

Gli applausi lo hanno interrotto più volte quasi a non farlo terminare. In migliaia annuivano, scandivano il suo nome mostrando striscioni di affetto: “Grazie, la tua umiltà ti ha reso più grande, siamo tutti con te”. Sui volti, gioia e commozione insieme quando il Papa è tornato sulla scelta di questi ultimi giorni:

“Voi sapete che questo mio giorno è diverso da quelli precedenti: non sono più Sommo Pontefice della Chiesa cattolica: fino alle otto di sera lo sarà ancora, poi non più. Sono semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio su questa terra. Ma vorrei ancora [applausi] … grazie! … ma vorrei ancora con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell’umanità. E mi sento molto appoggiato dalla vostra simpatia. Andiamo avanti con il Signore per il bene della Chiesa e del mondo”.

L’applauso più lungo al termine della parole di Benedetto XVI che col volto sereno, le braccia protese incrocia lo sguardo di tanti, che non vogliono lasciarlo andare. La benedizione è il suo ultimo dono per tutti. Poi si volta, sparendo agli occhi del mondo dopo 8 anni di guida paterna. Ora siamo nella sede vacante e il silenzio che rimane non è assenza o vuoto: “Non abbandono la Croce ma resto in modo nuovo presso il Signore crocifisso”, ha detto ieri Benedetto XVI in Piazza San Pietro. Sta a ciascun cristiano volerlo ora seguire, nel totale affidamento al Signore che guida la Chiesa.

Il sito del vaticano è già cambiato e la chiesa adesso prega per il prossimo Papa.

Fonte: Radio Vaticana

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Postado em 28-02-2013

 
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Grazie!
Grazie a voi!
Cari amici, sono felice di essere con voi, circondato dalla bellezza del creato e dalla vostra simpatia che mi fa molto bene. Grazie per la vostra amicizia, il vostro affetto. Voi sapete che questo mio giorno è diverso da quelli precedenti; non sono più Sommo Pontefice della Chiesa cattolica: fino alle otto di sera lo sarò ancora, poi non più. Sono semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra. Ma vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell’umanità. E mi sento molto appoggiato dalla vostra simpatia. Andiamo avanti insieme con il Signore per il bene della Chiesa e del mondo. Grazie, vi imparto adesso con tutto il cuore la mia Benedizione.
Ci benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Grazie, buona notte! Grazie a voi tutti!

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Postado em 28-02-2013

Alle ore 11 di oggi, ultimo giorno del Suo Pontificato, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gli Em.mi Signori Cardinali presenti a Roma, per il saluto di congedo.

Nel corso dell’udienza il Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, ha rivolto al Papa un indirizzo di omaggio a nome di tutti i presenti.

Quindi il Santo Padre, prima di salutare personalmente ogni singolo cardinale, ha pronunciato le parole che riportiamo di seguito:

 
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Venerati e cari Fratelli!

Con grande gioia vi accolgo e porgo a ciascuno di voi il mio più cordiale saluto. Ringrazio il Cardinale Angelo Sodano che, come sempre, ha saputo farsi interprete dei sentimenti dell’intero Collegio: Cor ad cor loquitur. Grazie Eminenza di cuore. E vorrei dire – riprendendo il riferimento all’esperienza dei discepoli di Emmaus – che anche per me è stata una gioia camminare con voi in questi anni, nella luce della presenza del Signore risorto.

Come ho detto ieri davanti alle migliaia di fedeli che riempivano Piazza San Pietro, la vostra vicinanza e il vostro consiglio mi sono stati di grande aiuto nel mio ministero. In questi otto anni, abbiamo vissuto con fede momenti bellissimi di luce radiosa nel cammino della Chiesa, assieme a momenti in cui qualche nube si è addensata nel cielo. Abbiamo cercato di servire Cristo e la sua Chiesa con amore profondo e totale, che è l’anima del nostro ministero. Abbiamo donato speranza, quella che ci viene da Cristo, che solo può illuminare il cammino. Insieme possiamo ringraziare il Signore che ci ha fatti crescere nella comunione, e insieme pregarlo di aiutarvi a crescere ancora in questa unità profonda, così che il Collegio dei Cardinali sia come un’orchestra, dove le diversità – espressione della Chiesa universale – concorrano sempre alla superiore e concorde armonia.

