LaBasilica Santa Croce in Gerusalemme, situata a ridosso delle Mura Aureliane tra la Porta Maggiore e il Laterano, è universalmente conosciuta ed è metta di peregrini provenienti da ogni parte del mondo. Infatti sono in essa conservate le più importante sacre reliquie del cristianesimo.
L’attuale insigne Basilica è un totale rifacimento settecentesco di un Santuario Paleo-cristiano, che venne eretto nel grande atriodel Palazzo Sessoriano construzione imperiale del III secolo d.c., iniziata da Settemio Severo e compiuta da Elagabalo, poi dimora dell’imperatrice Elena, la santificata madre di Contantino. L’atrio in parola venne trasformato poi in cappella per ospitavi le sante reliquie, che Elena stessa avrebbe portato a Roma dalla Terra Santa. Nel corso dei secoli, la Chiesa fu dai vari pontifici trasformata ed abbellita, ma l’aspetto attuale si deve agli importanti interventi realizzati nel 1743, durante il pontificato di Benedetto XIV. Autori del progetto di ristrutturazzione furono gli architetti Domenico Gragorine e Pietro Passalacqua, i quali butarono l’antico aspetto secondo il gusto del 1700. La Chiesa, titolo cardinalizio e parocchia, è annoverata tra le sette chiese stazionale di Rom, visitate fin dai tempi antichi da speciali e devoti pellegrinaggi.
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In questo servizio parliamo brevemente della Via del Corso, del Palazzo Sciarra, nonché, detagliatamente della Sua Celebre Galleria: La Galerria Sciarra, una galleria pedonale di Roma, sita tra via Marco Minghetti, vicolo Sciarra e piazza dell’Oratorio, nel rione Trevi.
Nata come cortile estremo del palazzo Sciarra Colonna di Carbognano, la galleria è composta da un vano centrale, ricco di partiture architettoniche e dipinto tra Il 1885 e Il 1888 da Giuseppe Cellini: la decorazione richiama l’ambiente della Cronaca bizantina Ed è in stile liberty.
Anticamente, nella zona occupata dalla galleria, si trovava La Porticus Vipsania costruita da Vipsania Polla, sorella di Marco Vipsanio Agrippa (che possedeva una villa nei dintorni).
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| Rappresentano la devozione dei pellegrini nei diversi secoli |
Roma, un vero museo a cielo aperto. Camminando per le sue vie possiamo incontrare ed ammirare un’infinità di musei ,opere d’arte e centinaia di piccole opere d’arte cristiana che abbelliscono tanti angoli della città eterna. Una forma unica, semplice, ma molto particolare di religiosità popolare, conosciuta come “Le madonnelle di Roma” ossia, l’immagine della madonna nelle vie.
Più antiche e numerose che in qualsiasi altra città del mondo,rappresentano la devozione dei pellegrini nei diversi secoli..
Roma ne è ricca a centinaia; molti muri di case o angoli di strade dei vecchi rioni ne ospitano le immagini, innalzate in tempi lontani alla pubblica venerazione e posti sotto la tutela della casa, spesso in memoria d’un fatto miracoloso, o in ricordo di qualche grande avvenimento e anche a motivo di prestigio personale e di popolare benemerenza.
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.: La chiesa della Madonna del Rosario
.: La Patriarcale Basilica di Santa Maria Maggiore
Le incontriamo vicino alla Fontana di Trevi dove passano ogni giorno migliaia di turisti.
A piazza Navona, molte delle immagini sono state realizzate tra il secolo XV e il XVII.
Tra il Pantheon e Largo Argentina è molto venerata la madonna della Provvidenza per tante manifestazioni miracolose avvenute nel 1796. Dalla piazza di Spagna alla piazza del popolo sono 40 le immagini della madonna con delle piccole cappelle sparse per le vie, le icone che per tanti anni hanno avuto la missione di custodire la città e di animare la religiosità di quelli che passano per strada.
In Trastevere, tra le tante Madonne ce n’è una particolarmente venerata e amata.
Noi le incontriamo anche vicino al Vaticano, nei vicoli di Borgo Pio o nelle mura vicino a Castel Sant’Angelo. Le troviamo nei palazzi da dove possiamo vederle dagli autobus o camminando per le vie.
Le edicole stradali non sono più soltanto, come in passato, segni di pubblica devozione. Il tempo ha dato loro anche una patina di nobiltà, facendo di queste opere artigianali un piccolo patrimonio di tradizioni e di antichi costumi cittadini, nel quale la plebe sentiva il bisogno di un culto visuale e plastico, seppur poetico a suo modo.
Oggi, esse sono una parte integrante dell’ambiente che le circonda, dell’atmosfera dei vecchi rioni dove ancora la vita scorre con ritmo diverso da quello intenso delle arterie di periferia; parte dunque del vero fascino di Roma, e dell’aria religiosa che la pervade.
