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Postado em 06-12-2012

Attivo un fondo di solidarietà per sostenere gli interventi della Chiesa per l’accoglienza dei profughi siriani

ROMA, mercoledì, 5 dicembre 2012

La Caritas diocesana di Roma attiva un fondo di solidarietà per sostenere le Caritas del Medio Oriente nell’accoglienza dei profughi provenienti dalla Siria.

La rete di Caritas Internationalis è attiva fin dai primi giorni della crisi a supporto dei numerosi profughi e delle famiglie delle vittime del conflitto. La giovane Caritas Siria è riuscita ad organizzare una prima rete di soccorsi di urgenza, grazie alla rete delle parrocchie, delle congregazioni e dei centri di accoglienza.

Caritas Giordania nei campi di Mafraq, Zarka, Irbid, ha distribuito pacchi alimentari e buoni acquisto alle 650 famiglie assistite. Negli stessi campi sono state aperte le prime scuole, dove sono seguiti 219 bambini e 50 giovani. Nei centri sanitari ha finora curato oltre 8.000 persone.

A Caritas Italiana è stato rivolto un appello con la richiesta di 160.000 euro per aiuti a 4.000 persone. Caritas Libano, tra i rifugiati distribuiti nel nord del paese, nella valle della Bekaa e a Beirut stessa raggiunge una media di 300/400 famiglie al mese, ma si comincia a temere l’arrivo del freddo. Da fine ottobre si offrono anche cure a 15.000 rifugiati, con l’aiuto di due cliniche mobili e di un centro sanitario nel nord del Paese.

Caritas Libano ha già lanciato due appelli di emergenza per poter continuare a dare aiuti ai rifugiati. In Turchia l’assistenza nei campi è garantita interamente dal governo. Caritas Turchia ha comunque dato la sua disponibilità alle autorità per richieste specifiche, mentre si è organizzata per aiutare i rifugiati non residenti nei campi.

In particolare sta avviando un piano di intervento per fornire attrezzature per affrontare l’inverno, buoni pasto, cura dei bambini, assistenza sanitaria per casi vulnerabili e per i rifugiati di nazionalità non siriana.

Tutte le Caritas locali moltiplicano gli sforzi, ma non possono sostenere da sole il peso di questa emergenza. La Chiesa italiana, attraverso Caritas Italiana, ha già inviato un contributo ma rilancia l’appello per poter far fronte alle nuove, pressanti richieste. Per questo la Diocesi di Roma istituisce un fondo di solidarietà a cui contribuire.

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Fonte: ZENIT.org

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Postado em 21-11-2012

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Portare la solidarietà di Benedetto XVI e la sua vicinanza spirituale alla popolazione della Siria sconvolta dalla guerra civile e favorire il coordinamento tra le organizzazioni caritative cattoliche impegnate nell’assistenza. Per questo l’inviato del Papa, il cardinale guineiano Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, ha incontrato in Libano il presidente della Repubblica e i vescovi cattolici di Siria e Libano, insieme a rappresentanti delle chiese ortodosse. Giovedì 8 novembre ha visitato i campi profughi della valle della Bekaa, nel nord-est del Libano, dove si sono accampati la maggior parte dei 100 mila profughi siriani che hanno raggiunto il paese dei Cedri. Si tratta spesso di campi ancora improvvisati, dove manca tutto, e l’inverno è ormai alle porte. Ecco la testimonianza del cardinal Sarah.

Card. ROBERT SARAH-Presidente del Pont. Cons. Cor Unum
Le necessità sono soprattutto la salute, l’educazione per i ragazzi, l’acqua, l’elettricità, e tanti bisogni, avere anche le tende che possono proteggere veramente dal freddo, dalla pioggia, e così via.
All’interno della Siria sono quasi 2 milioni che hanno lasciato la casa e sono fuori senza cibi, medicine e dunque una situazione molto drammatica all’interno, e fuori la Siria ci sono 420 mila rifugiati in Libano, Giordania, Iraq e Cipro. La Chiesa è impegnata ad accogliere queste persone che hanno dovuto lasciare il paese per la sicurezza (..) e i vescovi e le comunità cristiane fanno di tutto per accogliere, anche nelle famiglie. Noi vogliamo con l’aiuto del Santo Padre e dei padri sinodali, aiutare ad avere almeno il minimo nei campi, per poter vivere in modo umano.