Vorrei lasciarvi un pensiero semplice, che mi sta molto a cuore: un pensiero sulla Chiesa, sul suo mistero, che costituisce per tutti noi – possiamo dire – la ragione e la passione della vita. Mi lascio aiutare da un’espressione di Romano Guardini, scritta proprio nell’anno in cui i Padri del Concilio Vaticano II approvavano la Costituzione Lumen Gentium, nel suo ultimo libro, con una dedica personale anche per me; perciò le parole di questo libro mi sono particolarmente care. Dice Guardini: La Chiesa “non è un’istituzione escogitata e costruita a tavolino…, ma una realtà vivente… Essa vive lungo il corso del tempo, in divenire, come ogni essere vivente, trasformandosi… Eppure nella sua natura rimane sempre la stessa, e il suo cuore è Cristo”. E’ stata la nostra esperienza, ieri, mi sembra, in Piazza: vedere che la Chiesa è un corpo vivo, animato dallo Spirito Santo e vive realmente dalla forza di Dio. Essa è nel mondo, ma non è del mondo: è di Dio, di Cristo, dello Spirito. Lo abbiamo visto ieri. Per questa è vera ed eloquente anche l’altra famosa espressione di Guardini: “La Chiesa si risveglia nelle anime”. La Chiesa vive, cresce e si risveglia nelle anime, che – come la Vergine Maria – accolgono la Parola di Dio e la concepiscono per opera dello Spirito Santo; offrono a Dio la propria carne e, proprio nella loro povertà e umiltà, diventano capaci di generare Cristo oggi nel mondo. Attraverso la Chiesa, il Mistero dell’Incarnazione rimane presente per sempre. Cristo continua a camminare attraverso i tempi e tutti i luoghi.

Rimaniamo uniti, cari Fratelli, in questo Mistero: nella preghiera, specialmente nell’Eucaristia quotidiana, e così serviamo la Chiesa e l’intera umanità. Questa è la nostra gioia, che nessuno ci può togliere.

Prima di salutarvi personalmente, desidero dirvi che continuerò ad esservi vicino con la preghiera, specialmente nei prossimi giorni, affinché siate pienamente docili all’azione dello Spirito Santo nell’elezione del nuovo Papa. Che il Signore vi mostri quello che è voluto da Lui. E tra voi, tra il Collegio Cardinalizio, c’è anche il futuro Papa al quale già oggi prometto la mia incondizionata reverenza ed obbedienza. Per questo, con affetto e riconoscenza, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

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Postado em 27-02-2013

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Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato!

Distinte Autorità!

Cari fratelli e sorelle!

Vi ringrazio di essere venuti così numerosi a questa ultima Udienza generale del mio pontificato.

Come l’apostolo Paolo nel testo biblico che abbiamo ascoltato, anch’io sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e così alimenta la fede nel suo Popolo. In questo momento il mio animo si allarga per di abbracciare tutta la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le «notizie» che in questi anni del ministero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel Signore Gesù Cristo, e della carità che circola nel Corpo della Chiesa e lo fa vivere nell’amore, e della speranza che ci apre e ci orienta verso la vita in pienezza, verso la patria del Cielo.

Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che è quello di Dio, dove raccolgo ogni incontro, ogni viaggio, ogni visita pastorale. Tutto e tutti raccolgo nella preghiera per affidarli al Signore: perché abbiamo piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, e perché possiamo comportarci in maniera degna di Lui, del suo amore, portando frutto in ogni opera buona (cfr Col 1,9-10).

In questo momento, c’è in me una grande fiducia, perché so, sappiamo tutti noi, che la Parola di verità del Vangelo è la forza della Chiesa, è la sua vita. Il Vangelo purifica e rinnova, porta frutto, dovunque la comunità dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verità e vive nella carità. Questa è la mia fiducia, questa è la mia gioia.