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La Patriarcale Basilica di Santa Maria Maggiore è un inno alla Natività. Domina il Colle Cispio, una delle sommità dell’Esquilino ed essa sono custodite, sia come in uno scrigno nella parte inferiore, ma ancora più in quella inferiore, opere d’arte e reliquie di inestimabile ed eccezionale belezza ed importanza, che la rendono meta incessante di fedeli e di turisti proveniente da ogni paese del mondo. L’affascinante Basilica, nominata in vari modi nel corso dei secoli, è la prima chiesa dell’Occidente edificata per tradizione da Papa Liberio in onore della Madonna, dopo il 356 (anno della miracolosa e leggendaria nevicata di Basilica Liberiana e Santa Maria ad Nives. Venne poi totalmente ricostruita nel 432 da Papa Sisto III, per festeggiare solennemente la celeste maternità della vergine, dogma che era stato gloriosamente proclamato nell’anno precedente (431) durante il noto Concilio ecumenico di Efeso nel periodo del Pontificato di Teodoro I (642-649), il rinomato Tempio venne affilato Santa Maria ad Presepe, perché furono portiti per essere tutelati e venerati i sacri resti della mangiatoia della fasce del Divino Bambino e della Benedetta culla dalla Terra Santa, caduta nell’anno 637, nelle mani degli arabi e venne anche istituito in esso, l’oratorio del presepio.
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La chiesa della Madonna del Rosario è una chiesa di Roma, nel quartiere della Vittoria, in via Trionfale, sul monte Mario. Fu costruitta nel 1628 dall’umanista romano Giovanni Vittorio de Rossi nella vigna di sua proprietà in cima a Monte Mario.
Nel 1651 venne ampliata dai frati del monastero di Sant’Onofrio, a cui la chiesa era passata in proprietà, ed i lavori furono affidati all’architetto Camillo Arcucci. Abbandonata per un certo periodo, all’inizio del XVIII secolo fu nuovamente restaurata ed ampliata, nel 1726, dall’architetto Filippo Raguzzini, che rinnovò la facciata e gli interni.
Dopo le rovine e l’abbandono prodotto dalle armate napoleoniche, la chiesa fu restaurata da Gregorio XVI, che vi aggiunse la doppia rampa di scale. Parrocchia dal 1828 al 1904, dal 1931 l’annesso convento ospita una comunità di Domenicane di clausura.
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Su via del Quirinale si presenta un gioiello dell’architettura barocca romana, la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, consacrata all’omonimo Santo, fratello maggiore dell’Apostolo Pietro. Il tempio è un esaltante Capolavoro di Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680) che a questa opera rimase sempre particolarmente affezionato come alla manifestazione più completa della sua geniale poetica singolare versatilità e l’impareggiabile efficacia delle sue opere.
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La Basilica, originariamente chiamata “Basilica della Memoria Apostolorum”, in onore dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, è stata dedicata, nel corso dei secoli, a S. Sebastiano, martire-soldato cristiano del tempo di Diocleziano, sepolto nella catacomba che da lui prende il nome. Il Titolo Antico del complesso, esprime la forte devozione per gli Apostoli Pietro e Paolo e il motivo della sua costruzione, documentato da varie testimonianze archeologiche. L’indubbia importanza del luogo per tutta la cristianità determinò lo sviluppo del sito, ove si sono eretti, nel corso dei secoli, una sequenza ininterrotta di monumenti di grandissimo interesse storico ed archeologico.
Oggi, la Basilica, ci appare diversa dalla sua costruzione. Infatti, nel 1608 il cardinale Scipione Borghese intraprese un completo rimodellamento della basilica e della cripta di san Sebastiano, su progetto di Flaminio Ponzio e sotto la direzione artistica di Guido Reni. Secondo il Martinelli, egli ristrutturò la Basilica, così come il cornicione, e, alla sua morte, avvenuta nel 1613, l’opera fu completata dal Vasanzio, anche se la facciata, datata 1612, era stata quasi interamente ultimata dal Ponzio.
Dall’esterno, ci appare subito, un po’ rientrata rispetto al tracciato della via Appia antica e fu ricavata occupando la navata centrale dell’antica Basilica circiforme Costantiniana, oramai in decadenza. La chiesa vanta un notevole soffitto ligneo intagliato (eseguito da Annibale Durante sul disegno tradizionalmente ascritto a Giovanni Vasanzio, 1612).
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Il Verano (anche detto “Campo Verano”) è il cimitero comunale e monumentale di Roma che si trova nel quartiere Tiburtino, nei pressi della zona di San Lorenzo e vicino la Basilica di San Lorenzo fuori le mura. La zona, posta lungo la via consolare Tiburtina, era da sempre luogo di sepoltura (sono oggi inglobate nel cimitero le catacombe di Santa Ciriaca, e vi fu sepolto San Lorenzo, sulla cui tomba sorsero la basilica e il convento). Il Cimitero del Verano, con il suo patrimonio di opere d’arte, costituisce una sorta di museo all’aperto che non ha eguali per la quantità e la particolarità delle testimonianze, un inestimabile valore sotto il profilo storico-artistico e di storia della cultura dalla metà dell’Ottocento sino a tutto il Novecento. Deve il nome Verano dall’antico campo dei Verani, gens senatoria ai tempi della repubblica romana.
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Oggi andremmo a scoprire uno dei quei luoghi affascinanti e pittoreschi di Roma, che quasi per incanto ci trasporta nella solitudine e nella serenità di epoche passate, dove la vita nel corso dei secoli scorreva calma e serena senza la frenesia e la caos attuale. Tale magico luogo è il Colle Celio. Su questo venerato colle in antico Mons Querquetulanus dalle guerci ivi esistenti, e che, solo più tarde la leggenda prese il nome attuale dal capo etrusco Celio Vibemma dopo la sua conquista si possono ammirare insigni e numerosi monumenti, tra i queli L’Arco di Dolabella….
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