Nel corso dell’incontro con 20 agenzie caritative cattoliche impegnate per l’emergenza in Libano, Siria, Giordania, Turchia ed Iraq, nella sede Caritas di Beirut, il cardinal Sarah ha consegnato il dono del Papa e dei padri sinodali dell’assemblea sulla Nuova evangelizzazione, di un milione di dollari. 700 mila dollari per la Caritas in Siria, dove resta la maggior parte degli sfollati e 300 mila per l’assistenza nei campi profughi dei paesi confinanti. Donne e bambini costituiscono il 75 per cento di chi ha dovuto lasciare la casa, e il 20 per cento ha meno di 4 anni. Una situazione drammatica che richiede un coordinamento degli interventi delle organizzazioni cattoliche, perché si teme che la guerra civile duri ancora a lungo.

Card. ROBERT SARAH-Presidente del Pont. Cons. Cor Unum
Alcuni dicono, questa guerra può durare ancora molto tempo, altri dicono, tra tre mesi forse tutto tornerà alla normalità, però è difficile, perché da quanto si sente, da ciò che dice l’opposizione, cioè chiedono armi, vuol dire che vogliono continuare. Però io sono sicuro che i cristiani, i vescovi, ho partecipato al sinodo dei vescovi maroniti, cercano di tutto veramente per portare alla riconciliazione, portare al dialogo tutti i combattenti.
Io spero comunque che la comunità internazionale potrà intervenire non con la guerra, ma mettendo insieme l’opposizione e il governo per discutere e vedere come riportare la pace nel paese e nella regione.

Autorità politiche, vescovi, fedeli cattolici e profughi, anche musulmani, hanno espresso grande apprezzamento per l’iniziativa di Benedetto XVI, nata come una visita di una delegazione di padri sinodali a Damasco, e poi, per ragioni di forza maggiore, trasformata in una missione speciale del cardinal Sarah.

Sanno che prega perché la guerra possa terminare subito, se possibile. Prega per una riconciliazione, un incontro fra i combattenti, perché la guerra non può portare la pace, solo sedendosi insieme, dialogando, possiamo trovare la pace.

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Postado em 30-06-2012

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Mons. MARIO ZENARI-Nunzio apostolico in Siria
La Siria, secondo quello che vedo e provo, sta sanguinando in queste ultime settimane, in questi ultimi giorni, sanguina da tutte le parti….la Siria sta iniziando la discesa agli inferi. Direi che c’è ancora un margine di speranza….ma credo che sia veramente il momento per la comunità internazionale di non perdere attimi di tempo ma di frenare a tutti i costi questa discesa altrimenti ci troveremo veramente agli inferi.

Le parole di monsignor Zenari, nunzio apostolico a Damasco, sono la cartina tornasole di quello che sta accadendo in Siria. Più di un anno fa, sulla scia della primavera araba, la popolazione è scesa in strada per manifestare contro il presidente Bashar Al Assad, al potere da molti anni. Le proteste sono presto sfociate nel sangue e ad oggi si parla di più di 14mila vittime. La Chiesa non è stata a guardare, il Papa ha più volte lanciato pressanti appelli per la fine delle ostilità. Un sentito ringraziamento a Benedetto XVI è stato espresso dallo stesso nunzio in Siria, Zenari, venuto a Roma per l’assemblea della Roaco, la Riunione di aiuto alle Chiese Orientali, che ha discusso di quanto sta avvenendo nella regione. Il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha chiesto preghiere per alleviare le sofferenze del popolo siriano. Queste le emergenze per monsignor Antonie Audo, presidente della Caritas siriana.

Mons. ANTOINE AUDO-Presidente Caritas Siria
Prima di tutto la salute, c’è un bisogno di medicine, di effettuare interventi chirurgici. Poi le scuole, si devono sostenere gli studenti delle scuole e poi aiutare i profughi perché trovino una casa. E’ una priorità per noi adesso.

A preoccupare anche monsignor Zenari è la situazione dei bambini. Molti hanno perso la vita in questo conflitto ed è inaccettabile – dice – vederli “sfigurati, straziati e lacerati”. In Siria, i cristiani oggi potrebbero avere un ruolo importante, perché riconosciuti da tutti come persone aperte e con valori da proporre.