Quando, il 19 aprile di quasi otto anni fa, ho accettato di assumere il ministero petrino, ho avuto ferma questa certezza che mi ha sempre accompagnato. In quel momento, come ho già espresso più volte, le parole che sono risuonate nel mio cuore sono state: Signore, che cosa mi chiedi? E’ un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se Tu me lo chiedi, sulla tua parola getterò le reti, sicuro che Tu mi guiderai. E il Signore mi ha veramente guidato, mi è stato vicino, ho potuto percepire quotidianamente la sua presenza. E’ stato un tratto di cammino della Chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili; mi sono sentito come san Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua e non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare. Ed è per questo che oggi il mio cuore è colmo di ringraziamento a Dio perché non ha fatto mai mancare a tutta la Chiesa e anche a me la sua consolazione, la sua luce, il suo amore.

Siamo nell’Anno della fede, che ho voluto per rafforzare proprio la nostra fede in Dio in un contesto che sembra metterlo sempre più in secondo piano. Vorrei invitare tutti a rinnovare la ferma fiducia nel Signore, ad affidarci come bambini nelle braccia di Dio, certi che quelle braccia ci sostengono sempre e sono ciò che ci permette di camminare ogni giorno anche nella fatica. Vorrei che ognuno si sentisse amato da quel Dio che ha donato il suo Figlio per noi e che ci ha mostrato il suo amore senza confini. Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano. In una bella preghiera da recitarsi quotidianamente al mattino si dice: «Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio d’avermi creato, fatto cristiano…». Sì, siamo contenti per il dono della fede; è il bene più prezioso, che nessuno ci può togliere! Ringraziamo il Signore di questo ogni giorno, con la preghiera e con una vita cristiana coerente. Dio ci ama, ma attende che anche noi lo amiamo!

Ma non è solamente Dio che voglio ringraziare in questo momento. Un Papa non è solo nella guida della barca di Pietro, anche se è sua la prima responsabilità; e io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino; il Signore mi ha messo accanto tante persone che, con generosità e amore a Dio e alla Chiesa, mi hanno aiutato e mi sono state vicine. Anzitutto voi, cari Fratelli Cardinali: la vostra saggezza, i vostri consigli, la vostra amicizia sono stati per me preziosi; i miei Collaboratori, ad iniziare dal mio Segretario di Stato che mi ha accompagnato con fedeltà in questi anni; la Segreteria di Stato e l’intera Curia Romana, come pure tutti coloro che, nei vari settori, prestano il loro servizio alla Santa Sede: sono tanti volti che non emergono, rimangono nell’ombra, ma proprio nel silenzio, nella dedizione quotidiana, con spirito di fede e umiltà sono stati per me un sostegno sicuro e affidabile. Un pensiero speciale alla Chiesa di Roma, la mia Diocesi! Non posso dimenticare i Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato, le persone consacrate e l’intero Popolo di Dio: nelle visite pastorali, negli incontri, nelle udienze, nei viaggi, ho sempre percepito grande attenzione e profondo affetto; ma anch’io ho voluto bene a tutti e a ciascuno, senza distinzioni, con quella carità pastorale che è il cuore di ogni Pastore, soprattutto del Vescovo di Roma, del Successore dell’Apostolo Pietro. Ogni giorno ho portato ciascuno di voi nella mia preghiera, con il cuore di padre.

Vorrei che il mio saluto e il mio ringraziamento giungesse poi a tutti: il cuore di un Papa si allarga al mondo intero. E vorrei esprimere la mia gratitudine al Corpo diplomatico presso la Santa Sede, che rende presente la grande famiglia delle Nazioni. Qui penso anche a tutti coloro che lavorano per una buona comunicazione e che ringrazio per il loro importante servizio.

A questo punto vorrei ringraziare di vero cuore anche tutte le numerose persone in tutto il mondo che nelle ultime settimane mi hanno inviato segni commoventi di attenzione, di amicizia e di preghiera. Sì, il Papa non è mai solo, ora lo sperimento ancora una volta in un modo così grande che tocca il cuore. Il Papa appartiene a tutti e tantissime persone si sentono molto vicine a lui. E’ vero che ricevo lettere dai grandi del mondo – dai Capi di Stato, dai Capi religiosi, dai rappresentanti del mondo della cultura eccetera. Ma ricevo anche moltissime lettere da persone semplici che mi scrivono semplicemente dal loro cuore e mi fanno sentire il loro affetto, che nasce dall’essere insieme con Cristo Gesù, nella Chiesa. Queste persone non mi scrivono come si scrive ad esempio ad un principe o ad un grande che non si conosce. Mi scrivono come fratelli e sorelle o come figli e figlie, con il senso di un legame familiare molto affettuoso. Qui si può toccare con mano che cosa sia Chiesa – non un’organizzazione, non un’associazione per fini religiosi o umanitari, ma un corpo vivo, una comunione di fratelli e sorelle nel Corpo di Gesù Cristo, che ci unisce tutti. Sperimentare la Chiesa in questo modo e poter quasi poter toccare con le mani la forza della sua verità e del suo amore, è motivo di gioia, in un tempo in cui tanti parlano del suo declino.

In questi ultimi mesi, ho sentito che le mie forze erano diminuite, e ho chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua luce per farmi prendere la decisione più giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità d’animo. Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi.

Qui permettetemi di tornare ancora una volta al 19 aprile 2005. La gravità della decisione è stata proprio anche nel fatto che da quel momento in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore. Sempre – chi assume il ministero petrino non ha più alcuna privacy. Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per così dire, totalmente tolta la dimensione privata. Ho potuto sperimentare, e lo sperimento precisamente ora, che uno riceve la vita proprio quando la dona. Prima ho detto che molte persone che amano il Signore amano anche il Successore di san Pietro e sono affezionate a lui; che il Papa ha veramente fratelli e sorelle, figli e figlie in tutto il mondo, e che si sente al sicuro nell’abbraccio della loro comunione; perché non appartiene più a se stesso, appartiene a tutti e tutti appartengono a lui.

Il “sempre” è anche un “per sempre” – non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all’opera di Dio.

Ringrazio tutti e ciascuno anche per il rispetto e la comprensione con cui avete accolto questa decisione così importante. Io continuerò ad accompagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore e alla sua Sposa che ho cercato di vivere fino ad ora ogni giorno e che voglio vivere sempre. Vi chiedo di ricordarmi davanti a Dio, e soprattutto di pregare per i Cardinali, chiamati ad un compito così rilevante, e per il nuovo Successore dell’Apostolo Pietro: il Signore lo accompagni con la luce e la forza del suo Spirito.

Invochiamo la materna intercessione della Vergine Maria Madre di Dio e della Chiesa perché accompagni ciascuno di noi e l’intera comunità ecclesiale; a Lei ci affidiamo, con profonda fiducia.

Cari amici! Dio guida la sua Chiesa, la sorregge sempre anche e soprattutto nei momenti difficili. Non perdiamo mai questa visione di fede, che è l’unica vera visione del cammino della Chiesa e del mondo. Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certezza che il Signore ci è accanto, non ci abbandona, ci è vicino e ci avvolge con il suo amore. Grazie!

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Benedetto XVI si potrà chiamare “Papa emerito o Romano Pontefice emerito”. Lo ha precisato oggi padre Federico Lombardi nel briefing con i giornalisti in Sala Stampa Vaticana. Sottolineato che il Santo Padre sta ricevendo moltissimi messaggi di auguri, gratitudine e vicinanza, da tutto il mondo. Attese in Piazza San Pietro domani, per l’udienza generale, oltre 50 mila persone. Massimiliano Menichetti:

Joseph Ratzinger continuerà ad essere “Sua Santità Benedetto XVI” e si potrà chiamare “Papa emerito o Romano Pontefice emerito”. Così, oggi il direttore della Sala Stampa Vaticana padre Federico Lombardi ha fugato le ricorrenti domande dei giornalisti su come rivolgersi al Pontefice dopo il 28 febbraio. Decisione, quella sul nome, presa in accordo con lo stesso Pontefice che vestirà “l’abito talare bianco semplice”, “l’anello del pescatore sarà annullato”, “non porterà più le scarpe rosse”. Sul punto, un sorridente padre Lombardi ha precisato che il Papa possiede un paio di scarpe marroni “molto apprezzate dallo stesso Benedetto XVI”, dono di artigiani di Leon, avuto nel recente viaggio in Messico e che molto probabilmente userà quelle.