Mons. MARIO ZENARI-Nunzio apostolico in Siria
Ho sperimentato che nei villaggi dove vivono cristiani e musulmani c’è in genere una convivenza buona e pacifica quindi direi che hanno una vocazione tutta particolare in questo momento di cercare a tutti i livelli di fare dei ponti. Costruire dei ponti a livello di villaggio, di vicinato fino ai più alti livelli della cultura e possibilmente anche della politica.

E il nunzio esprime un forte desiderio perché il bene che c’è in Siria, nonostante la violenza, non si perda.

Mons. MARIO ZENARI-Nunzio apostolico in Siria
Io sto raccogliendo e vorrei un giorno poter raccontare tanti fiori fioriti in questo periodo in questo deserto della Siria, fiori di bontà, fiori di eroicità, fiori di altruismo che sono nati proprio in contrasto a questo panorama di violenza. Vorrei un giorno poterli raccontare perché sono molto belli. Sono fiori nel deserto della Siria.

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Postado em 13-02-2012

L’amore di Dio è più forte del male più orribile

Davanti a numerosi fedeli riuniti in Piazza San Pietro per l’Angelus nonostante il freddo, il Papa ha lanciato un accorato appello per la fine delle violenze in Siria. Si ponga termine allo spargimento di sangue, ha esclamato Benedetto XVI. Prima della preghiera mariana, il Papa ha commentato il Vangelo della guarigione del lebbroso: solo Gesù – ha detto – “ci può liberare dalla lebbra del peccato e dallo smarrimento nella vita”. Il servizio di Sergio Centofanti:

Il Papa segue “con molta apprensione i drammatici e crescenti episodi di violenza in Siria” che negli ultimi giorni stanno provocando numerosi morti. Ricorda “nella preghiera le vittime, fra cui ci sono alcuni bambini, i feriti e quanti soffrono le conseguenze di un conflitto sempre più preoccupante” e rinnova “un pressante appello a porre fine alla violenza e allo spargimento di sangue”:

“Invito tutti – e anzitutto le Autorità politiche in Siria – a privilegiare la via del dialogo, della riconciliazione e dell’impegno per la pace. E’ urgente rispondere alle legittime aspirazioni delle diverse componenti della Nazione, come pure agli auspici della comunità internazionale, preoccupata del bene comune dell’intera società e della Regione”.

Nella catechesi il Papa ha commentato il Vangelo di questa domenica in cui Gesù, “superando il divieto legale” tocca e guarisce un lebbroso. In questo gesto – ha detto – “c’è tutta la storia della salvezza, c’è incarnata la volontà di Dio di guarirci, di purificarci dal male che ci sfigura e che rovina le nostre relazioni”:

“In quel contatto tra la mano di Gesù e il lebbroso viene abbattuta ogni barriera tra Dio e l’impurità umana, tra il Sacro e il suo opposto, non certo per negare il male e la sua forza negativa, ma per dimostrare che l’amore di Dio è più forte di ogni male, anche di quello più contagioso e orribile. Gesù ha preso su di sé le nostre infermità, si è fatto ‘lebbroso’ perché noi fossimo purificati”.

Il Papa ricorda poi l’esperienza di San Francesco quando, peccatore, incontrò dei lebbrosi:

“In quei lebbrosi, che Francesco incontrò quando era ancora ‘nei peccati’, era presente Gesù; e quando Francesco si avvicinò a uno di loro e, vincendo il proprio ribrezzo, lo abbracciò, Gesù lo guarì dalla sua lebbra, cioè dal suo orgoglio, e lo convertì all’amore di Dio. Ecco la vittoria di Cristo, che è la nostra guarigione profonda e la nostra risurrezione a vita nuova!”.

Quindi, ha ricordato la memoria della Vergine di Lourdes, celebrata ieri. A santa Bernadette – ha affermato – la Madonna ha consegnato “un messaggio sempre attuale: l’invito alla preghiera e alla penitenza”:

“Attraverso sua Madre è sempre Gesù che ci viene incontro, per liberarci da ogni malattia del corpo e dell’anima. Lasciamoci toccare e purificare da Lui, e usiamo misericordia verso i nostri fratelli!”.

Infine, il Papa augurando ai presenti una buona domenica e una buona settimana ha dato appuntamento all’Angelus di domenica prossima, una “domenica – ha auspicato – senza neve”.

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