Parlando dei tanti pellegrini che domani saranno in Piazza San Pietro, per l’udienza generale, l’ultima con Benedetto XVI, padre Lombardi ha spiegato che “sono stati distribuiti oltre 50 mila biglietti”, ma le attese sono superiori. “La papamobile compierà un ampio giro sulla piazza”, come ad abbracciare, ricambiare il tanto calore e le preghiere dei fedeli. Il Papa terrà poi la catechesi mentre “non ci sarà il baciamano”, che di norma si tiene in coda all’udienza, “non per motivi di sicurezza – è stato spiegato – ma semplicemente perché tutti avrebbero voluto salutarlo in questo modo e quindi si è scelta una linea di semplicità per non dare preferenze”:

“Dopo l’udienza, nella Sala Clementina ci sarà il baciamano di alcune autorità, che hanno il rango di capi di Stato, non sono molti. Ci si aspetta il presidente della Slovacchia – che è qui con il pellegrinaggio slovacco – i capitani reggenti di San Marino, il presidente della Baviera, il principe di Andorra”.

Giovedì mattina, alle ore 11, ci sarà il saluto personale dei cardinali che saranno già a Roma. Alle ore 16.55, Benedetto XVI dal Cortile di San Damaso si recherà fino all’eliporto, dove lo saluterà il cardinale decano. Venti minuti dopo, è previsto l’arrivo a Castel Gandolfo dove sarà accolto, tra gli altri, dal cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, dal vescovo di Albano, Marcello Semeraro, dal sindaco e il parroco di Castel Gandolfo. Alle ore 17.30 circa, il Papa si affaccerà dalla loggia centrale del Palazzo apostolico per “l’ultimo atto pubblico”. Alle ore 20, quando inizierà la Sede Vacante, la “Guardia svizzera cesserà il suo servizio a Castel Gandolfo”, anche se la Gendarmeria continuerà a garantire la sicurezza del Papa:

“Alle ore 20, la Guardia Svizzera – che fa la guardia alla porta del palazzo di Castel Gandolfo – termina il suo servizio. La Guardia Svizzera effettua il servizio per il Santo Padre e dalle ore 20, terminando il ministero del Santo Padre come Papa, verosimilmente chiuderà la porta di Castel Gandolfo, concludendo anche il suo servizio di guardia”.

Il cardinale decano invierà il primo di marzo, a sede vacante iniziata, le lettere di convocazioni per le Congregazioni dei cardinali. E “probabilmente – ha detto il direttore della Sala Stampa vaticana – la convocazione non avverrà prima di lunedì 4 marzo”, e sarà presso l’Aula nuova del Sinodo. Precisato, poi, che i cardinali abiteranno nella residenza Sanctae Marthae solo “in prossimità” del Conclave e che le stanze saranno sorteggiate come previsto dalla Costituzione.

Fonte: Radio Vaticana

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Postado em 26-02-2013

 

In questo tempo il Papa e la Chiesa Cattolica sono al centro dell’attenzione sui principali mezzi di comunicazione. Ogni giorno, sui media,  in particolare sui social network, sono presenti punti di vista e opinioni diverse, diffusi attraverso i siti web e i servizi giornalistici  sull’argomento.

A questo proposito, la Comunità Canção Nova ha contattato p. Antonio Spadaro, studioso di tecnologia delle telecomunicazioni  ed operatore del settore, per parlare di questa nuova realtà: il passaggio della Chiesa dall’era della comunicazione a quella della condivisione delle informa

Accompagni  questa l’intervista:

 

Cos’è la teologia della comunicazioni?

Il Papa ha capito l’importanza dei mezzi di comunicazione sociali?

Come è stata la ripercussioni della rinuncia del Papa nei mezzi di comunicazione sociale?

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Postado em 25-02-2013

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 E’ stata pubblicata oggi la Lettera apostolica in forma di Motu proprio “Normas nonnullas” su alcune modifiche alle norme relative all’elezione del Papa. Nel documento, Benedetto XVI apporta alcune modifiche alle precedenti normative per “assicurare il migliore svolgimento di quanto attiene, pur con diverso rilievo, all’elezione del Romano Pontefice” e “in particolare una più certa interpretazione ed attuazione di alcune disposizioni”.

“Nessun Cardinale elettore – afferma Benedetto XVI – potrà essere escluso dall’elezione sia attiva che passiva per nessun motivo o pretesto, fermo restando quanto prescritto al n. 40 e al n. 75” della Costituzione Universi Dominici gregis.

E’ stato inoltre stabilito che, “dal momento in cui la Sede Apostolica sia legittimamente vacante, si attendano per quindici giorni interi gli assenti prima di iniziare il Conclave”. Il Papa lascia “peraltro al Collegio dei Cardinali la facoltà di anticipare l’inizio del Conclave se consta della presenza di tutti i Cardinale elettori, come pure la facoltà di protrarre, se ci sono motivi gravi, l’inizio dell’elezione per alcuni altri giorni. Trascorsi però, al massimo, venti giorni dall’inizio della Sede Vacante, tutti i Cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all’elezione”.

Si precisano inoltre le norme per la segretezza del Conclave: “L’intero territorio della Città del Vaticano e anche l’attività ordinaria degli Uffici aventi sede entro il suo ambito dovranno essere regolati, per detto periodo, in modo da assicurare la riservatezza e il libero svolgimento di tutte le operazioni connesse con l’elezione del Sommo Pontefice. In particolare si dovrà provvedere, anche con l’aiuto di Prelati Chierici di Camera, che i Cardinali elettori non siano avvicinati da nessuno durante il percorso dalla Domus Sanctae Marthae al Palazzo Apostolico Vaticano”.

Tutte le persone “che per qualsivoglia motivo e in qualsiasi tempo venissero a conoscenza da chiunque di quanto direttamente o indirettamente concerne gli atti propri dell’elezione e, in modo particolare, di quanto attiene agli scrutini avvenuti nell’elezione stessa, sono obbligate a stretto segreto con qualunque persona estranea al Collegio dei Cardinali elettori: per tale scopo, prima dell’inizio delle operazioni dell’elezione, dovranno prestare giuramento” secondo precise modalità nella consapevolezza che una sua infrazione comporterà “la pena della scomunica «latae sententiae» riservata alla Sede Apostolica”.

“Aboliti i modi di elezione detti per acclamationem seu inspirationem e per compromissum, la forma di elezione del Romano Pontefice sarà d’ora in poi unicamente per scrutinium”. Il Papa
stabilisce, pertanto, “che per la valida elezione del Romano Pontefice si richiedono almeno i due terzi dei suffragi, computati sulla base degli elettori presenti e votanti.”

“Se le votazioni di cui ai nn. 72, 73 e 74” della Costituzione Universi Dominici gregis non avranno esito, è stabilito che “sia dedicato un giorno alla preghiera, alla riflessione e al dialogo”; nelle successive votazioni, “avranno voce passiva soltanto i due nomi che nel precedente scrutinio avevano ottenuto il maggior numero di voti, né si potrà recedere dalla disposizione che per la valida elezione, anche in questi scrutini, è richiesta la maggioranza qualificata di almeno due terzi di suffragi dei Cardinali presenti e votanti. In queste votazioni, i due nomi che hanno voce passiva non hanno voce attiva”.

“Avvenuta canonicamente l’elezione, l’ultimo dei Cardinali Diaconi chiama nell’aula dell’elezione il Segretario del Collegio dei Cardinali, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie e due Cerimonieri; quindi, il Cardinale Decano, o il primo dei Cardinali per ordine e anzianità, a nome di tutto il Collegio degli elettori chiede il consenso dell’eletto con le seguenti parole: Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice? E appena ricevuto il consenso, gli chiede: Come vuoi essere chiamato? Allora il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, con funzione di notaio e avendo per testimoni due Cerimonieri, redige un documento circa l’accettazione del nuovo Pontefice e il nome da lui assunto”.

Fonte:  Radio Vaticana

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